La rimozione di coppa, lonza e prosciutto cotto dai pasti scolastici a Piacenza ha acceso uno scontro politico che va ben oltre il contenuto del nuovo menu.
Coppa, lonza e prosciutto cotto non compariranno nel nuovo menu delle mense scolastiche di Piacenza. Ed è subito scoppiata la polemica politica. Da una parte Fratelli d’Italia e Lega, che hanno evocato un presunto adeguamento alle abitudini alimentari delle famiglie musulmane, che non consumano carne di maiale per motivi religiosi. Dall’altra il Comune, che spiega come si tratti della periodica revisione dei pasti scolastici, elaborata dai dietisti dell’Ausl sulla base di criteri nutrizionali e delle linee guida vigenti, tenendo conto anche delle indicazioni raccolte dalle commissioni mensa.
Cosa cambia nel menu delle mense scolastiche di Piacenza
Come rivelato dal quotidiano locale Il Piacenza, dal prossimo 19 ottobre entrerà in vigore il nuovo menu predisposto per nidi, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado. Rispetto allo scorso anno, effettivamente, non compaiono più le scaloppine di lonza, la coppa servita con la robiola e il prosciutto cotto. Le motivazioni indicate, però, sono molto più prosaiche e non hanno nulla a che vedere con una presunta “islamizzazione” delle mense: riguardano infatti sicurezza, gradimento dei piatti, riduzione dello spreco e periodica rotazione degli alimenti.

Come ha spiegato in un post la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi, nel caso della coppa le commissioni mensa hanno raccolto segnalazioni relative alla difficoltà di somministrazione ai bambini più piccoli, anche per il rischio di soffocamento. La lonza, invece, è risultata scarsamente gradita dai bambini, che la lasciavano spesso nei piatti, contribuendo allo spreco alimentare, già importante nella ristorazione scolastica. Il prosciutto cotto, infine, è uscito dal menu per una ragione ancora più semplice: la normale rotazione degli alimenti.
La polemica appare ancora più pretestuosa se consideriamo che nelle mense scolastiche esistono già menu speciali per motivi etico-religiosi, che prevedono anche l’esclusione della carne suina per i bambini musulmani. Non c’è quindi alcuna necessità di modificare il menu di tutti gli altri bambini per andare incontro alle loro esigenze alimentari.
Quanto spazio dovrebbero avere i salumi nei menu?
C’è poi un altro aspetto che nella polemica sembra essere passato completamente in secondo piano: coppa e prosciutto cotto sono carni lavorate. Dal 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) le classifica nel gruppo 1, cioè tra gli agenti per i quali esistono prove sufficienti di cancerogenicità per gli esseri umani, in particolare per il tumore del colon-retto. Questo non significa che i salumi debbano essere banditi dall’alimentazione. Sono però alimenti da consumare con moderazione e non certo indispensabili in un menu scolastico. E forse la domanda interessante, dal punto di vista nutrizionale, sarebbe semmai quella opposta: quale spazio è opportuno riservare alle carni lavorate nei pasti serviti ogni giorno a bambini, pazienti ospedalieri e altre persone affidate alla ristorazione collettiva?
Trasformare la normale revisione di un menu scolastico in uno scontro identitario rischia così di oscurare proprio le questioni di cui avrebbe senso discutere: qualità nutrizionale dei pasti, sicurezza, gradimento, sprechi e criteri con cui sono scelti gli alimenti da servire ai bambini.
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Redattrice de Il Fatto Alimentare e responsabile del ‘servizio alert’


