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McDonald`s e Burger King riducono le porzioni. Ripensamento critico o operazione di marketing?

Burger King (12.400 ristoranti in tutto il mondo) nei giorni scorsi ha annunciato di aver modificato per la prima volta le dimensioni e la cottura delle patatine fritte, per offrire un prodotto più in linea con quanto richiesto dai nutrizionisti di tutto il mondo.

È la prima volta che questo accade dal 1998, le nuove french fries avranno infatti il diametro di una matita di grafite, conterranno il 20% di sale in meno e saranno cucinate solo con sale marino e grassi vegetali privi di acidi grassi trans. Così  preparata, una porzione da un dollaro (la più piccola) dovrebbe contenere 330 milligrami di sale e 240 calorie. Le nuove patatine dovrebbero arrivare nei ristoranti americani in dicembre, e negli altri paesi già a partire da gennaio. Non si tratta di un’iniziativa nuova visto che anche McDonald’s ha modificato la composizione degli Happy meals a settembre riducendo le calorie.

Un anno fa anche la catena di fast-food Wendy’s, aveva introdotto una patatina più piccola e – stando a quando pubblicizzato – cotta subito dopo il taglio (in modo “naturale”) con sale marino e con parte della buccia, e lo stesso hanno proposto altre catene locali. A fronte di questi ripensamenti positivi, ci sono altri elementi che lasciano qualche dubbio sulla reale buona volontà di queste catene di voler modificare le loro politiche di marketing.

Burger King, negli stessi giorni a San Francisco, ha annunciato un’azione che va in senso contrario. Nella città californiana il primo dicembre è infatti entrata in vigore la normativa che vieta di regalare gadget insieme ai pasti completi per bambini, a meno che questi ultimi non contengano quantità di calorie, frutta, grassi, zuccheri, sale abbastanza lontane dai tipici menù per i più piccoli.

Per non rinunciare a offrire hamburger e patatine fritte, Burger King ha deciso di aggirare l’ostacolo, chiedendo un pagamento che è poco più che simbolico per ogni gioco abbinato al pasto.

Lo stesso sistema è stato adottato da McDonald’s (30.000 punti vendita), che aveva annunciato pochi giorni prima la richiesta di 10 centesimi in più ai clienti per ricevere un gadget insieme al pasto Happy Meal, impegnandosi a devolvere l’incasso dei giochi alla casa di Ronald McDonald (il popolare pupazzo simbolo della catena) per la costruzione di un centro di accoglienza per le famiglie che devono curare i propri figli presso l’ospedale universitario della stessa città. Burger King ha invece detto che per ora non ha deciso come impiegare i proventi dei gadget.

Sconsolato il commento del supervisore dell’applicazione della legge, Eric Mar: “E’ uno stratagemma del marketing”. Lo stesso Mar ha però poi affermato anche che per ora non sono previste modifiche alla normativa, il cui scopo principale non è stravolgere i menù ma far crescere la consapevolezza nella popolazione così come nei produttori. “Il fatto che di recente McDonald’s abbia modificato la composizione dei pasti per bambini, facendo porzioni più piccole e offrendo più frutta, dimostra che la strada intrapresa è quella giusta”.

 

Agnese Codignola

Foto: Photos.com, mcdonald.it, burgerking.it

 

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