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Mascherine: test di Altroconsumo su 19 modelli, solo 12 superano la prova. Servono regole

FACE MASKS _ COLIPRA _ Mascherina filtrante idrorepellente ITASe ben concepite, le mascherine lavabili in stoffa svolgono la loro funzione protettiva. Lo rivela il test su un campione di 19 modelli riutilizzabili condotto da Altroconsumo. L’aspetto vincente di questi modelli è che si tratta di un’ottima alternativa alle mascherine chirurgiche usa e getta, perché hanno un minore impatto ambientale e costano meno. Bisogna però introdurre uno standard minimo di efficacia e un logo che permetta al consumatore di riconoscere quelle che aderiscono ai requisiti. Le mascherine lavabili in tessuto, dette anche “di comunità”, sono oggetto di grande dibattito, soprattutto da quando il comitato tecnico scientifico del Governo ha suggerito l’uso delle mascherine chirurgiche usa e getta (che sono un dispositivo medico certificato) a scuola. Molti considerano le riutilizzabili una sottocategoria poco rassicurante rispetto a quelle certificate, anche se diversi studi hanno dimostrato che le mascherine di tessuto lavabili, se ben concepite, possono essere in grado di proteggere al pari delle chirurgiche. Tutto ciò si potrebbe evitare definendo uno standard di qualità riconoscibile dal consumatore in etichetta.

Le mascherine lavabili esaminate da Altroconsumo sono state comprate in farmacia, online e in altri negozi, sono composte da svariati materiali (cotone, poliestere elasticizzato, Tnt…), hanno forme diverse (a becco, con e senza cuciture, con pieghe centrali…), e grosse differenze di prezzo (da 2 a 10 € l’una). La rivista ha sottoposto i vari modelli a un test che ha valutato la capacità filtrante, cioè l’abilità della mascherina di impedire il passaggio di goccioline microscopiche (del diametro medio di 3 micrometri) e la permeabilità all’aria, da cui dipende la possibilità di respirare agevolmente.

FACE MASKS _ AREAS (DECATHLON) _ comfort mask ITALa rivista ha dato la sufficienza ai modelli che bloccano almeno il 70% delle goccioline, un giudizio buono a quelli che filtrano l’80% e ottimo quando la soglia è del 90%, seguendo le indicazioni per le mascherine di comunità del Comitato europeo di normazione Cen. Queste soglie, sebbene leggermente inferiori rispetto a quella stabilita per certificare le mascherine chirurgiche (94%), sono ampiamente sufficienti per garantire protezione in un contesto diverso da quello ospedaliero dove deve essere maggiore.

La capacità filtrante e la possibilità di respirare bene sono state valutate sia nel prodotto nuovo, sia dopo cinque lavaggi per valutare eventuali modifiche alla struttura del tessuto. Poi è stata valutata la capacità della mascherina di adattarsi alle diverse conformazioni del volto e le indicazioni in etichetta, oltre alla modalità e al numero di lavaggi.

Ai primi posti della graduatoria ci sono modelli che garantiscono una buona capacità filtrante pur lasciando respirare agevolmente la persona che la indossa. Alcuni prodotti, invece, pur ottenendo giudizi lusinghieri sulla capacità filtrante, sono stati penalizzati dalla scarsa permeabilità all’aria. Chi le indossa è portato a respirare dalle fughe laterali o a indossarla male o addirittura tenerla sotto il naso. Non esistono a priori materiali più o meno efficaci: le performance dipendono dalla compattezza del tessuto, dal numero di strati sovrapposti e da alcuni dettagli di assemblaggio.

FACE MASKS _ POMPEA _ Kit 2 pezzi ITAI risultati del test sono altalenanti, tre modelli sono stati giudicati ottimi (Colipra, Areas Decathlon e Pompea – vedi foto sopra), quattro buoni (Ovs, Zpr, Norman safe-protex e Slowfarma), cinque medi e sette non hanno avuto la sufficienza. La conclusione è che sul mercato ci sono mascherine lavabili di comunità che offrono prestazioni buone se non addirittura ottime. Se fossero maggiormente utilizzate e consigliate, permetterebbero di porre un freno all’aumento esponenziale dei rifiuti causati dalle mascherine usa e getta, garantendo comunque un’adeguata protezione.

Secondo Altroconsumo sarebbe necessario un inquadramento per questi prodotti, perché i cittadini sono in balìa di un mercato poco chiaro in cui si trova di tutto e non ci sono indicazioni in etichetta esaustive. La richiesta dell’associazione consumatori al ministro Roberto Speranza e al presidente dell’Istituto superiore di sanità Brusaferro, è di introdurre requisiti minimi di efficacia anche per le mascherine “di comunità” lavabili e riutilizzabili, in linea con quanto accaduto in altri Paesi europei.

Per leggere i risultati del test clicca qui

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  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

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    Il link porta alla pagina di Altroconsumo che richiede abbonamento. Mi pare che in un periodo come questo forse la rivista Altroconsumo potrebbe dare libero accesso ad uno studio così rilevante.

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    Mi meraviglia che nel test non siano stato analizzato il terzo tipo di mascherine, quelle lavabili in tessuto ma munite di tasca interna in cui si inserisce un filtro FFP2 a più strati, che si getta a fine giornata mentre la mascherina si lava e stira quando necessario, in genere ogni due o tre giorni (salvo ambienti particolari come le cucine, in cui è necessario un lavaggio quotidiano per via dei fumi grassi).

    Le mascherine con filtro sostituibile hanno i vantaggi di quelle di stoffa e filtrano come le chirurgiche, e permettono di respirare normalmente anche durante attività abbastanza impegnative fisicamente come la ginnastica aerobica o i balli ritmici distaccati, e creano un quantitativo ridotto di rifiuti (un filtro misura circa 10×7 cm ed è spesso 3 mm).