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I maiali non trasmettono il coronavirus, lo conferma uno studio. BfR: nessuna prova di contagio alimentare

Big organic free range pig close upAnche se molti mammiferi sono ospiti – potenziali o dimostrati – per Sars-CoV-2, e quindi potrebbero diventare vettori di diffusione come è successo con i visoni, probabilmente i maiali non possono trasmettere il coronavirus, anche se possono essere contagiati. Lo ha appena dimostrato uno studio condotto dai ricercatori dell’Università del Kansas, pubblicato su Emerging Microbes & Infections nello stesso giorno in cui la Germania, tramite il suo istituto per la valutazione del rischio, il BfR, chiamato in causa proprio per la carne di maiale, ribadisce che a oggi non ci sono prove di alcuna trasmissione avvenuta da un alimento agli esseri umani.

I ricercatori americani hanno condotto prima una serie di esperimenti in vitro su cellule suine, e hanno visto che il coronavirus si riproduce in due linee cellulari, uccidendole. È, cioè, un virus cosiddetto citopatico (altri non lo fanno, e la distinzione è importante per gli effetti a lungo termine). Poi hanno inoculato i maiali con il Sars-CoV-2 somministrato attraverso la bocca, il naso e la trachea: gli animali non mostravano alcun sintomo di malattia e non avevano prodotto anticorpi, a riprova del fatto che non si ammalavano di Covid-19. Inoltre, hanno messo i maiali inoculati insieme a individui sani, per vedere se ci fosse una trasmissione del virus, dimostrando che così non è. Quindi i suini non sono veicolo di infezione per i consimili e probabilmente neanche per gli esseri umani, come già aveva suggerito uno studio canadese.

peste suina africana maiali
Uno studio americano conferma che i maiali non trasmettono il coronavirus ad altri suini, e probabilmente anche agli esseri umani

Accanto a queste notizie rassicuranti c’è poi la presa di posizione ufficiale del BfR, che ribadisce quanto è già stato ripetuto da diverse agenzie, a partire dall’Oms: il Sars-CoV-2 non si trasmette, se non in casi eccezionalmente rari, attraverso gli alimenti. Quantomeno, non è mai stato dimostrato che lo faccia, ed è estremamente improbabile che avvenga un contagio da una confezione. Una persona infetta dovrebbe starnutire, tossire o comunque contaminare il prodotto, e nel giro di pochi minuti un altro individuo dovrebbe toccare lo stesso alimento, infettandosi, per esempio, perché si tocca gli occhi o il naso senza lavarsi le mani. 

La trasmissione del coronavirus può avvenire nei luoghi di lavorazione della carne – ed è avvenuta, com’è noto – ma non è mai stato dimostrato che il contagio sia passato da un prodotto o da una superficie; piuttosto, si ritiene che sia sempre avvenuto da persona a persona. 

Nel caso specifico, la Cina aveva affermato che un lavoratore era stato infettato da stinchi di maiale surgelati provenienti dalla Germania, e che tracce del virus erano state trovate sull’involucro. Ma non si sa nulla di più, e ci potrebbero essere molte spiegazioni per la presenza di quel materiale genetico, sottolinea il BfR. Il coronavirus, comunque, non si moltiplica nella carne: ha bisogno di cellule vive per farlo.

Il BfR ribadisce che non ci sono evidenze che il Sars-CoV-2 possa essere trasmesso consumando cibo contaminato

La presa di posizione dell’agenzia è arrivata a poche ore di distanza da un incontro dell’Organizzazione mondiale del commercio in cui diversi stati, tra i quali Australia, Brasile, Messico, Regno Unito, Stati Uniti e Canada, hanno chiesto lo stop ai bandi immotivati alle importazioni di alimenti in Cina, che nell’ultimo periodo hanno coinvolto più di 20 paesi, creando grandi squilibri sui mercati internazionali. Come riferisce la Reuters, tutti hanno sottolineato come la Cina non abbia fornito mai alcuna prova a sostegno delle accuse e come, anzi, stia cercando di strumentalizzare la questione. Il quotidiano governativo Global Times ha anche avanzato l’ipotesi che lo spillover sia avvenuto altrove, “oltremare”, e che la Cina sia la vittima e non l’origine della pandemia. 

Non solo: il paese, virtualmente Covid-free, sarebbe a rischio, perché il virus potrebbe rientrare attraverso gli alimenti stranieri: da qui i bandi sempre più estesi (l’ultimo, in ordine di tempo, è stato sul manzo neozelandese) e l’obbligo di sottoporre a test tutto ciò che entra. Ma anche la Cina può essere vittima delle sue forzature: il Brasile nei mesi scorsi ha inviato ispettori a Shenzen dopo aver trovato tracce di Sars-CoV-2 in polli cinesi. Si sta delineando cioè una spirale dalla quale non si capisce come si potrebbe uscire. E, soprattutto, sta emergendo un grande problema costruito, per ora, su prove inesistenti, o che nessuno ha ancora mai visto.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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