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Macine, Ritornelli e Abbracci senza olio di palma: qualcosa è cambiato. L’etichetta semaforo evidenzia il miglioramento nutrizionale

Vi ricordate quando i biscotti Macine Mulino Bianco avevano l’olio di palma? Stiamo parlando di un anno fa. La storia è buffa perché mentre l’associazione dei produttori evidenziava le difficoltà e l’inutilità di sostituire il palma, il presidente  della stessa associazione provvedeva a eliminare l’olio tropicale da tutto l’assortimento Mulino Bianco. La scelta si è resa necessaria per arginare la perdita costante di  quote di mercato collegata alla  campagna de Il Fatto Alimentare e Great Italian Food Trade  contro l’invasione di questo ingrediente present in migliaia di alimenti. Da qualche mese ormai tutti i biscotti Mulino Bianco sono preparati con olio di girasole, e per questo motivo la tabella nutrizionale è cambiata. Anche se l’azienda scrive sulla confezione “senza olio di palma” e “55% in meno di grassi saturi” per i consumatori  è abbastanza complicato capire cosa è cambiato. In aiuto ci viene l’etichetta semaforo utilizzata in Francia. Il sistema attraverso i colori e le lettere dell’alfabeto mostra la differenza tra prima e dopo. L’etichetta semaforo per i biscotti con olio di palma  indica la lettera ‘E’ rossa, mentre per quelli con olio di girasole si registra un sensibile miglioramento caratterizzato dal passaggio alla lettera ‘D’ e al colore arancione. La sostituzione del grasso tropicale con olio di semi di girasole ha migliorato il profilo nutrizionale dei biscotti,  riducendo gli acidi grassi saturi e l’etichetta semaforo lo evidenzia molto bene.

In redazione abbiamo confrontato le vecchie ricette dei biscotti Mulino Bianco: Macine, Abbracci e Ritornelli che contenevano rispettivamente 10.8, 14.1 e 11.6 g di acidi grassi saturi (in 100g), con quelle attuali che ne hanno 3.9, 10.5 e 6.9 g.  Come si può vedere nelle tabelle sottostanti, le nuove ricette vengono premiate con un colore e un punteggio migliore, il Nutri Score (*) passa da rosso a arancione. L’etichetta semaforo che in Italia viene osteggiata da tutti, è  un ottimo sistema per evidenziare all’interno della stessa categoria merceologica il prodotto più adatto con il migliore profilo nutrizionale.

Tabelle nutrizionali e Nutri-Score(*) generati con il sito open source Open Food Facts

(*) Nota: Il Nutri-Score è il tipo di etichettatura a semaforo sviluppata in Francia, che dà un punteggio agli alimenti sulla base dei nutrienti contenuti, considerando sia quelli benefici per la salute sia quelli da limitare. L’etichetta prevede una gamma di cinque colori, che varia tra il verde intenso e il rosso, passando per l’arancione, abbinata alle prime cinque lettere dell’alfabeto, dalla ‘A’ alla ‘E’. Le lettere esprimono il livello di salubrità (ottimo per la ‘A’, minimo nella ‘E’). Il sistema è adottato volontariamente da centinaia di aziende sui prodotti alimentari.

Le etichette a semaforo adottate in Francia, chiamate Nutri-Score, sono il miglior sistema per aiutare il consumatore a capire le caratteristiche nutrizionali di un prodotto. Lo schema è molto semplice: il rosso indica un alimento da assumere con moderazione, il verde un cibo sano mentre il giallo invita a consumare il prodotto senza esagerare, per mantenere una dieta equilibrata. Le etichette sono state accolte con entusiasmo dall’OMS e dalle associazioni dei consumatori. In questo dossier di 19 pagine spieghiamo come funziona il Nutri-Score e perché nutrizionisti e società scientifiche che si occupano di alimentazione non possono che essere favorevoli all’adozione anche in Italia.

I lettori interessati a ricevere l’ebook, possono fare una donazione libera e ricevere in omaggio il libro in formato pdf  “Etichette a semaforo”, scrivendo in redazione all’indirizzo ilfattoalimentare@ilfattoalimentare.it

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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6 Commenti

  1. È cambiato anche il sapore, che trovo immangiabile, in particolare tra tutti i biscotti industriali i miei preferiti erano le Gocciole, ora diventate farinose ed immangiabili. Li preferivo con l’olio di palma, bastava non mangiare un pacco intero ogni volta per essere perfettamente sicuri, ma no, facciamoci sempre del male da soli mi raccomando.

    • Ci sono ancora prodotti da quattro soldi con l’olio di palma. Se preferisce farsi del male c’è ancora tempo…

    • …potrebbe essere incappato in qualche lotto di vecchi produzione oppure conservato male. Provi a cambiare negozio

  2. Ciro, non può esprimere la sua opinione su questo sito dicendo che un prodotto con palma magari era più buono dell’attuale alternative fatta senza. Semplicemente è un’eresia e come tale potrà esprimerla ma sarà immediatamente arso vivo da tutti.

  3. Infatti il sapore dei biscotti è decisamente peggiorato, ed anche la palatabilità: dal rancimat si vedrà, se la scadenza che in etichetta non sembra cambiata, sia ancora verosimilmente così lunga. Eventuali lotti conservati male saranno ancora peggio. Stia tranquillo Stefano, se il consumo dei biscotti non sia fuori dal normale consumo ragionevole, non c’è da farsi del male: c’è un ottimo contributo di utile palmitico. Barilla ha cavalcato soltanto un’occasione di marketing driblando su una campagna mediatica contraria al palma che in Europa non ha avuto seguito significativo, ma se il panel aziendale sarà fatto seriamente, insieme magari a qualche panel esterno, si accorgerà presto del rapporto fra pro e contro in termini tecnologici e di gradimento.

    • Roberto La Pira

      La situazione non è proprio così. In Europa la Spagna sta seguendo il modello italiano e la Francia non usa tanto il palma perché preferisce il colza.In ogni caso il sapore dei biscotti non è decisamente peggiorato. Se fosse così i produttori si troverebbero invasi da lettere di protesta ma non mi sembra che stia accadendo. Un anno fa abbiamo fatto una prova organolettica in redazione tra i biscotti Le macine Mulino bianco confezionati con palma e con girasole e le differenze non sono emerse.