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Il Lungo Covid: la prima indagine sulla perdita di olfatto e gusto come conseguenze a lungo termine del virus

long covid, copertina libro codignolaTra le prime e più comuni manifestazioni dell’infezione da Sars-Cov2 c’è, o almeno c’è stata nella maggior parte delle varianti emerse finora, la perdita di olfatto e gusto. Quest’effetto è dovuto probabilmente alla lesione dei nervi che dal cavo orale trasportano gli stimoli al cervello e all’infiammazione delle aree del cervello coinvolte nell’elaborazione di questi stimoli. Con il tempo, nella maggior parte dei casi, gusto e olfatto ritornano, ma non sempre. Non ritornano in molti tra coloro che soffrono di Long Covid, la sindrome post virale che colpisce circa un adulto su tre e un bambino su dieci e che ha nelle distorsioni olfattive e gustative una delle caratteristiche più tipiche.

In queste persone, infatti, le terminazioni nervose ricrescono, ma non funzionano bene, causando bizzarre alterazioni nella percezione, che possono essere molto invalidanti, perché rendono difficile mangiare o distinguere gli alimenti buoni da quelli che non andrebbero consumati. Così, per esempio, possono risultare repellenti e disgustosi la carne, l’acqua o il caffè e celestiali gli odori di marcio, di escrementi e simili. Si tratta di percezioni che possono far cadere chi ne soffre in una specie di incubo. Lo racconta, anche attraverso diverse testimonianze dirette, il libro Il lungo Covid. La prima indagine sulle conseguenze a lungo termine del virus, di Agnese Codignola.

lungo covid, ragazza che si tappa il naso con espressione disgustata
In alcune persone, le terminazioni nervose danneggiate dal Covid ricrescono, ma non funzionano bene, causando alterazioni della percezione anche invalidanti

Ora però iniziano a esserci strumenti di riabilitazione che permettono di tornare alla normalità. Ne parla anche il sito Food Navigator, che illustra come Gousto (azienda inglese che vende ‘box’ di ingredienti accompagnati dalle relative ricette), abbia condotto un’indagine per capire le dimensioni del fenomeno e poi abbia messo a punto un kit per la rieducazione dell’olfatto e del gusto insieme ad Abscent, associazione di pazienti con patologie dell’olfatto. Nel corso della sua indagine, Gousto ha interrogato 2 mila persone che si sono ammalate di Covid e ha scoperto che il 71% di loro aveva avuto una perdita di olfatto o di gusto e che, per il 57%, questa aveva coinciso con la perdita di piacere nel mangiare. Uno su cinque per lungo tempo non ha più mangiato i suoi alimenti preferiti e circa il 17% è rimasto incapace di sentire l’aroma della tazza di caffè del mattino o del cioccolato favorito. Sempre per uno su cinque, il senso del gusto non era ancora tornato al momento dell’indagine e circa il 10% continuava a cucinare e a mangiare molto meno di prima. Tutto questo costituiva una fonte di grave stress per un quarto degli intervistati, perché non sapevano se o quando sarebbero tornati ad avere un rapporto normale con il cibo.

La seconda parte del sondaggio illustra ancora meglio quanto si possano sentire disperate le persone che soffrono di queste distorsioni. Circa uno su tre ha provato a mangiare alimenti con sapori molto forti come spicchi di aglio, peperoncini interi o arance bruciate, o a fare gargarismi con acqua e sale, nel tentativo di recuperare le sensazioni perdute, mentre quasi la metà ha aumentato a dismisura la quantità di spezie e insaporitori usati in cucina. Per aiutare i malati, Gousto ha formulato con Abscent, un kit, chiamato Flavour Saviour, fornito gratuitamente in edizione limitata con gli ingredienti per preparare alcune ricette pensate per chi ha questi problemi. Il kit contiene inoltre quattro aromi da inalare, insieme ad alcuni ingredienti da mangiare con le mani, per stimolare contemporaneamente il tatto e le papille gustative.

lungo covid, Sensory Box, messa a punto dalla società Good Senses
Un kit di riabilitazione, chiamato Sensory Box, è stato messo a punto dal gastronomo Michele Crippa, insieme all’azienda Good Senses

L’approccio che punta alla riabilitazione progressiva è, al momento, quello che riscuote maggiore successo e in rete sono offerti diversi kit di questo tipo. Nel libro Il lungo Covid, l’autrice racconta, per esempio, la storia del gastronomo Michele Crippa, vittima di queste distorsioni olfattive e gustative, che ne ha formulato uno, chiamato Sensory Box, insieme all’azienda Good Senses. Nel frattempo, si intensificano gli studi per comprendere meglio questi fenomeni poco studiati prima del Covid, perché ne soffrivano pochissime persone al mondo ed erano causati principalmente da lesioni cerebrali o da particolari forme di tumore. In questi giorni, per esempio, è stato annunciato negli Usa un programma, finanziato con quasi mezzo milione di dollari, per lo studio sui modelli animali. In esso i ricercatori dell’Augusta University intendono capire, servendosi anche di tecniche sofisticate quali la Crisp-Cas9, che cosa determini davvero la perdita di gusto e olfatto e, soprattutto, le anomalie sensoriali tipiche del Long Covid.

© Riproduzione riservata; Foto: Utetlibri, Depositphotos, Fotolia, Good Senses/Luca Rotondo

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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