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Andrea Segrè “Lezioni di ecostile”: un libro su sprechi alimentari, sostenibilità, commercio equo-solidale e consumi consapevoli

Quando al supermercato snobbiamo la prima fila di vasetti di yogurt – i più vicini alla data di scadenza – e allunghiamo la mano per cercare quelli in fondo – i più “freschi” – ci sentiamo molto furbi. Ma, senza rendercene conto, diamo un ennesimo, anche se piccolo, contributo al mondo disattento, frenetico e sprecone nel quale viviamo.

Il perché ce lo spiega Andrea Segrè in Lezioni di ecostile: un volume denso di esempi e riflessioni sul nostro stile di vita, su come e perché abbiamo dimenticato che si consuma per vivere e non si vive per consumare, su land-grabbing e su junk food, su imballaggi e inquinamento, sulla sovrapproduzione e lo spreco di risorse, e  su molti altri temi spesso trattati da Ilfattoalimentare.it.

Una smemoratezza che spesso si traduce in paradossi: come la celebrazione, nello stesso mese di ottobre, di due giornate mondiali antitetiche. Il 10, dedicata all’Obesità – patologia che affligge milioni di persone nei paesi sviluppati e sempre di più anche in quelli in via di sviluppo – e il 16, dedicata all’Alimentazione, per ricordare che gli affamati sul pianeta sono ancora in aumento, nonostante i proclami e i propositi.

Ma il libro è anche un agile vademecum che illustra come consumare meno e meglio, ridurre i rifiuti e limitare gli imballaggi, sconfiggere il mito della crescita a tutti i costi, potenziare la nostra intelligenza ecologica e trasformare gli sprechi in una risorsa in nome della solidarietà.

Preside della facoltà di Agraria all’Università di Bologna, Andrea Segrè è convinto che il nuovo ecomondo esiste, e che bisogna solo saperlo riconoscere: prende corpo in moltissime possibilità ed esperienze, come Last Minute Market, iniziativa presieduta dallo stesso Segrè. Questo “mercato dell’ultimo minuto” recupera il cibo dei supermercati, i libri invenduti destinati al macero, farmaci, semi e altri prodotti per destinarli ad associazioni no profit o paesi esteri dove ce n’è bisogno.

A proposito di supermercato: e lo yogurt che abbiamo scartato, che fine fa? Quel vasetto invenduto della prima fila, oltre al costo per produrlo e trasportarlo fin lì, costa ancora per essere di nuovo trasportato e poi smaltito, con il conseguente inquinamento prodotto da queste operazioni. E allora, se sappiamo che comunque lo mangeremo oggi o domani, pensiamoci prima di snobbarlo

Mariateresa Truncellito

Andrea Segrè in Lezioni di ecostile. Consumare, crescere, vivere, Bruno Mondadori editore (settembre 2010), 153 pagine, 15 euro

  Redazione Il Fatto Alimentare

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