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Emergenza plastica, una lettrice ci scrive: “Perché tutto questo packaging esagerato nei supermercati?”

lettera packaging esselunga lonza vaschette plastica L’emergenza plastica è, ora più che mai, al centro dell’attenzione mediatica e sono molti i consumatori che cercano di ridurre l’impatto ambientale della propria spesa, scegliendo prodotti senza plastica o con un packaging ridotto. Tuttavia, non sempre è possibile. Di questo problema parla la lettera di una nostra lettrice, che riceviamo e pubblichiamo con piacere.

Si parla tanto di ridurre il materiale di confezionamento degli alimenti che compriamo nella grande distribuzione. Intanto, i reparti carne e pesce sono invasi, ancora oggi, da confezioni ingombranti, pesanti e sovradimensionate. Nella foto che vi allego le quattro confezioni che ho dovuto acquistare [in questo caso in un supermercato Esselunga, ndr] per raggiungere il peso necessario al fabbisogno della mia famiglia di quattro persone.

Ogni confezione di lonza conteneva una media di 160 grammi per un costo irrisorio. Capisco preparare confezioni con una fetta di filetto, dove il costo è piuttosto alto, ma che senso ha una simile porzione? Ovviamente in quel momento non erano disponibili confezioni di peso maggiore.

Il mio sacco per la raccolta della plastica si è quasi riempito in un attimo e l’ambiente di certo non ringrazia.

Simona L.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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29 Commenti

  1. La soluzione a questi comportamenti e’ piu’ facile di quanto si pensi, non si compra il prodotto.
    Anzi, non lo si compra e si avverte il venditore del motivo; se 10-100-1000 consumatori cominciano a farlo vedrete che anche i produttori si adegueranno.
    A volte spiace sottolinearlo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare, no ?

    • Scusi, ma lei come fa? A quello che vedo le vaschette di polistirolo con carne e pesce le usano tutti, ci saranno dei motivi, immagino igienici. Riguardo il contenuto, per dire io abito da solo, devo prendere per forza quantità limitate, altrimenti quello che poi butto non è solo la vaschetta, ma la carne.. Per il venditore la vaschetta è il costo minore (e comunque lo paghiamo noi) , è peggio se gli tocca buttare una confezione invenduta con diverso prodotto.
      Scritto questo, certamente la questione delle vaschette di polistirolo è grossa. Dal macellaio possono incartare, ma per la struttura organizzativa dei supermercati il servizio col macellaio temo sia improponibile. Che soluzioni possiamo avere? Forse l’unica sarebbe vietare le vaschette. Magari imporre l’incartamento con presenza di macellaio? Sarebbe impossibile per i piccoli venditori

    • è stato preso l’esempio delle conf. di carne dell’Esselunga: chi fa la spesa in questi supermercati sa che ci si può rivolgere ai macellai e chiedere una confezione con (es.) kg 1 di bracioline, piuttosto che gr. 150 delle stesse bracioline.
      peso diverso in vaschette diverse utilizzate per pesi diversi.

    • Sono d’accordo: in caso di packaging esagerato, la soluzione è NON acquistare e segnalare al supermercato e/o produttore. Io l’ho fatto tante volte, anche in caso di imballaggi non riciclabili (es poliaccoppiati). Basta compilare l’apposito modulo al box informazioni o inviare una email.
      Ci vogliono pochi minuti e… no, non ho tempo da buttare: lavoro e ho figli piccoli. Un motivo in più per avere a cura le sorti del nostro pianeta.

      Secondo me dire “le quattro confezioni che ho dovuto acquistare” non ha senso. Nessuno ci obbliga. Avere scritto al Fatto Alimentare denota già una sensibilità, bene, ma bisogna fare un passo ulteriore!

  2. Imbarazzante dare spazio a certe uscite: basta andare dal macellaio e in un pezzo di carta ci può far stare quanta carne vuole. Il comportamento della signora è proprio quello che alimenta il problema

    • Si, ma rispetto al supermercato è tempo perso in più: oggi proprio il tempo è un lusso…. E magari anche il prezzo al chilo è maggiore. Per cui uno è al supermercato e fa tutta la spesa lì, ovvio. Inoltre comunque anche nell’incartato abbiamo il foglio plastificato eh. Certo, in volume dovrebbe essere assai meno
      Eventualmente, come via di mezzo ci sarebbe il surgelato. Per dire, in genere gli hamburger hanno la scatola in cartone (un po’ plastificato a volte) e dentro solo un sacchetto di plastica

    • Gaja Paola Brolis

      Giusto, la stessa cosa che avrei detto anche io: basta andare dal macellaio (o rivolgersi al reparto macelleria dei supermercati che servono a richiesta).
      Piuttosto, fare confezioni con più quantità di carne nella stessa vaschetta – come pare proporre la signora -non potrebbe comportare, invece, spreco di carne per qualcun altro?
      Ad ogni modo, chi ha davvero coscienza ecologica si preoccupa di modificare i propri comportamenti, anche se costa impegno… Ad esempio, la signora in questione potrebbe riflettere sul fatto che non è solo la plastica ad inquinare, ma il suo stesso contenuto, ossia la carne. Al punto che ormai – finalmente – tante associazioni ambientaliste stanno mettendo in guardia sul problema ecologico connesso all’allevamento intensivo.

  3. Non si capische perché la carne debba essere preincartata

    • Sono assolutamente d’accordo. Ma tanti supermercati lo fanno per comodità. Loro, non certo del cliente che spesso vorrebbe una quantità diversa di prodotto.

  4. Disturba anche me ma la realtà è che i miglioramenti a livello italiano o europeo avranno limitati effetti diretti.
    Ma penso comunque che questa sia un’altra questione su cui l’Europa si dovrebbe impegnare per definire un framework di regole e indicazioni sensate. Regole su cui poi i paesi del sud est asiatico, che producono più del 60% degli scarti da imballaggio e sono in larga parte responsabili per l’inquinamento da micro/plastiche negli oceani, si baseranno per i regolamenti locali. Insomma, serve che il blocco europeo indichi la direzione da seguire come già successo per altre questioni.

  5. Comodità. Inutile girarci intorno, i supermercati sono invasi da questi imballaggi perché è più comodo comprare la vaschetta di prosciutto preconfezionato che aspettare il proprio turno al banco e così è uguale per formaggi, carni, pesce etc. Stessa cosa per le verdure e la frutta, è più comoda l’insalata in busta che prendi apri e mangi che quella da pesare lavare e mangiare, è più comodo prendere le carote in vaschetta che imbustarle e pesarle. I consumatori, noi, vogliamo questo e i supermercati si adeguano. Se noi rifacessimo le code ai banchi, ripesassimo frutta e verdura e non comprassimo più le cose preconfezionate i supermercati si adeguerebbero ma non succederà di certo nel breve periodo perché al 99% della gente non importa affatto e anzi, sicuramente il settore è in piena crescita. Solo eventuali pesanti crisi economiche ci potranno forse far tornare indietro.

    • Concordo ma solo in parte. Secondo me non è più comodo solo per noi: è un problema organizzativo del lavoro in particolare delle grandi strutture. E’ più comodo per loro. Infatti quasi mai manca comunque il banco di affettati e formaggi, ma quello di carne si. Il perché è semplice: tagliare la carne al volo richiede la presenza del macellaio, e magari c’è l’orario in cui ne servirebbero tre, altri in cui starebbe con le mani in mano: un disastro organizzativo. Con le vaschette, per dire, possono preparare la carne anche di notte. O appunto quando non c’è acquirente.
      Notare anche che il self-service con buste e guanti si può fare ad esempio per la frutta: quindi non è che il supermercato usa solo il preincartato. E’ chiaro a tutti che però fare da sé con la carne non è possibile…
      Comunque, dott. La Pira: si potrebbe chiedere ai supermercati stessi perché usano le vaschette, ma scommetterei che la mia spiegazione coincide.

    • È giustissimo preoccuparsi per l’ambiente ma se tutti sapessero che quei contenitori rilasciano nell’alimento interferenti endocrini che danneggiano quindi il nostro sistema ormonale tornerebbero sicuramente ai fare gli acquisti di carne dal macellaio e di.pesce in pescheria.
      È più impegnativo ma quando c’è di mezzo la salute !!!!!

    • Roberto La Pira

      I contenitori a norma non dovrebbero rilasciare interferenti endocrini

    • Le verdure in busta preconfezionata vanno SEMPRE lavate, NON mangiate direttamente.
      Oltre a contenere conservanti, non farlo si rischia di prendersi il batterio della Lysteria, che si sviluppa in ambienti umidi ed è estremamente pericoloso. Può indurre meningiti e portare anche alla morte.
      Lo dico con cognizione di causa. Una mia cugina se l’è cavata per un pelo.

  6. No, ma quindi la colpa è della signora che ha comprato la carne in vaschetta. Ma siete seri?
    Il problema esiste eccome, basta andare nei supermercati e vedere che la stessa verdura in vendita sfusa è a disposizione anche nelle vaschette di plastica, allo stesso identico prezzo. Il “non comprare” non è di certo una soluzione, per uno che non compra ce ne sono 100 che comprano lo stesso (basti pensare a chi usa l’acqua nella plastica quando potrebbe aprire il rubinetto, e poi inventa tubature sporche, acqua troppo dura, cianuro nell’acquedotto per giustificarsi…).
    Semmai una soluzione sarebbe investire per informare ed educare a tappeto i consumatori attuali e futuri al boicottaggio, ma a quel punto si farebbe sicuramente prima a promulgare qualche legge che vieta la vendita di simili merci se sono disponibili sfuse e che la gente si educhi a fare la spesa e la GDO se ne faccia una ragione…

    • Esistono anche persone che “debbono” bere acqua minerale, per ordine medico (osteoporosi) e se la portano sacramentando dal supermercato a piedi e poi al terzo piano. E ne farebbero volentieri a meno.

    • Roberto La Pira

      Certo ma per fortuna sono poche. Il problema è che tutti bevono acqua minerale ance se non è assolutamente necessario

  7. Si può optare di comprare lo stesso prodotto in offerta al banco macelleria, in molte catene di supermercati è possibile; oppure optare per un altro prodotto in offerta sempre al banco macelleria.
    Solitamente la carne viene incarta o tutto il quantitativo in una unica vaschetta riducendo quindi il packaging.
    Stesso discorso vale per gli affettati, pane, pesce ovviamente dobbiamo avere la pazienza di aspettare di essere serviti e non prendere al volo due cose dal banco frigo.

  8. A mio avviso, oltre all’informazione al consumatore sulla sostenibilità ambientale, occorre creare il circolo virtuoso con le normative ad hoc. Mi spiego meglio: ormai siamo tutti inseriti in una società vorticosa, che non ha spesso i tempi per aspettare al banco il taglio della carne, del formaggio, ecc. E’ giusto che i supermercati abbiamo la doppia opzione, banco e confezioni pronte. Occorre agire su normative che obblighino i supermercati ad adottare un confezionamento sostenibile (sacchetti biodegradabili, cartone, ecc.).

  9. Credo che Stefania e Dodoto abbiano centrato la soluzione, se non vogliamo finire sommersi dalla plastica!

  10. daniela laudati

    Esistono anche i single, che non comperano certo chilate di carne ! Che poi la plastica abbondi, non si discute.

  11. Ottime argomentazioni, concordo. Segnalo che anche i farmaci vengono confezionati con blister fuori misura e scatola di cartone sovrabbondante.

  12. I tipi di packaging in questione non corrispondono solo all’orientamento del consumo e del tipo di consumo (es. single o anziani ) ma anche a ragioni igieniche e di conservabilità (es. confezioni in atmosfera modificata) nonché praticità di asporto. Chi non ha tali bisogni o non condivide non ha che andare ad acquistare le stesse cose al banco di carne, salumi e formaggi nei quantitativi desiderati. Piuttosto i consumatori vanno orientati ad una corretta raccolta differenziata delle confezioni. Le Aziende produttrici non hanno alcun interesse a praticare dell’overpackaging , e lo fanno solo in fase di lancio ed offerta speciale. Anzi la riduzione e semplificazione del packaging è attualmente spinta per ridurre al massimo i costi, in termini di materiali, impianti , tempistica ed automazione. Nessuno si diverte a gettare soldi e risorse , specialmente in momenti di crisi, ma soddisfare, competitivamente, le esigenze espresse ed implicite dei clienti al più basso costo possibile e con la massima qualità non solo di prodotto, ma anche di servizio.

  13. almeno eliminare il polistirolo e usare vaschette di plastica

  14. Credo che si debba protestare civilmente in diversi modi:

    più silenzioso con il cambio di abitudini, che può essere un esempio per chi ci sta vicino, che si manifesta con l’acquisto solo dell’essenziale in imballaggio, acquisti consapevoli che facciano arrivare alle aziende e ai supermercati il segnale di una riduzione drastica di acquisiti preconfezionati (a fronte di alternativa) o di prodotti iperconfezionati – Questa volta il cambio delle abitudini lo dobbiamo guidare noi e non l’industria o la pubblicità.

    le associazioni, noi stessi, ecc. devono veicolare l’informazione verso il consumatore: non tutto viene contaminato o cmq è possibile lavare a casa: sono necessari guanti, sacchetti (ok adesso sono biodegradabili), confezioni per i prodotti di ortofrutta? E’ ovvio che prodotti delicati debbano essere confezionati tipo frutti di bosco e fragole, ma ne abbiamo bisogno in tutte le stagioni?

    protesta educata come suggerito in questi post, lasciando feedback ad aziende e supermercati, sugli imballaggi.

    le associazioni, noi stessi, persone autorevoli ecc. devono veicolare l’informazione verso il consumatore scoraggiando alcune abitudini: sul rischio della qualità degli imballaggi, sulla qualità dell’acqua nel proprio comune, informando anche sull’abitudine della conservazione errata da parte di alcuni commercianti o grossisti delle bevande sopratutto in plastica (esposizione al sole, pedane depositate in ambienti non troppo protetti, ecc.). Che garanzia da una bottiglia in plastica esposta al sole smanacciata da tutti, conservata in ambienti non salutari e poi posata sulla ns. tavola o bere direttamente dalla bottiglietta stessa, rispetto all’acqua di rubinetto versata direttamente in un bicchiere di vetro magari lavato da noi o da una persona di fiducia?

    Richiedere alle autorità di tassare o multare alcuni tipi di imballaggi o l’eccesso d’imballaggi per contrastarne l’uso e spingere il consumatore verso l’acquisto di prodotti imballati solo quando realmente necessario. Come è successo per i sacchetti del supermercato.

    Sicuramente tutto questo richiede tempo, ma non mi riferisco all’arco temporale di attuazione, ma il “nostro tempo” quello che decideremo di dedicare alla spesa.
    Sono fiduciosa nel cambio di abitudini, oggi quasi nessuno usa i sacchetti usa e getta, tutti andiamo al supermercato con le nostre “buste” riutilizzabili. Quindi si può e si deve.

  15. Ma altri materiali ecologici al posto della plastica no?