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L`Efsa riduce del 60% il livello giornaliero di assunzione della melammina usata per piatti, posate, bicchieri di plastica

 

Laprimavera 2010 non è proprio una stagione fortunata per l’industria della plastica. Dopo le discussioni dei giorni scorsi sull’opportunità di non usare il Bisfenolo A, e quindi il policarbonato, come materiale per i biberon, il 13 aprile l’Autorità per la sicurezza alimentare europea (Efsa) ha focalizzato l’attenzione sulla melammina (o melamina). L’Autorità ha annunciato la riduzione del 60% della dose giornaliera tollerabile (TDI). La questione ha una certa rilevanza perché la melammina è utilizzato per piatti, bicchieri, stoviglie e vasellame da cucina e anche per le stoviglie dei bambini perché quando cadono non si rompono. Questi oggetti sono ottenuti da una resina molto resistente all’acqua, al calore, ai graffi e agli agenti chimici, composta di melammina e formaldeide. Le altre fonti di potenziale migrazione /contaminazione della sostanza sono da ricercare nel materiale di rivestimento superficiale di molte cucine, inalcune resine ammidiche adesive, in alcuni pannelli fonoassorbenti oltre che nei rivestimenti per tessuti e lattine e in alcuni ritardanti di fiamma.

Gli esperti dell’Efsa hanno ritenuto opportuno ridurre del 60% la dose giornaliera tollerabile (da 0,5 milligrammi per chilo di peso corporeo a 0,2 ), dopo un’analisi statistica dei dati tossicologici sulla migrazione della sostanza nel cibo e sull’assunzione indiretta di particelle dall’ambiente. Il problema è reale, ma non bisogna allarmarsi, perché l’Efsa nel documento conclusivo precisa che mediamente le persone non raggiungono i nuovi standard usati come limiti massimi.

La decisione di rivedere i limiti è scaturita dopo la morte di molti neonati in Cina, a caus dall’aggiunta fraudolenta della melammina al latte per neonati nel 2007 (*).  Un analogo problema è stato riscontrato in Canada e negli Stati Uniti dove la melammina  aggiunta in modo fraudolento a scatolette di cibo per animali, ha cuasato   la morte di migliaia di animali e il ritiro dal mercato di 60 milioni di confezioni di scatolette prodotte da 40 aziende. Prendendo spunto da questi episodi la Commissione europea ha chiesto all’Efsa nel 2009, di rivalutare la TDI per la melammina.

La riduzione del 60% comporta risvolti importanti anche per le aziende produttrici. L’Efsa ha invitato le autorità di Bruxelles a rivedere i livelli di migrazione (LMS Limit migration specificic) della melammina usata per piatti e stoviglie  (attualmente il valore è di 30 mg/kg). La norma verrà quindi rivista e le aziende dovranno adeguarsi. Alla fine di questo percorso migliorerà il livello qualitativo dei prodotti, sarà  garantita  maggiormente la sicurezza dei consumatori e forse ci saranno anche più controlli da parte delle autorità sanitarie italiane.

(*) La melammina è una sostanza chimica che secondo i recenti studi tossicologici può avere effetti nocivi per i reni anche a bassi livelli di assunzione.

 

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