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Le bibite dolci nel mondo. Una mappa geografica e anagrafica delle tendenze in fatto di bevande

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Come sono distribuiti i consumi di bibite dolci nel mondo?

Quante bevande dolci assumono ogni giorno i cittadini del mondo, e quali sono le tendenze principali? La domanda, lungi dall’essere un mero esercizio statistico, è molto importante per individuare i consumi, metterli in relazione con le politiche sanitarie e di marketing dei diversi paesi e per capire che cosa c’è da correggere, e dove.

Nessuno, finora, aveva fornito una risposta esaustiva come quella proposta recentemente da uno studio della Tufts University pubblicato su PLoS One, nel quale epidemiologi e nutrizionisti di diversi centri di ricerca statunitensi e britannici, coordinati dai colleghi di Boston, hanno analizzato l’andamento dei consumi di drink dolci, succhi di frutta e latte di 187 paesi in un arco temporale di dieci anni.

Ciò che è emerso è che il fattore che ha maggiore importanza è l’area di residenza: le tendenze, infatti, sono molto diverse tra l’Asia dell’est, dove in generale per tutte e tre le categorie i consumi sono i più bassi, e l’Occidente, i cui massimi livelli di consumo si registrano nei Caraibi e in Messico. Non esistono sostanziali differenze tra i sessi, mentre l’età ha un suo peso.

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Le bevande sono state classificate in tre gruppi, tra cui anche i succhi di frutta

I dati sono stati messi insieme consultando il grande archivio del Global Burden of Diseases Nutrition and Chronic Diseases Expert Group – una rete internazionale di esperti che analizza le tendenze globali relative a salute e stile di vita – e relativi a ben 195 indagini nazionali di 187 paesi, condotte fino dal 1990. Quindi hanno determinato sette fasce di età a partire dai 20 anni, e introdotto molti fattori correttivi per cercare di rendere i numeri omogenei e assimilabili gli uni agli altri; infine, hanno definito come SSB, ovvero Sugar-Sweetnened Beverages, tutte le bevande dolci e zuccherate tra le quali drink gasati alla frutta e no, energy drink, tè freddi, sport drink e bibite confezionate in casa; nel gruppo dei succhi di frutta rientra qualunque bibita con frutta o verdura al 100% o in percentuali minori, ma senza zuccheri aggiunti. Infine abbiamo il latte nel cui gruppo è presente ogni tipo di latte vaccino (scremato totalmente o parzialmente, intero, e tutte le bibite con latte).

In sintesi, hanno ottenuto questi risultati:

Tendenze globali nel 2010:

  1. Persistono grandi differenze tra regione e regione, i consumi più alti di SSB sono nelle Americhe, in particolare nel Sud America e nei Caraibi e in Messico, quelli di succhi di frutta in Asia e Australia, quelli di latte in Nord Europa;
  2. Esistono grandi variazioni nelle fasce d’età: i consumatori più accaniti di SSB sono i giovani, quelli di latte gli anziani.

Per quanto riguarda le tre categorie di bevande:

 

  1. SSB:
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Le bibite zuccherate hanno maggior successo in occidente. Primato ai Caraibi

In generale, i fan più entusiasti sono gli uomini di età compresa tra i 20 e i 39 anni, che bevono in media 1,04 porzioni di SSB da 230 cl (8 once, un bicchiere, grosso modo) al giorno. Le variazioni sono molto grandi, e il primato spetta appunto ai Caraibi (2 bicchieri al dì) e al Sud America. Gli over 60 invece sono quelli che ne bevono meno, con 0,34 bicchieri al giorno, così come gli abitanti dei paesi dell’Est asiatico (0,02 bicchieri al girono); gli americani si collocano al ventiseiesimo posto, con un bicchiere al giorno

 

 

  1. Succhi di frutta:

Le donne sono le sostenitrici più accese dei succhi di frutta, soprattutto se hanno tra i 20 e i 39 anni: ne bevono 0,23 bicchieri al giorno. La tendenza al consumo, in generale procede di pari passi con il reddito medio pro capite (e quindi con il livello di istruzione): più aumenta quest’ultimo, più sale anche il primo. Gli americani sono al ventunesimo posto, con 0,32 bicchieri al giorno.

  1. Latte:
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Il latte viene consumato più dalle donne che dagli uomini e meno negli Stati Uniti

Le donne con più di 60 anni bevono più latte rispetto agli altri, e cioè circa 0,68 bicchieri al giorno, mentre gli uomini di età compresa tra i 20 e i 39 anni si fermano a 0,51 bicchieri quotidiani. Emerge, per il latte, quanto visto per i succhi di frutta: più un paese è ricco, maggiore è il consumo. I paesi nei quali i consumi sono più alti sono l’Islanda e la Svezia, che si attestano su più di 1,6 bicchieri al giorno, seguiti dalla Finlandia (1,3 bicchieri). Gli statunitensi amano di meno il latte, e ne bevono 0,69 bicchieri al giorno (sessantaquattresimo posto, su 187).

I prossimi passi prevedono l’analisi dei dati nei bambini e nei ragazzi, fascia di età particolarmente importante per l’impostazione di adeguate campagne educazionali mirate in base alle preferenze dei più giovani.

 

 

 

 

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La distribuzione geografica di bibite zuccherate, succhi di frutta e latte
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Ecco come cambiano i consumi per età e provenienza geografica

 

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. I colori dell’ultimo grafico sono invertiti, forse a voler rappresentare che, al contrario di quello che avviene per SSB (bibite zuccherate) e succhi di frutta, più si beve latte meglio è.
    Posizione in verità non condivisa da tutti ultimamente (anche da me). In ogni caso, nella nostra dieta il latte (secondo me a ragion veduta) non è considerato bevanda ma alimento; in pratica il latte noi italiani lo beviamo la mattina, a colazione, o nel caffè e quasi nessuno lo beve durante la giornata o ai pasti (anche per possibili problemi digestivi). Non si fa poi cenno alle acque in bottiglia, da noi molto diffuse, e che rappresentano comunque una voce fondamentale per un’analisi di mercato e dei consumi. Ho detto cose risapute, lo sappiamo, ma meglio puntualizzare.

    • Concordo, il latte non può essere considerato una bevanda ma un vero e proprio alimento. Io per esempio oltre alla colazione, a volte lo uso per fare uno spuntino, soprattutto d’estate. Quello parzialmente scremato ha un ottimo rapporto tra grassi, proteine e carboidrati. C’è da considerare però che anche alcuni succhi di frutta non sono da meno in quanto ad apporto nutritivo. Un bicchiere di succo di pesca (senza zucchero aggiunto) si aggira intorno ai 150gr che, a livello di carboidrati, è come mangiarsi 2 pesche.