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Sicurezza alimentare e rischi per la salute dei più piccoli: perché gli esperti tornano a chiedere il divieto di vendita del latte non pastorizzato

I pediatri statunitensi rilanciano l’allarme sul latte crudo e sui prodotti realizzati con esso, chiedendo che ne sia vietata la vendita. Come già sostenuto negli anni scorsi (nel 2014 e di nuovo nel 2025), la società scientifica rinnova, attraverso un dettagliato documento pubblicato su Pediatrics, l’invito a togliere dal mercato tutto ciò che viene prodotto con latte non pastorizzato, visti i gravi rischi per la salute associati, soprattutto a carico di bambini piccoli, donne in gravidanza e persone immunodepresse, a fronte di benefici inesistenti, rispetto al latte pastorizzato. Circa metà delle infezioni alimentari associate al latte crudo si determina infatti in persone con meno di vent’anni, che in molti casi sono bambini con meno di cinque anni.

I rischi noti

Il latte vaccino non sottoposto a trattamento termico adeguato può contenere numerose specie di batteri, alcuni dei quali mortali per l’uomo, come la Listeria monocytogenes, il Campylobacter jejuni, diversi sierotipi di Salmonella e di Brucella, oltre a Escherichia coli O157, ovvero diversi microrganismi che possono provocare infezioni gravi che causano ricoveri, danni permanenti, aborti spontanei e decessi. Per esempio le listeriosi, molto più frequenti (da 12 a 14 volte) nelle donne incinte rispetto alla popolazione generale, possono provocare parti prematuri, aborti, decessi intrauterini e danni permanenti al feto.

L’influenza aviaria H5N1

Dal 2024 c’è poi allarme sulla trasmissione di influenza aviaria H5N1, che ha reso necessario il nuovo documento. Il virus dell’aviaria si annida infatti preferibilmente nel tessuto mammario delle mucche, da dove passa nel latte. Lì resta vitale fino a quattro settimane anche in condizioni di refrigerazione, concentrandosi; durante le settimane peggiori della crisi del 2024, circa un quarto dei campioni di latte crudo provenienti dalle zone più critiche conteneva virus H5N1. Anche se non è stata dimostrata una trasmissione diretta all’uomo attraverso latte o prodotti non pastorizzati, il timore è giustificato, anche perché il rischio di mutazioni che rendano questo virus più capace di infettare è elevato. L’influenza resta la malattia su cui gli esperti concentrano l’attenzione perché temono che la prossima pandemia sia veicolata da uno dei numerosi virus influenzali in circolazione e, in primo luogo, da quello dell’aviaria.

Oltre ai rischi, ben noti, c’è poi un’informazione errata all’origine del successo del latte crudo: si pensa che sia in qualche modo più “sano” o “naturale”, più nutriente e quindi da preferire, soprattutto per i bambini e in gravidanza. Niente di più errato: non c’è nessun beneficio, perché la composizione, dal punto di vista dei nutrienti, è identica, mentre ci sono molti rischi, tutti piuttosto gravi.

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I pediatri statunitensi rilanciano l’allarme sul latte crudo e sui prodotti realizzati con esso

In Italia

In Italia il Ministero della salute ha varato normative più severe nel 2025, con particolare attenzione all’Escherichia coli STEC (che cioè produce tossine specifiche, chiamate Shiga toxin), per regolare soprattutto i controlli, che comunque contengono qualche ambiguità di troppo. Si legge infatti, tra l’altro “In riferimento ai prodotti ottenuti da latte non pastorizzato, non essendoci una fase di processo efficace quanto la pastorizzazione per l’eliminazione degli STEC e di altri microrganismi patogeni vegetativi, sarà responsabilità dell’OSA (operatori del settore alimentare, ndr) individuare e applicare le misure di controllo che si dimostrano capaci di prevenire, eliminare o ridurre a livello accettabile il rischio STEC, tenendo conto delle caratteristiche del prodotto, del processo e del tipo di consumatori cui il prodotto è destinato”.

La responsabilità è quindi demandata ai singoli produttori. Inoltre “viene fortemente consigliata (ma non imposta per obbligo di legge, ndr) l’introduzione di un’etichettatura informativa nei casi in cui non sia possibile garantire una totale mitigazione del rischio (non sempre, quindi, ndr). Tale informazione, oltre a essere riportata sul prodotto, accompagna il prodotto in tutte le fasi di distribuzione sino alla vendita o somministrazione al consumatore finale, in modo che egli possa effettuare una scelta di acquisto o di consumo consapevole”.

Requisiti di legge e distributori automatici

La vendita è quindi consentita, come ricorda anche un documento dell’Istituto Superiore di Sanità e come previsto dall’Unione Europea, che a sua volta ha normato la raccolta, la distribuzione e i controlli. La situazione non è tuttavia ottimale, dal punto di vista della sicurezza. E c’è chi vorrebbe allargare ulteriormente le maglie, per agevolare il commercio dei produttori montani. In Regione Lombardia nei giorni scorsi l’esponente di Fratelli d’Italia Giacomo Zamperini ha presentato una mozione che ha l’obbiettivo di chiedere ampie deroghe per i produttori di malghe e alpeggi.

Non solo, chiede anche di sostenere economicamente questi produttori perché, si legge, l’incidenza di STEC è molto bassa: come se ci fosse un numero minimo di decessi e conseguenze gravi al di sotto del quale non ci si deve preoccupare e anzi si deve sostenere il settore, e come se l’interesse economico di qualche malgaro fosse superiore al valore della vita di un bambino, o di una donna incinta o di chiunque si ammali per il latte crudo.

Mattia Maestri, deceduto lo scorso mese di agosto, aveva quattro anni quando, nel 2017, si ammalò fino a sviluppare la conseguenza più grave dell’E. coli STEC, la sindrome emolitico-uremica (SEU), a causa di un formaggio a latte crudo. L’infezione lo condusse al coma, dal quale non si è mai svegliato, restando in stati vegetativo fino al decesso. Il padre di Mattia si è energicamente opposto, ricordando a tutti che cosa significhi contrarre una SEU e richiamando i dati scientifici, a fronte della propaganda infondata del consigliere.

La difesa di piccoli interessi corporativi continua a prevalere su quella della salute di tutti, nelle azioni di una parte politica.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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