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Krill, futuro a rischio senza un ripensamento della pesca. Acquacoltura e nutraceutica spingono la domanda

Il krill antartico sta conoscendo un momento di grande popolarità, perché è sempre più utilizzato nelle acquacolture e come base per nutraceutici e integratori, cosmetici e perfino in mangimi per animali domestici. Tutto ciò lo pone in serio pericolo ed essendo alla base di molte catene alimentari, mette nelle stesse condizioni numerosi animali e uccelli marini. Anche perché, in realtà, si sa molto poco del krill, animali gamberetti lunghi non più di cinque centimetri e rossastri-trasparenti, all’apparenza poco importanti, ma in realtà determinanti. 

Per fare il punto sulla situazione attuale di una delle specie più rappresentate, l’Euphausia superba, e raccontare qualcosa di più di questi invertebrati, i ricercatori dell’Alfred Wegener Institute dell’Helmholtz Centre for Polar and Marine Research (AWI) di Oldenburg, in Germania, insieme a colleghi di diversi paesi, hanno appena pubblicato su Nature Communications – Earth & Environment un articolato resoconto della situazione.

Antarctic Krill
Si stima che nella zona antartica Sud-Ovest Atlantico ci siano 300-500 milioni di tonnellate di krill

I numeri sono impressionanti: si stima che nella zona antartica del Sud-Ovest Atlantico vi siano tra 300 e 500 milioni di tonnellate di krill, cioè diverse centinaia di trilioni di individui, che rappresentano la componente più importante della biomassa marina di quella zona. E, soprattutto, l’alimento principale di pinguini, uccelli, pesci, foche, balene e altri animali. 

Norvegia, Corea del Sud, Cile, Cina, Ucraina e Giappone li pescano in quella zona con le reti a traino, ma negli ultimi anni sono comparsi anche sistemi più innovativi e devastanti come quelli basati sul pompaggio continuo di acqua, perché la domanda è in continua crescita. Due le fonti primarie di richiesta del krill: l’industria delle acquacolture in espansione, che ha bisogno di fonti alimentari marine per nutrire pesci come i salmoni, e quella farmaceutico-cosmetica, che utilizza oli e altri derivati in molti prodotti anche se non vi sono studi specifici su eventuali benefici. Contribuisce poi, anche, il mercato dei cibi per animali domestici.

La pesca del krill è regolata da un accordo internazionale definito nel 1982 dalla Convenzione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (CCAMLR), che calcola il quantitativo massimo catturabile (che è attorno alle 620 tonnellate all’anno nella zona antartica). Ma nel tempo questo modello è diventato obsoleto, sia perché basato solo sulla protezione degli animali che si nutrono di krill, e non sulle esigenze del krill stesso, sia perché non tiene conto dei molti punti oscuri nelle nostre conoscenze sulla biologia di questi piccoli crostacei. Per esempio, le popolazioni sono soggette a grandi variazioni tra un anno e l’altro e nessuno ancora sa perché, così come nessuno adegua i quantitativi da pescare in base ai dati reali, piuttosto che a quelli teorici. Nessuno poi sa se il riscaldamento del mare abbia un ruolo, e quale, così come nessuno conosce gli effetti dell’inquinamento sulle popolazioni. Oltre a ciò, si sa che i piccoli nel primo anno di vita migrano, ma non si sa dove vadano, e questo potrebbe mettere a rischio le riserve primarie di krill.

La gestione del krill finora si è concentrata sulla salvaguardia degli animali marini che se ne nutrono e non sulle sue esigenze

Per tutti questi motivi nel 2019 gli autori hanno deciso di sviluppare un nuovo sistema di gestione, con il supporto del Krill Action Group, che al momento include 46 membri internazionali. Il progetto ha lo scopo di avviare studi su tutti gli aspetti ancora sconosciuti sul krill, soprattutto servendosi delle flotte di pescherecci che eoperano a quelle latitudini e di strumenti come boe dotate di apparecchiature per la registrazione e mezzi subacquei autosufficienti che riescono a monitorare e registrate dati fino a um migliaio di metri di profondità. Lo scopo è conoscere meglio il krill e tutelare questi preziosi animali prima che sia troppo tardi. 

Nel frattempo, prima di acquistare prodotti nutraceutici, integratori o alimenti per animali che contengono krill, sarebbe forse opportuno riflettere sul fatto che potrebbero non presentare alcun fattore di pregio per gli scopi dichiarati, mentre alimentare questo mercato rischia di causare gravi danni a un ecosistema già pesantemente minacciato.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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