Home / Pubblicità & Bufale / Junk food, 95mila casi di obesità in meno con lo stop alla pubblicità sui mezzi pubblici di Londra

Junk food, 95mila casi di obesità in meno con lo stop alla pubblicità sui mezzi pubblici di Londra

metropolitana di Londra, stazione di London BridgeNel 2019 la città di Londra ha varato una normativa comunale innovativa, con lo scopo di contribuire a contenere, quando non ridurre, gli allarmanti tassi di obesità che contraddistinguono tutto il paese (in base ai quali, per esempio, un quarto dei bambini arriva in prima elementare già obeso): ha vietato qualunque forma di pubblicità di junk food (e bevande annesse) su tutta la rete cittadina dei trasporti, sulla quale transitano ogni giorno milioni di persone.

Da allora gli esperti della London School of of Hygiene & Tropical Medicine (LSHTM), insieme con i colleghi dell’Università di Sheffield, stanno elaborando le stime sugli effetti del provvedimento, e nello scorso febbraio hanno già pubblicato un primo studio, su PloS Medicine. Nell’articolo gli autori dimostravano che i frequentatori abituali dei mezzi di trasporto londinesi, non vedendo più la pubblicità, acquistavano in media circa mille calorie in meno a settimana per nucleo familiare (composto da 2,6 persone in media), di cui più di 300 calorie in meno derivanti da prodotti a base di cioccolato e dolci (pari a una diminuzione di più del 19%). Inoltre, i consumatori londinesi acquistavano il 6,5% in meno di grassi totali, il 7,3% in meno di grassi saturi e il 10,5% in meno di zuccheri. L’effetto era più marcato nelle famiglie con individui obesi, a conferma della grande efficacia del provvedimento. I numeri erano stati ottenuti confrontando gli acquisti di una popolazione-campione di un migliaio di famiglie con quelli dello stesso periodo di nuclei famigliari di altre zone, nelle quali non erano entrate in vigore restrizioni di questo tipo.

woman eating pretzel while traveling by train
Dal 2019 la pubblicità di alimenti ricchi di grassi, zucchero e sale è vietata sui mezzi pubblici di Londra

Ora gli stessi autori hanno fatto un passo ulteriore, stimando gli effetti del divieto sulla salute. In base a quanto pubblicato sull’International Journal of Behavioural Nutrition and Physical Activity, in tre anni l’abolizione delle pubblicità si è tradotta in quasi 95mila casi di obesità in meno (pari a -4,8%), oltre 2.800 casi di diabete di tipo 2 in meno (diagnosi evitate o ritardate) e più di 1.900 casi di patologie cardiovascolari in meno. Inoltre, il Sistema sanitario nazionale (NHS) farà risparmiare oltre 218 milioni di sterline nel corso della vita della popolazione londinese. E non è tutto. I benefici hanno infatti riguardato soprattutto le persone con livelli di istruzione e socioeconomici più bassi e quindi le più svantaggiate, che sono anche quelle più vulnerabili e più esposte ai richiami della pubblicità e alle offerte di junk food a prezzi stracciati. Infine, i numeri sono certamente sottostimati, perché in calcoli non hanno tenuto in considerazione specificamente bambini e ragazzi (il campione era formato da adulti). 

Questi risultati potrebbero essere molto utili per le oltre 80 autorità locali che, in tutto il Regno Unito, stanno valutando l’introduzione di restrizioni analoghe. Intanto, gli stessi ricercatori stanno elaborando le stime relative all’effetto che potrebbero avere tali norme se fossero estese su tutto il territorio nazionale.

© Riproduzione riservata Foto: Fotolia, Depositphotos, AdobeStock

Da 12 anni Ilfattoalimentare racconta cosa succede nel mondo dei supermercati, quali sono le insidie nelle etichette, pubblica le sentenze sulle pubblicità ingannevoli oltre che segnalare il lavoro delle lobby che operano contro gli interessi dei consumatori.

Il nostro è un sito indipendente senza un editore, senza conflitti di interesse e senza contributi pubblici. Questo è possibile grazie ai banner delle aziende e alle migliaia di lettori che ogni giorno ci leggono e ci permettono di sfiorare 20 milioni di visualizzazioni l'anno, senza farcire gli articoli con pubblicità invasive. Ilfattoalimentare dà l'accesso gratuito a tutti gli articoli.
Sostienici, basta un minuto clicca qui. Se vuoi puoi anche farlo con un versamento mensile.

Roberto La Pira

  Agnese Codignola

giornalista scientifica

Guarda qui

integratori alimentari

Integratore alimentare Fat Burner, la pubblicità secondo lo Iap è ingannevole

La pubblicità dell’integratore alimentare Fat Burner usa termini ed espressioni scorrette e illusorie per accreditare …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *