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Integratori, nelle farmacie americane CVS solo prodotti certificati da laboratori indipendenti. Controllati contenuto e contaminazioni

La catena americana di farmacie CVS, diffusissime in tutto il Paese (con oltre 9.800 punti vendita), ha annunciato che è terminato, con sei mesi di anticipo rispetto alle previsioni, il programma di analisi di tutti gli integratori venduti e di essere quindi pronta per la seconda fase. Dal 15 maggio non sono più disponibili i prodotti che non hanno passato i controlli da parte di organismi terzi (rispetto ai produttori e a se stessa) e non rispondono ai requisiti fissati, cioè gli integratori che in etichetta riportano informazioni che non rispecchiano totalmente il contenuto e/o presentano qualunque tipo di contaminazione.

La CVS, che aveva lanciato il programma nel 2017, risponde così alla giungla dei integratori, denominazione sotto la quale, ormai, negli Stati Uniti e non solo, sono vendute le sostanze più diverse, vantate le qualità più disparate e non di rado ingannati i consumatori.

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Nel 7% dei casi il contenuto degli integratori non era conforme all’etichetta

Che ci fosse bisogno di un segnale forte – tanto più apprezzabile, visto che è arrivato indipendentemente dai regolamenti – lo si vede dai numeri: l’azienda ha chiesto ai produttori di far analizzare e certificare da laboratori indipendenti, come NSF International e The United States Pharmacopeia, entrambi no profit, o Eurofins, ben 1.400 prodotti, tra vitamine e integratori di vario tipo, appartenenti a 152 marchi e 11 categorie merceologiche tra le quali prodotti per la dieta, la nutrizione, il dolore, la digestione, il sonno, l’umore e molto altro. Alla fine si è scoperto che nel 7% dei casi il contenuto degli integratori non era conforme all’etichetta. I prodotti in questione sono stati ritirati, oppure riammessi solo dopo che il produttore aveva apportato le necessarie modifiche, verificate sempre in modo indipendente. Inoltre, ha annunciato che i controlli saranno ripetuti periodicamente.

Naturalmente l’azienda non è entrata nel merito dell’efficacia degli integratori perché non è compito suo, anche se, in realtà, non ricade nelle competenze di nessuno. La Fda interviene solo in caso di eventi negativi, intimando il ritiro, e questo spiega perché si possa trovare di tutto sugli scaffali di farmacie, supermercati e drugstore. Ma ha fatto un passo importante verso il consumatore, che ora può acquistare essendo sicuro che il prodotto scelto corrisponde a quanto indicato in etichetta, ed è privo di contaminanti. L’iniziativa segue quella del 2014 di non vendere più tabacco, quella più recente di non distribuire filtri solari inferiori a 15 e quella di rimuovere da 60 prodotti cosmetici parabeni, ftalati e sorgenti di formaldeide, decisione che ha comportato la loro totale riformulazione. 

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Gli integratori secondo l’Academy of Nutrition and Dietetics sono consigliabili solo a chi non può, per seri impedimenti, avere una dieta bilanciata

Inoltre, potrebbe aiutare i consumatori a riflettere sull’opportunità di assumere un integratore, che secondo l’Academy of Nutrition and Dietetics sono consigliabili solo a chi non può, per seri impedimenti, avere una dieta bilanciata o a chi ha specifiche esigenze certificate da un medico. Molti studi, compreso uno pubblicato poche settimane fa sugli Annals of Internal Medicine, hanno dimostrato l’inutilità degli integratori e la non equivalenza con gli stessi micronutrienti provenienti dalla dieta, che in alcuni casi (quando sono coinvolti le vitamine liposolubili come D, A ed E, gli acidi grassi omega 3 e il calcio) si trasforma in vero e proprio pericolo per la salute.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Avatar

    L’articolo scrive già quello che volevo commentare io, cioè che gli integratori non servono (a meno di problemi che deve gestire però un medico). A mio parere è una mera furbata commerciale: nel momento in cui, tra l’altro, si cerca faticosamente di comunicare appunto l’inutilità (talvolta perfino la tossicità) degli integratori, poter dire di vendere solo prodotti “certificati” permette di far passare un messaggio: i nostri sono buoni (e c’è chi penserà che siano anche efficaci e magari raccomandabili). Sono prodotti su cui di sicuro la farmacia ha un buon margine: meglio venderli anzichéno…