Una donna tiene tra pollice e indice la capsula di un integratore, mentre con l'altra mano tiene una spazzola piena di capelli caduti; concept: integratori alimentari, integratori anticaduta

Promesse di risultati immediati, percentuali di efficacia altissime e linguaggio pseudo-scientifico: abbiamo segnalato all’AGCM le campagne di Bioscalin e Phytocyane sugli integratori anticaduta.

Metti un freno alla caduta dei capelli”, “agisce contro la caduta progressiva”, “attivatore capillare”. È questo il linguaggio utilizzato da numerosi integratori alimentari pubblicizzati come soluzioni per la perdita dei capelli. Un linguaggio che, a ben vedere, va oltre quanto consentito dalla normativa.

Per questo, nell’esposto presentato all’AGCM contro l’integratore Bioscalin Total Care (Giuliani) e Phytocyane integratore alimentare anticaduta (Phyto). Leggendo i messaggi promozionali emergono numerosi elementi di criticità. Abbiamo evidenziato come queste comunicazioni possano configurare pratiche commerciali scorrette, in grado di indurre il consumatore medio a credere in effetti che non sono adeguatamente dimostrati.

Integratori Bioscalin Total Care - Phytocyane

Claim esagerati per gli integratori

Il punto centrale riguarda proprio la natura dei claim utilizzati. I prodotti vengono sistematicamente qualificati con espressioni come “anticaduta”, “trattamento anticaduta” o “attivatore capillare”, accompagnate da affermazioni come “agisce contro la caduta progressiva” o “mette un freno alla caduta dei capelli”. Si tratta di messaggi che suggeriscono chiaramente un effetto di prevenzione o contrasto della caduta, cioè di una condizione che, in molte sue forme, ha natura patologica (come l’alopecia androgenetica).

Queste affermazioni risultano problematiche perché gli integratori alimentari, per definizione, possono soltanto contribuire al mantenimento di normali funzioni fisiologiche e non possono vantare effetti terapeutici. Il rischio è che il consumatore interpreti tali prodotti come strumenti in grado di intervenire direttamente sulla caduta dei capelli, assimilando implicitamente il loro ruolo a quello di un farmaco.

Evidenze inadeguate e risultati autovalutati

Un secondo elemento critico riguarda l’uso di espressioni che richiamano meccanismi biologici specifici. Il riferimento ricorrente all’azione sul ciclo del capello o su fasi di crescita suggerisce un intervento diretto su processi fisiologici complessi, senza che vengano fornite evidenze adeguate. In questo modo si costruisce una rappresentazione del prodotto come scientificamente fondato, anche quando le basi sono deboli o incomplete.

Un uomo con calvizie incipiente appoggia la testa sul tavolo su cui è presente un flacone accanto a compresse di farmaci o integratori; concept: caduta di capelli, alopecia androgenetica
Il riferimento ricorrente all’azione sul ciclo del capello suggerisce un intervento diretto su processi fisiologici complessi

A rafforzare questo impianto comunicativo contribuisce l’utilizzo di dati percentuali e riferimenti a studi clinici. Alcuni integratori dichiarano, ad esempio, che il 90% dei soggetti presenta capelli più forti dopo tre mesi o che si registra un aumento significativo della vitalità. Tuttavia, si tratta spesso di studi condotti su gruppi ristretti, di breve durata e basati su autovalutazioni soggettive. Informazioni decisive – come la presenza di un gruppo di controllo, la tipologia di caduta o la reale rilevanza clinica dei risultati – non sono adeguatamente chiarite, con il rischio di attribuire a questi dati un valore che non hanno.

Nell’esposto abbiamo inoltre evidenziato come queste comunicazioni siano idonee a creare aspettative non realistiche. La combinazione di claim ‘anticaduta’, riferimenti a un’azione biologica e percentuali elevate porta il consumatore medio a ritenere che il prodotto possa effettivamente arrestare la caduta o migliorarla in modo significativo. Un effetto che non è supportato in modo solido dalla letteratura scientifica, soprattutto in assenza di specifiche carenze nutrizionali.

I precedenti di Bioscalin

Il caso non è isolato. Il marchio Bioscalin, tra i più noti nel settore, è già stato oggetto di interventi sia da parte dell’Antitrust sia dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (ne abbiamo parlato in questo articolo). In più occasioni le campagne sono state censurate perché attribuivano ai prodotti un’efficacia superiore a quella dimostrata dagli studi disponibili. Un precedente che dimostra come il problema della comunicazione nel settore sia noto da tempo.

Alla luce di questi elementi, abbiamo chiesto all’AGCM di valutare se le pratiche segnalate possano configurare pubblicità ingannevole e pratiche commerciali scorrette, in quanto idonee a indurre in errore il consumatore sulle reali caratteristiche ed efficacia dei prodotti.

Il mercato degli integratori anticaduta continua a crescere, ma resta aperta una questione di fondo: quando il linguaggio della pubblicità si avvicina troppo a quello della medicina, il rischio di confondere i consumatori diventa concreto. E in questi casi, più che le promesse, servono prove

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Bioscalin, Phyto

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Federico
Federico
4 Maggio 2026 11:48

Con il nuovo reato di commercio di alimenti con segni mendaci, cambierà eccome! Non c’è più bisogno di esposti.

Federico
Federico
Reply to  Roberto La Pira
4 Maggio 2026 14:06

mmh non ne sarei così sicuro visto che si cita proprio “l’utilizzo di indicazioni o segni distintivi falsi o ingannevoli” anche mediante strumenti digitali. Se è ingannevole amministrativamente lo è anche penalmente.

Giorgio Massa
Giorgio Massa
5 Maggio 2026 10:13

Il problema della caduta dei capelli potrebbe essere espresso in alcuni principi generali così riassumibil:
1) una forma di alopecia causata da fattori eziopatogenetici specifici, di varia natura, ad es. ormonali, carenziali, genetici etc. In questi casi va accertato il nesso causale e avviata una terapia ad hoc. Per quanto riguarda l’indicazione all’utilizzo di integratori questi potrebbero funzionare solo in condizioni accertate di carenza specifica, altrimenti non esiste una categoria astratta di alopecia indefinita e di una prevenzione surrettizia.
2) una forma di alopecia iatrogena, causata quindi da medicinali: un es. è la alopecia aerata causata da alcuni beta bloccanti, e che presenta caratteristiche specifiche come l’interessamento della zona frontale e apicale del cuoio capelluto, generalmente reversibile con il cambio di medicinale.
Detto questo, è necessario chiarire quali dei tanti integratori proposti funzioni veramente, laddove richiesto dal punto di vista carenziale. Per esempio, ci sono indicazioni positive per l’olio di rosmarino, come coadiuvante, della vit. C,, che avrebbe una funzione di supporto del bulbo pilifero, come coadiuvante in condizioni carenziali, e della biotina (vit. B7 o B8). Per quest’ultima, però, a parte l’indicazione carenziale, bisogna segnalare l’interferenza con le tecniche di laboratorio nel dosaggio di alcuni ormoni, soprattutto, per i valori tiroidei, per cui andrebbe sospesa 5-6 giorni prima del prelievo.
Purtroppo, quando ci sono di mezzo ansie di natura estetica e di longevità, le seduzioni commerciali adescatrici, ingannevoli, fioriscono e riscuotono facili consensi. Viviamo in un’epoca opulenta, spettacolare e illusoria.

cecilia
cecilia
5 Maggio 2026 13:15

Sarei disposta a fare un sit-in davanti alle parafarmacie con uno striscione “gli integratori non hanno effetto terapeutico”! Noi dobbiamo rifiutare gli integratori, soprattutto quando il medico non esprime una diagnosi con una relativa terapia farmacologica e, per non mandarci a casa senza niente, arriva la solita ricetta in bianco con due confezioni di integratori, prezzo medio 40€ (e affannosa ricerca tra parafarmacie on line,contenti di aver trovato lo sconto rispetto alla farmacia sotto casa). Possibile che non ci venga il dubbio che è tutto inutile spreco economico a vantaggio dei soliti noti?

Azul98
5 Maggio 2026 16:45

Conosco una una Amica da molto tempo, che portava la parrucca,perché è stato un forte stress che l’ha resa completamente calva,che poi sia stato una Serie di concomitanze dovute sia post-parto,lavoro, figlio più grande da portare a scuola, il fatto è che perdeva tutti i capelli, come niente,ha deciso di portare per in un periodo la parrucca,lavorando in un esercizio pubblico (Bar Ristorante), poi lentamente sono ricresciuti da soli, c’è invece chi per genetica li perde non c’è un età precisa, è un fattore del DNA, il resto sono solo paleativi e nulla più. Altrimenti non ci sarebbe nessun Stempiato,nessun Calvo,nessuno che tenta di risolvere la Calvizie con il Trapianto o Autotrapianto con risultati molte volte che lasciano il tempo che trovano, ma lozioni, e integratori che risolvono il problema non sono mai esistiti, sono fattori o di Stress molto forti, Genetica, Alimentazione, Salute e Farmaci che si assumono,che causano in genere la Calvizie, o Alopecia,in molti casi è Ereditaria e lo si sa da tanto tempo.

Silvana
Silvana
6 Maggio 2026 12:47

Prima di tutto vedere uno specialista con annessi esami al bisogno. Se non funziona niente…minoxidil, ma fatevi una ricerca prima, non tutti lo sopportano. Per noi è stata la svolta, caduta ridotta a quasi niente. Però da fare a vita, vedete voi.

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