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C’è un insetto nel piatto! Un articolo sulla rivista Ristorando pone l’accento su come l’indignazione a volte non c’entra con la sicurezza alimentare.

insetto nel piatto
L’insetto nel piatto è stato individuato all’interno della porzione di spinaci, da un bambino

Proponiamo ai lettori questo interessante articolo  di Corrado Giannone e Monica May, ripreso dalla rivista Ristorando che ne ha autorizzato la pubblicazione, dove gli autori  focalizzano l’attenzione su come l’indignazione  per la presenza di un insetto nel piatto di un bambino possa focalizzare molta più attenzione rispetto a un serio di problema di igiene in un ristorante cinese.

Navigando in rete e sfogliando i giornali si ha la sensazione che la notizia di un insetto finito casualmente nel piatto di un bambino mentre consuma un pasto a scuola, faccia più rumore di un sushi scadente e potenzialmente dannoso per la salute deliberatamente servito in un ristorante. Questo articolo prende spunto da due fatti di cronaca registrati qualche settimana fa.

Il primo caso riguarda il risalto dato alla segnalazione fatta dalla AUSL di Piacenza alla procura della Repubblica, che lamentava di non essere stata messa al corrente del ritrovamento di un insetto in una porzione di spinaci surgelati cotti presso la cucina interna di una scuola. L’insetto nel piatto è stato individuato all’interno della porzione di spinaci, da un bambino che ne ha prontamente segnalato la presenza alle maestre e alle cuoche. Purtroppo, non è stato possibile esaminare il corpo del reato finito prematuramente nella spazzatura, rendendo impossibile la corretta identificazione dell’insetto, scatenando una serie di ipotesi fra chi parlava di piccolo ragno e chi di un’ape.

I referti delle analisi compiute dall’AUSL sulle confezioni di spinaci surgelati dello stesso lotto, non hanno evidenziato presenze estranee. La notizia del ritrovamento è stata però segnalata immediatamente a un giornale cittadino, che ha pubblicato un  articolo dando una certa enfasi. La società che gestisce il servizio mensa non ha denunciato l’accaduto all’AUSL, suscitando le lamentele delle autorità che non hanno potuto predisporre i controlli e visionare il corpo estraneo. La società di gestione si è difesa affermando che l’incidente non era pericoloso per la salute umana,  trattandosi di un caso isolato, visto che nella stessa giornata e con lo stesso lotto sono stati serviti 370 chilogrammi di spinaci senza rilevare altre non conformità.

Quello di Piacenza non è un caso isolato, episodi di questo genere si verificano di continuo, perché il fenomeno può solo essere contenuto ma non eliminato del tutto. La maggior parte degli insetti che si ritrovano nei cibi provengono dalla fase di coltivazione o di conservazione che di solito vengono contrastati con agenti fitosanitari. Le verdure impiegate per la preparazione dei pasti possono essere fresche (in questo caso vengono mondate nelle cucine dove si preparano i pasti), oppure di quarta gamma, surgelate o congelate, in questo caso sono preparate e confezionate da aziende specializzate dove una volte mondate, sono sottoposte a diversi lavaggi  per allontanare residui di terra e corpi estranei come gli insetti.

Trovare un insetto nel piatto, anche se sgradevole, non costituisce pericolo per la salute umana

Le linee di confezionamento industriali  sono dotate di metal detector in grado d’intercettare l’eventuale presenza di quasi tutti i corpi estranei, ma non sono in grado di intercettare gli insetti. Per quanto accurate possano essere le operazioni di cernita e lavaggio, qualcosa può sfuggire e finire nel piatto. Il personale di cucina prima di  cucinare le verdure effettua controlli di routine, ma anche in questa fase qualcosa può sfuggire, per cui alla fine è l’utente che può trovare nel piatto un ospite indesiderato. La casistica dei ritrovamenti mette al primo posto gli insetti. Gli alimenti più interessati sono le verdure a foglia sia di quarta gamma sia surgelate, i legumi, la pasta e il riso. Tra le verdure il primato dei ritrovamenti spetta agli spinaci surgelati, per la conformazione delle foglie difficili da lavare. I casi di ritrovamento di insetti non sono frequenti, ma la notizia viene sempre ripresa con un certo rilievo dagli organi d’informazione e dai social network. Queste notizie vengono date sempre in modo sensazionale, senza dare la giusta informazione, come ad esempio il fatto che ingerire un insetto, anche se sgradevole, non costituisce pericolo per la salute umana. Va altresì detto che nella maggior parte dei casi, i  prodotti biologici sono quelli più “a rischio insetto”perché nella coltivazione non si usano pesticidi. L’insetto viene spesso strumentalizzato politicamente per rivolgere accuse all’amministrazione comunale (per rendersene conto basta andare su un motore di ricerca e cliccare la parola “insetti mensa”).

In caso di ritrovamento di un corpo estraneo come ci si deve comportare? Gli articoli 19 e 20 del regolamento (CE) n. 178 del 28 gennaio 2002 prevedono che quando un operatore del settore alimentare ha un fondato sospetto o la certezza che un prodotto alimentare non risponda ai requisiti di sicurezza, deve ritirare il prodotto e informare immediatamente l’Asl competente dei motivi del ritiro. Il prodotto ritirato deve, però, essere non conforme ai requisiti di sicurezza, cosi come scritto nell’articolo 14 del regolamento. Gli alimenti sono considerati a rischio quando sono dannosi per la salute umana o inadatti al consumo umano. L’insetto negli spinaci non rientra nei due casi riportati dalla legge.

Ci saremmo aspettati l’invio dei NAS in tutti i ristoranti “all you can eat”

Del resto, anche il tribunale di Padova ha assolto un ristoratore che aveva servito un piatto di spinaci con annessa cavalletta, dicendo che in alcuni Paesi europei esiste un’ampia legislazione sulla somministrazione di insetti in ambito alimentare. Il giudice ha accolto la richiesta di assoluzione presentata dalla difesa, sostenendo che la cavalletta è un insetto sano servito in  molte cucine del mondo. Non costituisce quindi motivo di allarme o pericolo per la salute. Nello stesso periodo in cui si è verificato l’episodio nella scuola del piacentino, un noto programma televisivo ha trasmesso un servizio sulla qualità del cibo e sulle condizioni igieniche di alcuni ristoranti asiatici per lo più cinesi dove, con poco più di dieci euro si può consumare un pasto con la modalità all you can eat. Questi locali sono molto gettonati dai ragazzi che alla solita pizza del sabato sera preferiscono un’esperienza culinaria esotica. La trasmissione ha mostrato le pessime condizioni igieniche di un  locale di Milano dopo l’analisi di 30 campioni di cibo che hanno evidenziato qualità igieniche scadenti, con cariche batteriche in alcuni casi elevatissime e presenza di istamina superiore rispetto ai valori previsti. Il servizio ha avuto molto risalto tant’è che è stato ripreso da numerose testate giornalistiche.

Ci saremmo aspettati una reazione del Ministero della salute con l’invio dei NAS in tutti i ristoranti “all you can eat” per verificare le criticità emerse dal servizio televisivo, come ha fatto la ministra Lorenzin tempo fa mandando i Nas a verificare la qualità del servizio di ristorazione in  moltissime scuole sollecitata da un gruppo di mamme. Nulla di tutto ciò è successo per i ristoranti cinesi o finto giapponesi, e nessuna informazione è giunta ai consumatori su eventuali ristoranti incriminati per il mancato rispetto delle norme igieniche. Nessun politico si è indignato, nessun gruppo di genitori si è organizzato per richiedere controlli più severi verso questi locali, anche se  molto spesso  frequentati da ragazzini e giovani. Proviamo a immaginare per un istante cosa sarebbe successo se i disastrosi riscontri analitici sui prodotti alimentari avessero riguardato il servizi di ristorazione di una scuola. Sarebbe successo il finimondo, i giornali locali avrebbero dato la notizia con tanto d’intervista all’assessore di turno, al responsabile della AUSL, ai genitori delle commissioni mensa e avrebbero fatto i nomi delle aziende. Insomma tutto alla luce del sole. Perché lo stesso non avviene per i locali pubblici?

Corrado Giannone, Monica Maj (articolo ripreso dalla rivista Ristorando che ne ha autorizzato la pubblicazione)

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3 Commenti

  1. Raffaella De Iuliis

    Circa 15 anni fa in una azienda che faceva ristorazione collettiva per le scuole, ospedali, case di riposo, etc, in Teramo, Abruzzo, successe lo stessissimo caso. Io a quel tempo, Responsabile Assicurazione Qualità interna, dovetti affrontare per la prima volta un processo penale a carico del Titolare, Osa dell’Azienda con un capo di imputazione incredibile…aver somministrato un alimenti che avrebbe potuto nuocere alla salute del consumatore. Fu ritrovato da un paziente ospedaliero un “resto di artropode” in una pietanza composta da coniglio e spinaci. Subito fu fatta denuncia alla procura della Repubblica dalla Asl Locale.
    Un processo durato 3 anni, costo del processo tra avvocato di parte, consulente tecnico di parte (docente universitario di Ispezione degli alimenti dell’ Università di Teramo), circa 15 mila euro, se non ricordo male, per arrivare ad avere assoluzione piena per l’OSA perché il fatto non costituisce reato…
    Il Giudice definì il “resto di artropode” non un corpo estraneo nocivo per la salute.
    Ma io dico…ci serviva un processo penale per non capire da subito che mai nessuno insetto morto ha mai causato la morte di qualcuno?
    Credetemi, io un’ansia che ancora lo ricordo come fosse ora….

  2. Si possono fare due considerazioni che aggravano la situazione nel caso di rischio alla sicurezza alimentare pubblica:
    – la prima è che il “pubblico” è subito e non scelto come offerta ed una volta stipulata la convenzione, è un unico soggetto che somministra senza possibilità alternatine, come al contrario avviene nel privato in cui la scelta è libera e quindi anche se parzialmente responsabile;
    – la seconda è che trattandosi di gestioni istituzionali guidate dalla politica, queste si prestano ad ogni attacco delle fazioni all’opposizione, per costante campagna elettorale all’italiana dove il fango prevale su tutti gli altri inquinanti.

  3. Inoltre non capisco perchè in certi casi si arrivi al dibattimento e non si archivi prima.
    Ricordo che le spese non sono solo a carico dei “protagonisti” ma anche a carico della colletività (Giudici, procuratori, cancellieri, strutture, tecnici, ecc li paghiamo noi) e inoltre si ingolfano i tribunali con questioni che possono essere risolte tranquillamente anche per via amministrativa.
    Se devo pagare mi aspetto che almeno il 90% dei processi si trasformino in condanne. Se così non è, appare evidente che alcuni dibattimenti sono inutili, superficiali e dannosi. Questa è l’Italia