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Calano le infezioni alimentari nel 2020 in Europa: merito della pandemia. Il rapporto One Health EU

Uomo seduto sul divano con confezione di cibo d'asporto e mano sullo stomaco: dolore a pancia, stomaco, cuore, infezioni alimentariSe non altro, i lockdown, le chiusure dei locali, lo stop ai viaggi e agli eventi e le altre misure di contenimento della pandemia hanno avuto una ricaduta positiva: il numero di infezioni alimentari e zoonotiche nel 2020 è drasticamente sceso. Lo riporta l’ultimo rapporto One Health dell’Efsa, che dà conto della situazione attuale, nella quale il Regno Unito non fa più parte dell’UE, ed è particolarmente interessante proprio perché include i dati della prima ondata di Covid-19.

Nel documento sono elaborati i numeri relativi ai 27 stati membri, e nove non membri. Per frequenza, le prime zoonosi  (malattie di origine animale) sono state quelle da Campylobacter (120.946 casi, contro gli oltre 220 mila dell’anno precedente) e quelle da Salmonella (52.702, contro gli 88 mila del 2020). Tra gli stati membri, poi, 14 hanno riferito miglioramenti ottenuti nell’ambito dei programmi di controllo della salmonellosi nel pollame, anche se i test effettuati dalle autorità sanitarie hanno portato a numeri di positività superiori rispetto a quelli riferiti dagli allevatori dopo gli stessi controlli. Questa discrepanza si è vista anche per le infezioni da Campylobacter, sempre nel pollame, ma il dato generale, comunque, è risultato sufficientemente omogeneo.

aviaria, allevamento
La Salmonella è la seconda causa di zoonosi e la prima di infezioni alimentari in Europa entrambi sono spesso trasmessi dal pollame

Dopo questi due patogeni, a grande distanza, in Europa si piazzano i casi di yersiniosi (oltre 5 mila) e le infezioni da Escherichia coli produttore di tossina shiga (più di 4 mila), seguite da Listeria monocytogenes e virus del Nilo Occidentale, quest’ultimo segnalato soprattutto in Grecia, Spagna e Italia.

Dal documento emerge anche che i 27 stati membri hanno riportato, nel 2020, in totale circa 3 mila focolai di origine alimentare certa, con un calo del 47% rispetto al 2019, e circa 20 mila casi di infezioni alimentari, con una diminuzione addirittura superiore al 61%, sempre rispetto all’anno precedente. Le salmonelle restano comunque in cima alla classifica tra gli agenti infettivi, con il 23% dei casi totali, veicolati principalmente attraverso le uova e i derivati. Il norovirus è trasmesso dei crostacei, dei molluschi e dei prodotti che li contengono e la Listeria, in Europa, passa soprattutto attraverso il pesce. Infine, il rapporto contiene aggiornamenti anche sul Mycobacterium bovis e sul Mycobacterium caprae, sulla Brucella, sulla Trichinella, sull’Echinococcus, sul Toxoplasma, sul virus della rabbia, sulla Coxiella burnetii (febbre Q) e sulla tularemia.

In questa edizione, l’Efsa fa uno sforzo per avvicinare il pubblico alle informazioni e i consigli più importanti, riassunti in una sezione  molto chiara e illustrata con cartoon, e per migliorare l’accesso all’enorme mole di dati in suo possesso, attraverso una dashboard.

Aumenta la prevalenza del parassita Cryptosporidium negli allevamenti di bovine da latte in Europa

Negli stessi giorni, poi, uno studio ha richiamato l’attenzione su un parassita non esaminato nel rapporto: il Cryptosporidium, che colpisce soprattutto i bovini (adulti e giovani), facendoli ammalare gravemente, ma che può infettare anche gli esseri umani e provocare gravi sintomatologie soprattutto nelle persone immunodepresse e fragili.

In base a quanto riportato su Microrganisms dai ricercatori dell’Università del Kent, infatti, si starebbe diffondendo molto nell’Europa del Nord. Lo suggersice un’indagine effettuata un 57 allevamenti di Belgio, Francia e Paesi Bassi, dalla quale è emersa una prevalenza del 20-25%, molto più elevata del previsto. Oltretutto, i vitelli e le madri infetti avrebbero spesso ceppi diversi, e si sarebbero quindi infettati autonomamente, a riprova di un’elevata diffusione di numerose varianti del parassita nei terreni e nelle acque. E c’è una complicazione in più: il Cryptosporidium si moltiplica benissimo nell’acqua con le concentrazioni usuali di cloro e i normali sistemi di disinfezione non solo sono del tutto inutili, ma favoriscono la sua proliferazione. Il timore è che il parassita si accumuli nelle acque reflue e da lì, in caso di piogge intense e alluvioni, si diffonda anche alle falde, per poi presentarsi nell’acqua potabile. Se si vuole preservare il mercato dei bovini da carne e soprattutto da latte – concludono gli autori – è cruciale intensificare i controlli, e adottare tutte le contromisure necessarie.

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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