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Il Canada dichiara ufficialmente tossico il Bisfenolo A. Continuano le riflessioni internazionali

 

 Il Canada ha deciso di  classificare il Bisfenolo A (BpA) come una sostanza tossica che comporta rischi per la salute umana e l’ambiente. Si tratta del primo paese al mondo che assume una decisione così severa verso un componente   classificato dai tossicologi come un interferente endocrino veicolato attraverso i prodotti alimentari.

Come era stato preannunciato qualche settimana fa il ministero della Sanità Canadese e quello dell’Ambiente hanno iscritto nell’elenco delle  sostanze tossiche il Bisfenolo A. Il decreto pubblicato il 13 ottobre sulla Gazzetta ufficiale del Canada è stato deciso “per proteggere l’ambiente e la salute dei cittadini”  ha detto il ministro dell’Ambiente Jim Prentice. Le autorità sanitarie canadesi da anni portano avanti questa crociata contro il bisfenolo  sulla base di un’accurata documentazione scientifica elaborata dai centri di ricerca.

Secondo le autorità la principale fonte di esposizione umana al BpA è il cibo. Nel corso degli ultimi annni questi sospetti  sono stati  condivisi da ricercatori e tossicologi di altri Paesi, tanto che  diverse Nazioni  hanno adottato  provvedimenti severi per limitare l’impiego soprattutto nei contenitori  per i neonati. Anche le aziende non sono rimaste  insensibili alle evidenze scientifiche  tanto che oggi  quasi tutti i produttori non usano più il Bisfenolo A per i biberon. 

 Sulla base delle pressioni internazionali anche la Fda americana ha dovuto rielaborare la sua posizione. In Europa l’Efsa lo scorso 30 settembre 2010 ha confermato la dose tollerabile giornaliera (TDI) per il Bisfenolo A stabilita nel 2006, ma ha anche evidenziato serie aree di incertezza slla tossicologia, dichiarandosi pronta a rivedere l’opinione quando migliori dati saranno disponibili. Le aree di incertezza evidenziate dall’Efsa potrebbero giustificare un processo di ripensamento anche in Europa, che potrebbe a sua volta sfociare in misure dicarattere precauzionale nei confronti di una sostanza che molti ricercatori indicano come un possibile rischio per il feto ed il neonato.

Roberto La Pira

 

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