Dal 12 gennaio in Unione Europea sono entrati in vigore nuovi limiti agli PFAS nelle acque potabili, ma non Italia. Il governo italiano infatti ha rinviato di sei mesi l’applicazione di uno dei nuovi parametri introdotti dalla normativa europea con un emendamento alla Legge di bilancio. Un parametro che, tra l’altro, lo stesso esecutivo aveva deciso di inasprire. Come spiega Altreconomia, la motivazione addotta sarebbe quella di “dare tempo ai gestori di adeguarsi ai requisiti previsti”.
I nuovi limiti per gli PFAS
Il Decreto legislativo 19 giugno 2025, n. 102, che recepisce e attua la direttiva (UE) 2020/2184 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, oltre a introdurre l’obbligo di monitoraggio per le sostanze perfluoroalchiliche, ha introdotto due nuovi parametri: “PFAS totale”, con un limite di 500 nanogrammi/litro (ng/L), e “somma di PFAS”, con un limite di 100 ng/L su una lista di 24 sostanze come PFOA e PFOS, quattro in più rispetto alle 20 elencate dalla normativa europea.

Il decreto ha introdotto anche un limite specifico per il TFA (acido trifluoroacetico), fissato a 100 ng/L e vincolante a partire dal 12 gennaio 2027, e uno di 20 ng/L per quattro PFAS indicati come prioritari dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA): PFOA, PFOS, PFNA, e PFHxS.
Il rinvio di sei mesi
A ridosso dell’entrata in vigore dei nuovi limiti, però, il governo ha deciso di posticipare l’applicazione del parametro “somma di PFAS” e i relativi controlli di sei mesi, così come indicato al comma 622 della Legge di Bilancio 2026, approvata il 30 dicembre scorso. Inoltre, con il comma 623, ha cancellato dall’elenco degli PFAS da monitorare sei sostanze – ADV-N2, ADV-N3, ADV-N4, ADVN5, ADV-M3 e ADV-M4 – prodotte dallo stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, legato a un caso di inquinamento da PFAS in provincia di Alessandria, che avrebbero portato a 30 il totale dei composti che concorrono al rispetto del parametro della “somma di PFAS”.
Insomma, una volta tanto il governo si è imposto limiti più stringenti di quelli fissati dal legislatore europeo, salvo poi decidere di rinviarli all’ultimo minuto.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


