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Idroponica: visita a un’azienda agricola italiana che ha puntato su questa tecnica

Pubblichiamo questo interessante contributo inviatoci da Stefania Ruggeri, nutrizionista e ricercatrice del Crea-Alimenti e nutrizione.

Sabato scorso sono andata a visitare un’azienda agricola di visionari, la Ferrari Farm, una tenuta bellissima di 30 ettari nella Valle del Salto, in provincia di Rieti. A capo due donne: Giorgia e Valentina. Giorgia, ingegnere elettronico e astronautico mi ha guidato alla visita delle loro serre. Serre idroponiche (1) ed ermetiche da loro ideate dove coltivano – in acqua senza terreno –  principalmente pomodori e basilico. Coltivazione a zero emissioni di CO2, grande risparmio di acqua (che viene riciclata se non utilizzata dalle piante), utilizzo di sali minerali naturali e zero pesticidi e fitofarmaci. Nichel free. Alimenti “purissimi” a elevata sostenibilità ambientale, belli e buoni. A merenda ho assaggiato i pomodori e per un momento sono tornata ai sapori di quando ero bambina, quando i pomodori erano “granulosi” al palato e dolcissimi.

L'idroponica
L’idroponica è una tecnica che prevede la coltivazione delle piante in acqua, fuori dal suolo

La parola idroponica deriva dall’unione di due parole di origine greca: “hydro” ovvero acqua e “ponos”, che significa lavoro. La parola idroponica identifica perciò proprio il lavoro e l’azione potente dell’acqua. E pensate che la coltivazione idroponica veniva praticata in modo rudimentale nei giardini pensili di Babilonia e presso i popoli che abitavano le zone montuose delle Ande, sul lago di Titicaca tra il Perù e la Bolivia, e nel Mianmar e si utilizzavano come substrati soprattutto fiori e bancali di paglia.

Oggi alcuni visionari hanno scelto questa tecnica per le loro coltivazioni, utilizzando tecnologie di avanguardia, migliorando le rese. Un incontro meraviglioso tra gli strumenti che la Natura ci offre e la nostra creatività, perché credono che possiamo rendere questo Pianeta più pulito e i cibi che mangiamo più ricchi di nutrimento. Unico difetto: questi prodotti hanno un prezzo alto, ma Giorgia mi ha detto che sono molto richiesti e che se le produzioni aumenteranno i prezzi si abbasseranno. Proviamoli, scegliamo questi prodotti anche da altre aziende coraggiose che sfidano le produzioni convenzionali. Scopriremo sapori nuovi e capiremo che non abbiamo bisogno del tanto, ma del buono. Crediamo nel cambiamento, facciamone parte e ogni tanto utilizziamo le nostre risorse per promuovere il buono e il bello.

Voi cosa ne pensate?

(1) L’idroponica è una tecnica che prevede la coltivazione delle piante in acqua, fuori dal suolo. Le radici vengono immerse nell’acqua arricchita di sostanze nutritive naturali e di ossigeno. I vantaggi sono l’assenza di emissione di CO2 e un grande risparmio idrico – l’acqua che non viene utilizzata dalla pianta viene riciclata. Le serre idroponiche se ermetiche, sono sterili e non permettono l’attacco di parassiti e di patogeni. I prodotti  ottenuti  perciò sono privi di pesticidi e fitofarmaci. L’idroponica è una tecnica di agricoltura sostenibile e gli alimenti hanno un’elevata qualità nutrizionale

Stefania Ruggeri

© Riproduzione riservata

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Avatar

    Brave! Una curiosità : cosa impedisce di avere la certificazione bio per i prodotti idroponici ? (Non sembra di averla vista sul sito, in caso contrario scusate !)

    • Valeria Nardi

      Le segnalo un riflessione di Roberto Pinton, esperto di produzioni biologiche, sull’idroponica in un altro articolo:
      La produzione biologica vegetale impiega tecniche di lavorazione del terreno e pratiche colturali atte a salvaguardare o ad aumentare il contenuto di materia organica del suolo, ad accrescere la stabilità del suolo e la sua biodiversità, nonché a prevenire la compattazione e l’erosione del suolo…
      la fertilità e l’attività biologica del suolo sono mantenute e potenziate mediante la rotazione pluriennale delle colture, comprese leguminose e altre colture da sovescio, e la concimazione con concime naturale di origine animale o con materia organica, preferibilmente compostati, di produzione biologica;
      Senza terreno (su cassoni sopraelevati o in acqua) NON c’è produzione biologica.
      E la bioversità?
      Vorrei anche vedere quali nutrienti si utilizzano per questi vegetali che non sanno cosa sia la luce del sole, la pioggia e l’andamento delle stagioni…
      da: https://ilfattoalimentare.it/vertical-farming-ortofrutta-bio.html

  2. Avatar
    Doriana scuppa

    La cultura in idroponica è da considerarsi superata ,molto migliore è la coltura in acquappnica …. c’è un esempio pratico presso i Giardini Margherita di Bologna…per altre informazioni info@aquaponicdesign.it di Francesco Lombardo3466215335

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