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Il gozzo è scomparso, l’Italia ha raggiunto la iodosufficienza. Il report dell’Osservatorio Osnami dell’Iss 

Sono stati circa 4mila i bambini reclutati nell’indagine per valutare l’assunzione di iodio nella popolazione italiana. Il report è stato condotto dall’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia-Osnami dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con gli Osservatori regionali per la prevenzione del gozzo. Il lavoro ah interessato nove Regioni rappresentative del Nord, Centro e Sud del Paese (Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Calabria, Sicilia). La determinazione della concentrazione urinaria di iodio effettuata sui piccoli di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, ha evidenziato il raggiungimento della iodosufficienza in tutte le Regioni esaminate, mentre la valutazione ecografica del volume tiroideo in questi bambini ha mostrato la scomparsa del gozzo in età scolare.

Questi dati, presentati a ridosso della Settimana mondiale della tiroide (24-30 maggio), sono il risultato della seconda sorveglianza sullo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana (Rapporto Istisan “Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia-Dati 2015-2019”) e giungono a 15 anni dall’approvazione della Legge 55/2005 “Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica”, che ha introdotto il programma di iodoprofilassi nel nostro Paese regolando la vendita e l’utilizzo del sale iodato. Altro dato importante è l’utilizzo del sale iodato in circa il 70% delle famiglie dei bambini reclutati, dato coerente con i risultati dello studio Passi condotto dall’Iss su 130.000 intervistati adulti, che ha evidenziato l’uso del sale iodato nel 74% degli Italiani intervistati.

close up of male hands seasoning food by salt mill
Il successo del programma nazionale basato sull’uso di sale iodato, è stato raggiunto nonostante si sia osservata una riduzione di circa il 12% del consumo di sale

Il successo del programma nazionale basato sull’uso di sale iodato, è stato raggiunto nonostante negli ultimi anni si sia osservata in Italia una riduzione di circa il 12% del consumo di sale. Questa che sembra una contraddizione si spiega con il fatto che la concentrazione di iodio nel sale commercializzato in Italia (30 mg/kg) è, almeno per il momento, sufficiente a contrastare l’impatto di tale riduzione.

“Il raggiungimento della iodosufficienza certamente rappresenta un traguardo importante per la salute pubblica – commenta Antonella Olivieri, responsabile dell’Osnami – tuttavia in una prospettiva futura esso costituisce solo un primo passo nel lungo percorso ancora da fare per consolidare il programma nazionale di iodoprofilassi. L’obiettivo che il Paese ora dovrà porsi sarà quello di garantire la sostenibilità di questo importante programma di prevenzione. Ciò sarà possibile se si potrà realizzare una incisiva azione di formazione sul tema della prevenzione dei disordini da carenza iodica, rivolta non solo alle nuove generazioni di medici, nutrizionisti e dietisti, ma anche agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, così come già sperimentato con successo con il protocollo d’intesa tra Istituto Superiore di Sanità, società scientifiche, associazioni dei pazienti e Miur nel triennio 2016-2019”.

© Riproduzione riservata Foto: iStock, stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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4 Commenti

  1. Avatar

    Ottima notizia.

    Mi ricordo quando anni fa i medici in televisione dicevano che contrastare questa malattia sarebbe molto semplice: bastava aggiungere del sale iodato al comune sale da cucina.
    E così è stato.

  2. Avatar

    Mah, ricordo che solo tent’anni fa per trovare il sale iodato dovevo girare più di un super perché molti proprio non lo tenevano, e richiesti cascavano dalle nuvole e mi dicevano che era roba da tabaccherie… che però me lo procuravano solo su richiesta perché pochissimi clienti glielo chiedevano (molti neppure ne conoscevano l’esistenza), gli occupava spazio, e, soprattutto, rendeva poco.

    “Il successo del programma nazionale basato sull’uso di sale iodato, è stato raggiunto nonostante negli ultimi anni si sia osservata in Italia una riduzione di circa il 12% del consumo di sale”

    E nonostante, aggiungo io, la comparsa sul mercato di pubblicizzatissimi “sali speciali” (dell’Himalaya, Du Paludier, integrali, di Persia, delle Hawaii…) che non hanno alcuna valenza salutistica in quanto il dosaggio dei minerali eventualmente presenti, e ovviamente dello iodio, è talmente basso che in una dieta normale sono totalmente ininfluenti.

    E inoltre con la moda dei sali colorati per un certo tempo è stato di nuovo difficile trovare il sale iodato, perché ovviamente i super erano molto più interessati a vendere i sali di moda che il banale (e cento volte meno redditizio) sale iodato e gli riservavano uno spazio sempre inferiore; per fortuna si è trattato di una moda balorda ormai di fatto scomparsa.

    Visto che il consumo di sale sta scendendo, grazie alle campagne contro il suo eccessivo uso, forse sarebbe opportuno rendere obbligatorio l’uso del sale iodato in fase di produzione, in modo che sia già presente in tuti gli alimenti lavorati, e di conseguenza anche riducendo molto il sale aggiunto dalla singola persona il quantitativo di iodio nella dieta possa rimanere ai livelli necessari a prevenire i disturbi tiroidei.

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      Concordo appieno, soprattutto sulla necessità di introdurre il sale iodato in fase di produzione

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      Sì, giusto, piano con i trionfalismi… abbiamo visto cosa è successo con la sconfitta delle malattie infantili grazie ai vaccini, migliaia di sempliciotti hanno creduto che fossero scomparse e hanno dato retta ai criminali antivaccinisti e non hanno vaccinato i loro figli, e c’è stata una forte ripresa del morbillo, per dirne una!

      Sostengo anch’io che non si debba abbassare la guardia e sollecitare il legislatore a rendere obbligatorio l’uso del sale iodato da parte delle industrie alimentari, perché le acque povere di iodio continuano a esserne scarse e la prossima generazione potrebbe trovarsi di nuovo con casi di ipertiroidismo.