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Glifosato cancerogeno? La Monsanto risponde allo IARC e chiama esperti indipendenti a valutare i dati forniti dall’azienda

Farmer spraying herbicide on Sugarcane Field
La Monsanto aveva accusato lo IARC di produrre “junk science”

La Monsanto, colosso della chimica e azienda produttrice del Roundup, il diserbante a base di glifosato, ha deciso di passare al contrattacco con l’artiglieria pesante, dopo che l’International Agency for the Research on Cancer (IARC) dell’OMS di Lione ha incluso l’agente nella lista dei probabili cancerogeni per l’uomo.

Al momento del pronunciamento, la Monsanto aveva bollato sprezzantemente il rapporto come “junk science”, scienza spazzatura: ora ha deciso di difendersi in modo attivo, e di farlo con determinazione. Ha infatti annunciato di aver incaricato una società specializzata chiamata Intertek Scientific & regulatory Consultancy di selezionare un panel di esperti di salute pubblica, medicina ambientale, oncologia e così via affinché analizzi in modo indipendente e trasparente i dati oggi a disposizione, a partire dagli stessi citati dallo IARC, per giungere a conclusioni proprie, nella sicurezza che tali conclusioni saranno favorevoli al glifosato.

tractor spraying pesticides on a field
Il RoundUp a base di glifosato è il prodotto di punta dell’azienda: le sue vendite sono in crescita

Il presidente dell’azienda, Brett Begemann, ha dichiarato alla Reuters: «È stata fatta molta confusione, per questo il nostro panel analizzerà i risultati in maniera approfondita, e poi li renderà pubblici perché ciascuno possa farsi un’idea». Non ha ricordato, anche se la notizia è comunque pubblica, che sarà la stessa Monsanto a fornire alcuni dei dati da analizzare. In altre parole, non lascerà gli esperti del tutto liberi di verificare tutti i dati affidabili disponibili, ma ne orienterà il lavoro, fornendo materiale che essa stessa avrà giudicato attendibile. Non propriamente una procedura all’insegna della libertà scientifica.

Si capisce bene, comunque, perché la Monsanto tenti in ogni modo di difendere uno dei sui prodotti di maggiore successo degli ultimi anni: secondo le stime della US Geological Survey, il consumo è passato dai 50 milioni di tonnellate del 2002 ai 128 del 2012, e la tendenza è quello di crescere, perché le piante infestanti sono sempre più resistenti e quindi hanno bisogno di dosi maggiori della sostanza per avere lo stesso effetto, soprattutto quelle OGM Roundup easy. La prossima puntata sarà quindi il pronunciamento del panel Monsanto, che affiancherà la propria opinione a quelle di varie agenzie regolatorie che si sono pronunciate a favore della sicurezza del glifosato, in passato, e a quella dello IARC, che ha rimesso tutto in discussione.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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9 Commenti

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    Monsanto è un colosso internazionale che non può permettere a nessuno di erodergli i propri guadagni. ha dettato legge finora e continuerà a farlo, perché nessuno, né la politica né la scienza, con i suoi studi indipendenti, sembra essere in grado di contrastarlo in maniera incisiva. il dio danaro che, come il lupo nelle fiabe, si finge agnello…

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      quasi tutti i governi degli stati del mondo, vengono corrotti dalle lobby-
      L’unico modo è quello del consumatore consapevole che boicotti i prodotti inquinati.

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    il problema, caro Pio, è che mentre noi selezioniamo con accuratezza il nostro cibo, questi (Monsanto & co.) continuano ad inquinarci e ad espandere le loro attività…

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      E tu sei sicuro di selezionarli bene? Ti sei mai chiesto chi compra in Italia la soia coltivata con il glifosato?

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    ebbene, Vincenzo, la mia opinione è che non v’è certezza nemmeno in Italia, ma solo presunzione e speranza nel buon fato… (ma sempre molto meglio che in tantissimi altri Paesi, comunque)

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      La certezza c’è eccome, per la cronaca: la soia di cui sopra viene ampiamente utilizzata per allevare il bestiame che ci fornisce il prosciutto ed i formaggi che tanto vanto danno al nostro paese.
      Quindi direi che non va tanto meglio rispetto agli altri, anzi.

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    la cosa riguarda anche gli allevatori bio?

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      Mi pare che un allevamento biologico implichi che anche il mangime sia biologico, quindi direi che la risposta è no.
      Considera comunque che il metodo biologico prevede l’utilizzo di pesticidi naturali (non di sintesi) e ciò non significa che questi abbiano un impatto sull’ambiente trascurabile.

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    siamo comunque ad un altro livello rispetto al convenzionale, mi sembra di poter concludere… (grazie dello scambio di battute)