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Gli americani leggono le calorie in etichetta, ma non sanno che farsene

Funzionano le campagne di educazione alla salute? Se si guarda agli Stati Uniti e si pensa alla battaglia contro il fumo – supportata da rigidi divieti e da pene severe per i trasgressori – la risposta è sì. Sul fronte cibo però la lotta appare più difficile.

Al momento, i martellanti appelli contro l’obesità – portati avanti anche dalla First Lady Michelle Obama – cominciano a dare qualche risultato, ma ancora molto parziale.

Così, per esempio, quasi la metà dei consumatori presta più attenzione al calcolo delle calorie di quanto facesse due anni fa e il 25% compra di più rispetto all’anno scorso prodotti light o a zero calorie (secondo il 18° rapporto annuo sulla Spesa per la salute realizzato dal Food Marketing Institute e dalla rivista Prevention  intervistando oltre 1400 consumatori).

Tuttavia, gli americani hanno ancora le idee molto confuse su quanta energia consumano in una giornata e tendono a sottovalutare il valore calorico dei loro pasti. Spesso credono di seguire le quantità raccomandate dagli esperti di nutrizione ma si sbagliano. Solo il 9 per cento dei consumatori calcola davvero il proprio dispendio energetico (in base a età, sesso, professione, attività fisica e sport praticati…), mentre il 50 per cento semplicemente “tiene d’occhio le calorie” e il 41 per cento non se ne interessa affatto.

Gli americani usano sempre di più lo smart phone come strumento per creare proprie “liste della spesa” e rendere così più facile la messa a punto di una dieta meno squilibrata: le applicazioni per questo scopo infatti sono usate per mettere a punto liste personalizzate (33 %), conoscere le offerte (28 %) e scegliere cibi più sani quando si riempie il carrello (25 %).

L’atteggiamento “interessati ma confusi” è confermato dal Rapporto 2010 sul cibo e salute del Consiglio internazionale per l’informazione sulla nutrizione (Ific), in base al quale solo il 12 % delle persone  conosce il fabbisogno energetico giornaliero ma il 74% legge le informazioni nutrizionali sulle etichette.

«È interessante che la gente non abbia la più pallida idea di quante calorie dovrebbe mangiare per stare bene, ma legga comunque quante ne contiene il cibo che assume», ha detto Wendy Reinhardt Kapsak, direttore del dipartimento salute e benessere dell’Ific al magazine on line Supermarket News. «A volte i consumatori si inventano le proprie soglie. Così c’è chi per esempio non compra pasti surgelati che superano le 500 calorie».

Gli intervistati non capiscono come il concetto di “calorie assunte e calorie consumate” si ricolleghi al peso, tanto che il 58 % non fa alcuno sforzo per equilibrarle, né riducendo il cibo né aumentando l’attività fisica. Tra coloro che dichiarano di cercare di mantenere il peso forma o di perdere peso, solo il 19 % tiene conto delle calorie. Ancora, 4 americani su 10 non sanno quante calorie consumano in un giorno (il 43 %) o ne danno una stima non accurata (il 35 % dice 1000 o meno).

Tra le altre scoperte del rapporto: 7 americani su 10 sono preoccupati per il loro peso e l’80 % sta cercando di dimagrire o di restare in forma, modificando la quantità di cibo ingerita , il tipo di alimenti e incentivando  l’attività fisica.

La metà circa dei cittadini  è preoccupata per le quantità di sodio assunto con la dieta e controlla la quantità presente nei cibi, leggendo le etichette più che nel passato.

Per quanto riguarda le informazioni su cibo, nutrizione e sicurezza alimentare, la prima fonte sono le etichette (62%), seguite da amici e familiari (40%), negozi alimentari, farmacie o negozi specializzati e professionisti della salute.

 

Mariateresa Truncellito

foto: photos.com

 © Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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