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Il ginseng è solo un placebo? Non ci sono ancora prove scientifiche sull’efficacia

«Ti senti a terra? Perché non provi col ginseng?»: tra i rimedi naturali, l’estratto di questa pianta è forse il prodotto erboristico più venduto al mondo. Usato da secoli nella medicina orientale, da qualche decennio è molto di moda anche in Occidente: al punto che di recente è finito anche nel caffè, sotto forma di bevanda aromatizzata. In tintura madre, compresse, estratto secco viene consigliato come stimolante contro apatia e stanchezza, per aumentare le energie fisiche e mentali, per rinforzare la memoria e persino per prevenire l’Alzheimer. Schiere di studenti lo acquistano in vista degli esami e persone di tutte le età lo usano per combattre la stanchezza primaverile o autunnale e la lieve depressione invernale.

Ora però una revisione sistematica della Cochrane – l’organizzazione scientifica internazionale che valuta quanto un farmaco o un trattamento medico sia realmente efficace mettendo a confronto i risultati di tutti gli studi validi su un argomento, usciti nel corso degli anni – è giunta alla conclusione che attualmente non esistono prove che il ginseng abbia reali benefici effetti sulle facoltà mentali.

Più precisamente, secondo il responsabile della ricerca, JinSong Geng della Nantong University in Cina, «Il ginseng sembrerebbe avere effetti benefici sulle abilità cognitive, sul comportamento e sulla qualità di vita. Ma al momento non ci sono evidenze scientifiche incontrovertibili e qualitativamente indiscutibili».

In altre parole, gli studi a disposizione non sono concludenti perché c’è troppo eterogeneità nei sistemi di misura utilizzati, per la loro durata e anche per i dosaggi troppo diversi del ginseng assunto dalle persone coinvolte negli esperimenti. I ricercatori, però, auspicano nuove e approfondite ricerche perché ritengono che le proprietà della pianta siano comunque meritevoli di approfondimento.

Su otto studi presi in considerazione, solo cinque avevano informazioni utilizzabili ai fini della revisione Cochrane, con un totale di 289 pazienti, tra i 20 e i 30 anni in tre ricerche e cinquantenni in altre due, e con effetti del ginseng valutati dopo l’assuzione per 8-12 settimane o dopo 2 giorni.

In più di uno studio il ginseng sembra favorire un miglioramento delle funzionalità cognitive e della memoria: per esempio, in una ricerca su 112 persone, chi lo aveva assunto aveva ottenuto punteggi migliori in alcuni test di apprendimento e memoria, rispetto a coloro a cui era stato somministrato un placebo (cioè una sostanza inerte, come acqua o zucchero).

Malgrado i risultati positivi, le ricerche incluse nella revisione sistematica non forniscono prove sufficienti per concludere che il ginseng ha davvero benefici effetti su mente o corpo, o che addirittura possa curare la demenza. A causa delle differenze nei metodi di studio, nella preparazione delle erbe e nei test per le funzioni cognitive, gli studiosi della Cochrane non hanno potuto combinare assieme i risultati delle diverse ricerche e quindi trarre dati definitivi.

Mariateresa Truncellito

Foto: Photos.com

Per saperne di più

Ginseng for cognition, The Cochrane Database of Systematic Reviews 2010 Issue 12

  Redazione Il Fatto Alimentare

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