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Frutti bosco 800 casi e 15 lotti ritirati, l’epidemia non si ferma. Coop ed Esselunga decidono lo stop alle vendite

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Coop e Esselunga non vendono più frutti di bosco surgelati per i problemi di contaminazione dovuta al virus dell’ epatite A

L’epidemia di epatite A causata dall’ingestione di frutti di bosco surgelati continua e secondo il bollettino diffuso ieri sera da Epicentro, il sito di epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, le persone colpite sono 800 e i lotti ritirati 15. Dall’elenco delle aziende segnalate si notano almeno tre imprese che operano nel catering commercializzando confezioni da 10 kg. Questo aspetto fino ad ora sottovalutato lascia ipotizzare che un veicolo di diffusione dell’epidemia sia il consumo di torte e dessert a base di frutti di bosco vendute da pasticcerie, ristoranti o bar. Inoltre va altresì ribadito che probabilmente centinaia di confezioni contaminate sono ancora in commercio o nel freezer di casa. Il Ministero della salute dimostra di gestire la crisi con un certo affanno visto che pubblica in ritardo gli avvisi dei lotti ritirati, non mette le foto e non ha ancora messo a punto un efficace piano di allerta per fare sapere ai cittadini di consumare frutti di bosco surgelati solo dopo una cottura a 100° C per almeno due minuti.

 

Da parte loro le aziende produttrici di frutti di bosco potrebbero aggiungere sulle confezioni un bollino rosso in cui si invita a cuocere il prodotto, come ha fatto la ditta Danti, e anche i supermercati potrebbero mettere un cartello davanti al frezer dove sono venduti i frutti di bosco con lo stesso messaggio.

 

Si tratta di iniziative doverose verso i consumatori che il Ministero deve gestire. Purtroppo tutto ciò non avviene o risulta insufficiente. In questa situazione fuori controllo un’altra soluzione sensata anche se penalizza le aziende produttrici è quella di non vendere più frutti di bosco surgelati come fanno da alcune settimane Coop ed Esselunga.

 

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Secondo Epicentro le persone colpite sono 800 e il numero continua ad aumentare

Nella tabella a fianco l’andamento mensile delle segnalazioni pervenute al sistema di notifica delle malattie infettive gennaio-settembre 2013. Il 70% si stima siano causate da frutti di bosco.

 

A distanza di 6 mesi dall’inizio dell’epidemia non si vedono soluzioni e non si riesce a individuare il focolaio. I segni sono tutt’altro che confortanti visto che in Irlanda, Francia  e Olanda si registrano decine di casi. La tracciabilità della materia prima che è un obbligo di legge per intervenire in modo rapido ed efficace in queste situazioni purtroppo non funziona come dovrebbe e ciò vanifica gli sforzi dei ricercatori e degli epidemiologi. Per cercare di sbloccare la crisi è intervenuta ufficialmente l’Efsa che cercherà di sensibilizzare i Paesi interessati a fornire le informazioni necessarie ad individuare l’origine del focolaio.

 

Riportiano sotto la lista aggiornata di Epicentro con i lotti ritirati dal mercato. Come si vede troviamo confezioni da 10 kg di aziende come Industria Alimentare Funghi della Val Taro o Arfungo che vendono all’ingrosso a ristoranti, pasticcerie…

 

Roberto La Pira

 

tab frutti bosco 11 novembre 2013

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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18 Commenti

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    “un veicolo di diffusione dell’epidemia sia il consumo di torte e dessert a base di frutti di bosco vendute da pasticcerie, ristoranti o bar” – Questo è un punto critico della rintracciabilità che noto spesso. I dettaglianti sono eclusi da questo circuito informativo. La comunicazione del rischio dovrebbe essere più capillare!!

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      I dettaglianti che non utilizzano la distribuzione all’ingrosso, non i dettaglianti in toto.
      Per intenderci, quelli che vanno al supermercato a comprare la confezione di frutti di bosco…

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      Sig. alessandro, quante volte consiglio ai gestori di bar, ristoranti e simili di comprare presso venditori all’ingrosso dove c’è un sistema di rintracciabilità… Ma poi ognuno fa quel che vuole! Comunque sarebbe corretto che queste informazioni vengano poi diffuse anche dai mass-media in modo da non lasciare indietro nessuno.

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    Ma cosa metere un cartello o un bollino rosso con scritto cuocere prima di consumare….ma dove viviamo…i prodotti vanno ritirati e non più commerciati finche non si arriva alla completa sicurezza alimentare del prodotto.

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    I frutti di bosco rappresentano il miglior alimento che la natura ha confezionato per l’uomo e insieme alle olive sono i più ricchi in assoluto di antiossidanti. Chi li consuma in quantità potrebbe aspirare all’immortalità. Però, come tutti gli altri alimenti, vanno trattati e conservati rispettando le norme igieniche. Questa criminalizzazione mi sembra esagerata, e spero che non nasconda secondi fini.

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    Non c’è nessuna criminalizzazione, c’è solo il fatto che si continua e si ricontinua a mettere in commercio prodotti non sicuri….sono ormai mesi e mesi che questo fatto va avanti e guardacaso sono sempre le stesse aziende.

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    @Paolo: d’accordo con lei. Ci tenevo solo a precisare che non necessariamente tutti i dettaglianti sono esclusi da questo circuito informativo.

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    perdonate la domanda forse naif perchè non ho seguito l’evolversi della vicenda. Ma nel caso dei frutti di bosco freschi non sono mai stati problemi invece?

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    buonasera

    sono mesi che seguo questa notizia ma non riesco proprio a capirci nulla!

    vorrei chiedere…ma allora parlando di dolci e dessert anche uno yogurt ai frutti di bosco potrebbe essere contaminato…in questo caso che si fa?

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    Le ASL dovrebbero inviare una circolare a TUTTI i laboratori di pasticceria.

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    Ciao!
    Potresti indicarmi il link della pagina di “epicentro” con la lista sopra citata?
    Sul sito del ministero della salute non sono indicati tutti i produttori che hai riportato anche tu e vorrei saperne di più…
    Grazie mille,
    Gloria.