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Formaggio senza latte. Continua la petizione di Coldiretti e Slow Food ma le cose non sono come vengono raccontate

formaggio
La petizione di Slow Food sostenuta da Coldiretti

La petizione che chiede di non usare latte in polvere nella produzione del formaggio promossa da Slow Food e sostenuta da Coldiretti ha superato 115 mila firme. La lobby di Coldiretti è sempre molto abile nel manipolare le notizie e in questo caso è riuscita a coniare anche un bello slogan “No al formaggio senza latte” che inevitabilmente attira simpatie e adesioni da parte dei consumatori. Slow Food, che in genere promuove campagne intelligenti, ha avviato questa raccolta firme mal consigliata e senza analizzare la situazione. Tutto il costrutto è supportato dalla falsa convinzione che l’UE imponga nuove regole all’Italia, avvallando l’uso del latte in polvere nel formaggio, rovinando così l’immagine e la qualità dei nostri prodotti e aprendo le porte a improbabili frodi commerciali ai danni del consumatore.

La grande bufala però funziona e la notizia è stata rilanciata da centinaia di siti e da decine di quotidiani attraverso articoli in cui gli autori si limitano a riproporre il testo della petizione. Per fortuna dopo alcuni giorni sono arrivate le prese di posizione di alcune associazioni di categoria e anche di addetti ai lavori che, conoscendo il processo di lavorazione del formaggio, si rendono conto dell’infondatezza della petizione. Abbiamo già detto che in Europa – ma non in Italia – nel processo di caseificazione si può aggiungere una parte di latte in polvere per standardizzare la miscela e aumentare la quantità di proteine e/o grassi visto che la composizione del latte varia con le stagioni e i periodi dell’anno. In Italia, per aggirare il divieto sancito dalla legge 138 del 1974, si usano idrolizzati proteici e retentati (ossia concentrati per micro e ultrafiltrazione) che assolvono alla stessa funzione. Chiarita la funzione tecnologica della polvere di latte, chiamare questi prodotti “formaggi senza latte” non ha alcun senso, visto che l’aggiunta di questi idrolizzati non è un’operazione fraudolenta ma una prassi necessaria nella lavorazione industriale. Tanto più che nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di quantità minime.

formaggio supermercato iStock_000020289599_SmallPurtroppo in ambito alimentare spesso le insinuazione e le bufale prevalgono sul buon senso e Coldiretti ha una predilezione verso questi giochi di prestigio. Basta pensare alla favola del latte italiano importato dall’estero. Chi fa la spesa tutti i giorni sa che sulle etichette del latte fresco è sempre indicata l’origine italiana (nel 99% dei casi) e il più delle volte compare anche la regione e addirittura la zona di allevamento delle mucche. La questione delle importazioni riguarda le confezioni di latte a lunga conservazione che però dobbiamo fare arrivare dall’estero per coprire il fabbisogno interno. In questa vicenda la sola cosa sensata è la legittima richiesta di indicare sulle etichette del formaggio l’eventuale presenza di latte in polvere, per dare la possibilità al consumatore di sapere cosa compra.

La petizione di Slow Food ha creato una certa confusione e i nostri lettori ci hanno rivolto  alcune domande.

– I formaggi che nell’elenco degli ingredienti riportano solo la scritta “latte”, contengono latte in polvere? In Italia non è possibile usare polvere di latte in forza della legge 138/74. Prodotti lattiero caseari di importazione possono invece lecitamente contenerlo.

– Se tra gli ingredienti leggo latte pastorizzato, posso essere sicuro che non siano usati concentrati? No, perché le regole di etichettatura non impongono di dichiarare l’utilizzo di latte concentrato né di singoli costituenti del latte.

latte artificiale 164642305– Perché avete scritto che i concentrati usati dai nostri produttori sono legali se la legge vieta anche i latti “comunque concentrati”? La legge italiana consente l’impiego di latte “concentrato” per evaporazione termica o di “retentati” di ultra o microfiltrazione a condizione che questi semilavorati facciano parte del processo di produzione, ovvero che siano prodotti nello stesso stabilimento che li utilizza.

– L’unico modo che abbiamo per avere un formaggio di qualità è affidarci ai marchi STG, DOP e IGP? Non necessariamente. Ci si può affidare anche ai prodotti confezionati dalle grandi marche o dalle catene di supermercati che hanno scelto la qualità come primo requisito.

– Non si pone comunque un problema di qualità per i formaggi fatti con polvere di latte, concentrati o altro rispetto a quelli a marchio? Per quanto riguarda i formaggi l’utilizzo di retentati  permette l’ottenimento di un formaggio con caratteristiche regolari e costanti. Si tratta quindi di una buona pratica tecnologica che migliora la qualità dei prodotti. Diverso può essere il discorso per il latte in polvere, un conto è fare formaggi utilizzando come materia prima latte in polvere ricostituito, un altro è utilizzarlo per standardizzare il contenuto proteico del latte da caseificare. Nel primo caso si ottengono sicuramente formaggi di qualità inferiore rispetto agli standard cui siamo abituati.

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Firma anche tu la petizione clicca qui abbiamo raggiunto 155 mila firme

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista professionista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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22 Commenti

  1. Avatar

    La cosa strana è che la massa dei consumatori meno informati e quindi più influenzabili abbocca subito a queste notizie inesatte se non false, e non si riesce più a riportarli sulla retta via 😉 in quanto qualsiasi cosa si dica, non si viene creduti, neanche se argomenti al meglio ed in maniera chiara. Eppure non si fanno troppe domande quando devono credere alla bufale… Tutti vedono complotti, nessuno vede i fatti.
    Fortuna che il mio piccolo bacino di lettori si fida di quel che scrivo, quindi un pò di bufale riesco a non farle attecchire…

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    Non riesco a capire perche’ insistiate nel dire che la petizione di Slow Food e Coldiretti sia una bufala;
    le loro motivazioni mi sembrano molto chiare e le cose sono proprio cosi’ come vengono raccontate.
    inoltre personalmente non capisco perche, per soli fini commerciali, dobbiamo essere obbligati ad aprire il nostro mercato al latte in polvere quando la nostra cultura casearia non lo preveda; la petizione di Slow Food e’ proprio in difesa di questo e mi sembra lodevole.
    Inoltre dovreste aggiungere nei vostri articoli che la richiesta da parte della commissione europea e’ stata fatta su pressione da una grande industria casearia francese che vuole poter allargare il proprio mercato in Italia anche a formaggi fatti con latte in polvere, questa informazione chiarirebbe di piu’ i motivi della petizione.
    Credo che la vostra polemica contro Slow Food e Coldiretti sia per far parlare di voi, per avere maggiori contatti che postano le vostre notizie; forse siete voi a non raccontare le cose come devono essere.

    • Roberto La Pira

      Il problema è che dovremo per forza allinearci oltre al fatto che le grandi aziende italiane utilizzano già altri sistemi equivalenti! Non si tratta di aprire le porte a nulla ma di prendere atto che la correzione del latte per la produzione del latte industriale e una realtà e non una truffa. La richiesta legittima è quella di pretendere la dichiarazione in etichetta del latte in polvere . DOP , STG e IGP sono esclude dal provvedimento. La modalità produttiva dei formaggi resterà uguale se il produttore decide di non usare latte in polvere e le grandi aziende invece di usare altri sistemi useranno il latte in polvere. Non capire questo vuol dire voler ignorare la realtà del processo produttivo. Per il burro di cacao nel cioccolato Slow Food e altri hanno portato avanti un’iniziativa simile, denunciando la fine del vero cioccolato poi in realtà nessuno ha cambiato la formula della tavoletta.

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      il problema di questa petizione così come dei vari articoli “Copia & Incolla” che si leggono su molti quotidiani sta tutto in questa parole di La Pira: “La modalità produttiva dei formaggi resterà uguale se il produttore decide di non usare latte in polvere”.
      *
      Revocare la legge in questione non deve necessariamente essere una ragione per i produttori di formaggi italiani per mettersi a fare prodotti con il latte in polvere, basterà continuare a lavorare come sempre hanno fatto.
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      Per contro se ci fosse la possibilità di usare il latte in polvere una diretta conseguenza è (o dovrebbe essere) di dichiararlo in etichetta, cosa questa che restituisce a noi consumatori il potere ovvero di scegliere il prodotto che riteniamo migliore.
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      Uscendo dal seminato ma non troppo, sabato scorso al super avevamo bisogno di comprare del pan carrè, ma trova del pan carrè senza olio di palma: tutte le marche ce l’avevano, per cui abbiamo optato su un pane simile, di un produttore che non cocoscevamo, ma con olio extravergine di oliva. Abbiamo perso alcuni minuti a leggere tutte le etichette, ma con la soddisfazione finale di acquistare il prodotto giusto che, spesso c’è, ma molti non hanno la pazienza di cercarlo, spesso con il solioto “ma tanto per due fette di…” dimenticandosi che il problema principale non è il singolo additivo, ma l’accumulo, visto che durante il giorno se ne assumono molti, in maniera consapevole o meno.
      *
      Il discorso è uguale per il formaggio prodotto con il latte in polvere. che loro cambino in peggio le normative, per favorire certi produttori europei o meno, ma se noi leggeremo le etichette e faremo acquisti che premino la qualità delle nostre aziende alimentari, avremo la possibilità di far toccare con mano il potere dell’acquisto consapevole.
      *
      Senza dimenticare che l’abuso delle petizioni di fatto snatura il potere dello strumento in sè. Ormai firmare una petizione online sta diventando come il “mi piace” su Facebook…

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      Valeria hai perfettamente ragione. La nostra cultura alimentare è importante e deve restare pura. La petizione su questo argomento così scottante è eticamente corretta e doverosa. Perchè sono queste le cose importanti di cui parlare, per cui mobilitare la popolazione e raccogliere firme. Perchè Coldiretti e Slowfood mica possono lanciare una petizione per salvaguardare quei 400.000 disperati che l’agricoltura fa lavorare in nero in Italia. Stranieri per l’80%. Schiavi a tutti gli effetti. 12 ore di lavoro al giorno per 20 euro. Un business da 9 miliardi di euro, con una evasione contributiva di 600 milioni l’anno. E per distrarre l’attenzione da tutto ciò, cosa c’è di meglio di fingersi virtuosi inventando pericoli che non esistono? Ma davvero Coldiretti e Slowfood credono che i cittadini italiani siano così incredibilmente ignoranti?

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      Concordo con Valeria su tutti i punti. Inoltre aggiungo che non ci sarà scelta e dovremmo mangiarlo obbligatoriamente questo formaggio fatto (in toto o in parte) col latte in polvere di provenienza mondiale compresa la Cina o la Germania o l’Olanda o la Nuova Zelanda.
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      Se compro una pizza contenente formaggio ci sarà dentro a meno di spendere cifre più altre e comprare pizze particolari in supermercati ben forniti. In tutti i prodotti industriali dove ci sia il formaggio ci sarà il formaggio fatto anche col latte in polvere.
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      Poi un aspetto particolare è che l’inflazione ufficiale ISTAT viene calcolata sulla pasta barilla che è di provenienza mondiale (e la più comprata). Adesso come formaggio per calcolare l’inflazione viene probabilmente preso un formaggio di qualità italiano come formaggio più venduto, un domani verrà preso un formaggio più economico fatto col latte in polvere così come la barilla è tra le paste più economiche. Quindi lo stipendio che si rivaluta con l’inflazione prevede e “obbliga” a comprare oltre la barilla il formaggio fatto (in parte) col latte in polvere di provenienza mondiale.

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      sono d’accordo con Valeria ed aggiungerei che forse è vero che il latte fresco è quasi sempre italiano ma è anche vero che passano la nostra frontiera quotidianamente autobotti, provenienti per lo piu’ dalla Germania , piene di latte reidratato destinato alla lavorazione mentre in italia il 40% delle stalle
      sono scomparse grazie alla politica di bruxelles

    • Roberto La Pira

      Ma chi ha detto che è latte reidratato? A noi non risulta e forse non conviene nemmeno

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      E del cioccolato senza burro di cacao,del vino senza uva,del succo di agrumi senza agrumi ma con
      un’altissima percentuale di coloranti ,perchè così ha sentenziato l’UE, sono anche queste invenzioni della Coldiretti?Mentre i nostri prodotti vanno al macero ,sulle nostre tavole finiscono alimenti
      molto spesso dannosi per la salute.Ben vengano le petizioni che ci permettono di conoscere
      quello che viene perpetrato a nostra insaputa!

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    Concordo che Coldiretti e Slowfood esagerano a parlare di formaggio senza latte, ciononostante condivido la loro battaglia contro la scarsa qualità.
    Inoltre, non mi fido molto del latte in polvere perchè certamente non ha le caratteristiche organolettiche del latte crudo: far passare l’alimento in ugelli ad alta pressione a 150° credo influisca non poco sulla quantità di vitamine nel prodotto finale (certo, se si polverizza il latte UHT era già morto prima quindi il problema è secondario). Inoltre le alte pressioni abbinate all’alta temperatura potrebbero creare sostanze dagli effetti ignoti come ad esempio accade nella creazione di fiocchi di mais (mi riferisco ad es. agli acidi grassi che escono danneggiati)?

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    Esco dall’argomento ma non troppo. Ultimamente c’è un approccio che secondo me è sbagliato, di giustificare le notizie inesatte o false, perchè “almeno poi si parla dell’argomento”, che sia il formaggio senza latte oppure le margherite mutanti di Fukushima.
    (la foto pubblicata su molti siti e quotidiani, gli stessi che poi pubblicano le bufale alimentari, mostra davvero delle margherite fotografate dall’utente Twitter @San_kaido e risulta inoltre che la foto è stata effettivamente scattata in Giappone, nella zona di Nasushiobara, ma l’idea che la forma insolita delle margherite sia dovuta alle radiazioni è soltanto una congettura dell’utente e non è supportata da alcuna prova.)
    *
    E’ senz’altro giusto parlare delle tematiche scottanti e che ci riguardano da vicino, ma come ci possiamo fare un’opinione corretta se se ne parla basandosi su dati errati? Certo parleremo e discuteremo, ma sul nulla.
    *
    Resto dell’idea che l’unica Informazione che mi (ci) serve è quella corretta; il resto alla fine dei giochi è solo Disinformazione che crea quella confuzione che può giovare solo ai furbetti…

  5. Avatar

    @francesco: visto che hai giustamente citato il lavoro nero in agricoltura, ti copio un passaggio di un post che ho scritto tempo fa: “…quasi tutte le associazioni di categoria firmano il protocollo d’intesa di Equapulia, ma non Coldiretti e mi piacerebbe capire perchè.”
    *
    Essendo uscito dal seminato, non occupo altro spazio e lascio il link: http://paoblog.net/2015/06/19/persone-lavoro/

  6. Avatar

    Leggo in un commento su un altro sito: ” Sono stato ad Amsterdam ed ho provato il gouda industriale migliore… Buono… Poi ho provato quello delle poche ditte che hanno avuto il permesso di continuare a produrre con il latte…. Un altro pianeta… Una prelibatezza… ”
    *
    Oh, quindi è la UE che “permette” ad alcune ditte di usare il latte fresco oppure no?
    *
    E questo è il danno che compie la Disinformazione, unita alla accertata incapacità di molti di capire quello che leggono. Non lo dico io, questo, anche se iho toccato con mano quanto sia vero….
    guarda l’intervista al Prof. De Mauro > https://www.youtube.com/watch?v=Yk2g3njIqwc

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    Germano Grossi

    Caro Fatto Alimentare, condivido ed apprezzo molte delle vostre battaglie, ma questa, sinceramente non riesco a capirla. Fatta la dovuta chiarezza sul fatto che la UE non obbliga nessuno a produrre con il latte in polvere, ma vuole solo eliminare dei divieti che abbiamo solo in Italia, credo che a furia di “piccole concessioni” il livello, già basso, delle produzioni alimentari industriali continui a scendere: il problema è che chi si rivolge prevalentemente ad una produzione alimentare industriale raramente legge con attenzione le etichette. Per quella categoria di consumatori, quindi, la presenza tra gli ingredienti di latte in polvere sarebbe ininfluente: continuerebbe a scegliere con criteri come il prezzo, la marca, etc. Questi consumatori, insomma, visto che non sono capaci di tutelarsi da soli, secondo voi meritano anche la perdita di tutela della legge? Faccio un esempio di “mancanza di tutela” su un altro argomento: Da anni conduco una (quasi) solitaria battaglia contro gli aromi sintetici negli alimenti. Ma la maggioranza dei consumatori continua tranquillamente a credere che la parola “aromi” tra gli ingredienti sia lo stesso che “aromi naturali”. Perché non obbligare i produttori a scrivere “aromi sintetici” o “aromi artificiali”? Ma a scriverlo molto grande sul fronte della confezione! Così come obbligherei chi vuol usare latte in polvere a scrivere molto grande “preparazione casearia con latte in polvere” e non formaggio; il formaggio, da millenni è un’altra cosa.

    • Roberto La Pira

      Sono d’accordo su una maggiore trasparenza delle etichette del formaggio e anche sul fatto che la battaglia sugli aromi sintetici è stata persa a livello legislativo molti anni fa quando era il caso di mantenere la dizione aromi sintetici sulle etichette. Ribadisco il concetto che si chiami latte in polvere o in altro modo cosa cambia si usano già le integrazioni per standardizzare il prodotto di partenza non è una frode ma una necessità tecnologica. La tutela si fa con le etichette non negando un sistema produttivo che già tutte le grandi aziende utilizzano.

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      Caro Roberto La Pira, non e’ una neccessita’ tecnologica quella di utilizzare latte in polvere per produrre formaggi ma neccessita’ economica dettata da una grande azienda casearia francese che in questo modo potra’ commercializzare i propri formaggi anche in Italia, azienda francese ce ha acquistato anche marchi italiani; e’ fuorviante e poco trasparente parlare di necessita’ teconologica.

    • Roberto La Pira

      La standardizzazione del latte con vari sistemi viene fatte da tutte le aziende casearie di grandi dimensioni perché il latte come lei mi insegna non ha una composizione identica 365 giorni l’anno ma ma varia in relazione all’alimentazione degli animali alla stagione, al clima ecc.
      Tenga conto che il latte in polvere viene aggiunto anche da un’azienda famosa tedesca produttrice di yogurt per migliorare la cremosità del latte fermentato. Non mi sembra proprio una questione Francese

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    Non ho la pretesa d’insegnare niente a nessuno.
    Non ho mai detto che e’ una questione francese, bensi’ una mera questione economica; una neccessita’ da parte di multinazionale casearia francese di vendere anche nel nostro paese formaggi prodotti con latte in polvere per poter poi allargare il proprio mercato anche all’Italia, da qui la richiesta fatta da loro alla Ue.
    E le pressioni economiche credo non portino mai niente di buono se non cibo scadente, quindi ben vengano le petizioni.
    S

    • Roberto La Pira

      I formaggi francesi e anche quelli tedeschi e olandesi con o senza latte in polvere sono già venduti in Italia. Il cibo scadente non è causato dalle norme europee ma è il frutto di scelte imprenditoriali. Lo yogurt tedesco serviva a farle capire che il latte in polvere è usato anche in aggiunta al latte per migliorare il prodotto e non solo per standardizzarlo.

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    Grazie mille Roberto per aver chiarito molto bene la questione, e concordo con quanto scritto da Francesco.
    Lavoro nel settore degli ingredienti alimentari da oltre 15 anni e sono a conoscenza di tante situazioni in Italia e all’estero. I giornali e questo tipo di iniziative fanno leva sulla ignoranza del consumatore medio e devo dire che i risultati lo dimostrano; i social network poi aiutano molto a diffondere a macchia d’olio queste bufale, perché la gente si ferma a leggere solo il titolo, se cerchi di argomentare meglio la cosa e di spiegare come stanno le cose lo sguardo si tramuta molto velocemente in quello dei bovini che guardano passare il treno. Non lavoro solo in Italia e vi assicuro che – sebbene ci siano margini di miglioramento – la nostra industria alimentare è di primo livello per quanto riguarda sicurezza e qualità, certo quando andate al supermercato non sperate di avere tutto ciò al prezzo più basso possibile.

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    Secondo me Coldiretti invece di difendere la produzione industriale che ha l’effetto di produrre in ogni Paese europeo lo stesso identico latte di scarsa qualità, dovrebbe parlare di latte di alta qualità prodotto in modo tradizionale con i bovini al pascolo, come si faceva 30/20 anni fa. Ma Coldiretti, come tutte le confederazioni, ha perso ormai tutte le occasioni per valorizzare il vero made in Italy alimentare schiava anch’essa delle logiche industriali e purtroppo politiche. Ai consumatori non resta che informarsi e ricercare i prodotti di qualità che molti coraggiosi coltivatori italiani continuano a produrre.