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Nuove regole Ue sui farmaci veterinari per combattere la resistenza agli antibiotici. Standard validi anche per gli alimenti importati

Benessere degli animaliIl Parlamento europeo ha dato il via libera alla nuova legislazione sull’autorizzazione all’immissione in commercio, la distribuzione e l’impiego dei farmaci veterinari. Le nuove norme vanno a sostituire la direttiva del 2001 e il regolamento del 2004, ritenuti ormai obsoleti, in particolare per quanto riguarda la consapevolezza dei rischi associati alla resistenza antimicrobica e agli sforzi necessari per combatterla.

Il nuovo testo, già concordato tra europarlamento e Consiglio Ue, stabilisce che i farmaci veterinari non devono in nessun caso servire a migliorare le prestazioni o a compensare la scarsa cura dell’animale. L’uso profilattico di antimicrobici, cioè come misura preventiva in assenza di segni clinici di infezione, viene limitato ai singoli animali e solo quando quando il rischio di malattia è molto elevato e le relative conseguenze possono essere gravi, ad esempio dopo un intervento chirurgico.

L’uso metafilattico, cioè il trattamento di un gruppo di animali quando si manifestano segni di infezione, viene indicato come ultima risorsa e vi si potrà ricorrere solo quando il rischio di malattia batterica è elevato e non sono disponibili altre alternative adeguate. Per contribuire ad affrontare la resistenza agli antibiotici, la legislazione dà alla Commissione europea anche la facoltà di selezionare quelli da riservare esclusivamente al trattamento degli esseri umani.

Le nuove norme prevedono anche che i prodotti alimentari importati debbano essere conformi alle norme comunitarie, sia per quanto riguarda il divieto di utilizzo degli antibiotici per promuovere la crescita, sia per le restrizioni sugli antimicrobici riservati all’uso umano. Le nuove norme devono essere ora approvate formalmente dal Consiglio dell’Ue e poi potranno essere pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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Un commento

  1. Perché si devono sempre fare grandi danni prima di intervenire con le giuste norme di prevenzione?
    Non sarebbe più saggio, scientifico e molto meno costoso prevenire questi disastri, prima di dover correre ai ripari a danni fatti?
    A cosa serve il principio di precauzione, se non lo si applica nemmeno in questi casi fortemente impattanti sulla salute pubblica?