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Dove butto la pellicola del vasetto di Nutella? La risposta di Ferrero e Amsa al dubbio di un lettore

nutella etichetta ambientale imballaggiCon l’anno nuovo, salvo ulteriori slittamenti, su ogni imballaggio dovremmo trovare le indicazioni precise di come smaltire ogni sua componente, con l’indicazione di tutti i materiali e le frazioni di conferimento. Non tutte le etichette sono già in regola. Altre, invece, lasciano i consumatori con qualche dubbio. Come è capitato a un nostro lettore di fronte a un barattolo di Nutella. Ecco qui la lettera, seguita dalla risposta di Ferrero.

In merito alle confezioni utilizzate per il prodotto Nutella notiamo che uno dei componenti (pellicola protettiva) è realizzato in materiale identificato come C/PAP 82, ovvero poliaccoppiato carta-alluminio.
Mentre per gli altri componenti dell’imballaggio è indicato esattamente dove vada differenziato (riferimento al sito e etichetta applicata sulle confezioni di vendita) per questa componente non è chiaramente indicato.
Come va gestito questo materiale da parte del consumatore? Deve essere smaltito nell’indifferenziata?

Ecco la risposto di Ferrero:

In un contesto di non armonizzazione delle etichette e soprattutto di eterogeneità dei sistemi di raccolta, che possono variare anche a livello comunale nella stessa regione, l’indicazione fornita, in linea con gli attuali requisiti, è quella del codice alfanumerico e della relativa traduzione in categoria di materiale (i.e. carta, plastica, vetro ecc.) di modo che il singolo cittadino, a seguito di verifica delle disposizioni del Comune di appartenenza, possa smaltire correttamente i differenti materiali. Ad oggi operiamo in regime di etichettatura volontaria e siamo in fase di recepimento dell’indicazione obbligatoria, che verrà implementata seguendo le linee guida fornite da Conai.

Il Fatto Alimentare ha quindi chiesto ad Amsa, società che gestisce la raccolta differenziata a Milano, in quale frazione conferire la pellicola protettiva dei vasetti di Nutella che così ha risposto:

Si tratta di poliaccoppiato con prevalenza alluminio, va quindi conferito con gli imballaggi in metallo, a Milano raccolti nel sacco giallo insieme alla plastica.

In questa fase di transizione, i consumatori che si trovano davanti a un caso come quello della pellicola protettiva della Nutella, per essere sicuri di smaltire correttamente gli imballaggi, non possono fare altro che contattare il gestore della raccolta differenziata del proprio comune.

© Riproduzione riservata Foto fornita dal lettore

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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10 Commenti

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    Fa specie che un consumatore di Nutella (con primo ingrediente di olio di palma), si preoccupi di dove smaltire il foglietto carta/alluminio che chiude il barattolo! A meno che non consideri così prevalente il piccolo inquinamento nel proprio orto e trascuri quello maggiore lontano da casa!

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      Il problema in discussione non è la singola etichetta (che comunque nessuno ha mai detto di voler mettere nell’orto) ma quello dello smaltimento dei rifiuti che non si capisce bene dove vadano conferiti, come mi pare che abbia sia spiegato bene nell’altro post che parla della confusione delle istruzioni e della raccolta differenziata che ogni comune organizza come gli pare invece che in modo uniforme sul territorio nazionale.

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      Non si poteva domandare risposta migliore da un accanito sostenitore del green che, sa tutto dell’olio di palma, ma nulla di come internet sia di gran lunga più inquinante, se si considera la struttura dei server, dell’alimentazione, del raffreddamento e della manutenzione che i server necessitano (senza contare i materiali di cui le componenti elettroniche sono fatte e DELL’ORTICELLO da cui provengono!!!) nonché della posa dei cavi transoceanici di cui necessita per funzionare… EPPURE LO UTILIZZA COMUNQUE! 😉

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      Bravissimo Sig. Danilo !!! Come vede nelle sue risposte non mancano i soliti benaltristi che si distinguono per banalita’ e disinformazione !!! Che si facciano un giro in Malesia ed Indonesia , prima di parlare !!!!

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    Preoccupazione comprensibile quella della signora, e non solo per l’etichetta della Nutella, vale per qualunque materiale non immediatamente riconoscibile e ci siamo trovati tutti in situazioni simili.

    “su ogni imballaggio dovremmo trovare le indicazioni precise di come smaltire ogni sua componente, con l’indicazione di tutti i materiali e le frazioni di conferimento.”

    ma nei casi dubbi

    ” i consumatori […] non possono fare altro che contattare il gestore della raccolta differenziata del proprio comune.”

    Ciò che serve al consumatore non è dover andare a caccia delle informazioni sul giusto riciclo ma CHIAREZZA e UNIFORMITA’ delle definizioni e soprattutto del CONFERIMENTO.

    Più aumentano I SIMBOLI INUTILI IN ETICHETTA, le foglie, i fiori, i soli e i cuoricini verdi che non significano nulla, le certificazioni bio, trio, quadrio e losasoltantodio create a muzzo, i simboli del riciclo con triangoili e frecce e frecce triangolari e triangoli frecciari più aumenta la confusione.

    Quello che all’utente serve è UNA scritta GRANDE che dica SENZA EQUIVOCI (non simboli chimici, non sigle tecniche):

    CARTA
    PLASTICA
    VETRO
    METALLO
    UMIDO
    INDIFFERENZIATO

    e soprattutto UN SISTEMA UNIFICATO DI CONFERIMENTO, non che nel mio comune il vetro va nel verde e in quello vicino nel grigio, e il tetrapack nel mio comune va nella carta e in quello vicino nell’indifferenziato, UNIFICAZIONE UNIFICAZIONE UNIFICAZIONE UNIFICAZIONE come per pesi e misure, un chilo è un chilo a modena e a Palermo e a Roccacannuccia, lo stesso deve valere per i rifiuti

    Altrimenti continueremo nella confusione che porta le persone, se va bene, a dire “boh, non capisco cos’è, lo butto nell’indifferenziato”, e se va male “mah, mi sembra plastica, lo metto nella plastica” facendo nel primo caso uno uno spreco e nel secondo addirittura un danno.

    Quando lo capiranno in alto loco FORSE riusciremo a passare da percentuali da prefisso telefonico al riciclo dei rifiuti del 99%..

    Fermo restando che stoviglie e contenitori usa-e-getta sono IL MALE, a prescindere dal materiale in cui sono fatti, e andrebbero VIETATI SEMPRE, salvo eccezioni motivate e limitate… ma vi rendete conto che dalla notte dei tempi abbiamo lavato i piatti e portato a casa la spesa nella borsa di tela e siamo arrivati a otto miliardi sul pianeta… non sembra che non avere avuto gli usa-e-getta abbia nuociuto allo sviluppo umano!

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      sig. Mauro, lei ha perfettamente ragione e non può che trovarmi d’accordo, ma fino a quando queste attività decisionali sono lasciate alle regioni o altri enti locali, non si potrà far altro che mendicare chiarezza.

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      Per questo come ho già detto in altre occasioni non si può continuare ad aumentare la confusione con continue variazioni delle indicazioni in etichetta e pasticciare su un argomento così delicato perdipiù lasciandone parti dell’attuazione all’arbitrio del singolo Comune, la materia andrebbe rivista a livello nazionale e i metodi di raccolta, riciclo e smaltimento dei rifiuti andrebbero unificati a livello nazionale o almeno regionale.

      Siamo all’assurdo di Comuni come Torino che hanno scelto come contenitori dei cassonetti con una imboccatura così piccola che non si riesce a farci entrare un normale sacchetto della spesa pieno, col bel risultato che i sacchetti vengono ammucchiati FUORI dal bidone, e altri come il mio (a pochi chilometri e molto più piccolo) dove per la raccolta della plastica i contenitori rigidi vengono dati solo agli esercizi commerciali mentre i privati debbono usare i grandi sacchi trasparenti, che vengono regolarmente squarciati dai cani randagi che spargono dappertutto i rifiuti di plastica.

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    Quello che più mi fa arrabbiare è che per ANNI le aziende se ne sono STRAFREGATE del riciclo dei vari materiali riciclabili usati ci è voluta una legge per obbligarli ad essere chiari sul imballaggio del materiale usato. Una nota di lode va a COOP l unica azienda che è stata da sempre dalla parte del perfetto riciclo dei loro imballaggi specificando sulla confezione ‘cos’ è, dove va’ in questo modo il consumatore non ha più dubbi. BRAVA COOP!
    Senz’altro TUTTE le aziende dovrebbero seguire il modo usato da COOP per informare il consumatore dove buttare quel imballaggio o pellicola o altro.

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      @Alberto
      Come già detto in enneantamila occasioni, NON si può lasciare all’iniziativa della singola azienda il “come spiegare dove buttare cosa”, quello che serve è UNA REGOLAMENTAZIONE UNICA A LIVELLO NAZIONALE.

      E che non ricorra a sigle, freccette, geroglifici, faccine, gattini, foglie fiori quadri cuori picche ma a SCRITTE COMPRENSIBILI

      CARTA
      PLASTICA
      VETRO
      METALLO
      UMIDO
      INDIFFERENZIATO

      E lo stesso deve valere per i recipienti di raccolta, basta con comuni che scelgono a rampazzo il colore e il tipo di contenitore, sacco, bidone, bidone piccolo, bidone grande, con lucchetto, con scheda, coldiavolocheseliporti che quando sei in vacanza butti la lattina nel bidone blu e invece lì hanno scelto il blu per la carta o l’umido, o scendi col tuo sacco di bottiglie schiacciate e il bidone della plastica ha l’imboccatura a tagliola che ci entra una bottiglia alla volta!

      UNIFICAZIONE UNIFICAZIONE UNIFICAZIONE UNIFICAZIONE

      E allora forse anche i pigri, i distratti, gli scarsamente alfabetizzati potranno separare e buttare a colpo sicuro i rifiuti senza dover dipendere dalla buona volontà altrui.

  4. Avatar

    Qualcuno ha detto “fatta l’Italia ora bisogna fare gli Italiani”ma la differenza sta che i cittadini sono consapevoli di mantenere pulito il più possibile le città,viceversa bisognerebbe sapere dove smaltire i politici che se ne sbattono beatamente!!!Comunque concordo con la Sua linea!!!