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Donare il cibo in modo sicuro riducendo lo spreco. L’Efsa semplifica la normativa

 

donazione di cibo

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha sviluppato un approccio che rende più facile per i piccoli commercianti la donazione di cibo a fini umanitari a Onlus o altri enti caritatevoli. Non esiste un obbligo di una conoscenza approfondita e specifica sui rischi alimentari ,ma è necessario che i gestori sappiano alcuni semplici concetti base, ai quali non si può rinunciare.

Tra questi il controllo della scadenza, il mantenimento della catena del freddo in ogni momento della vita del prodotto, la consapevolezza dei rischi legati alla presenza di allergeni e dei rischi biologici, fisici e chimici che possono insorgere se non si mettono in atto alcune cautele, come quella di tenere ben separati i cibi crudi da quello cotti.

Garantire agli indigenti non solo l’accesso al cibo gratuitamente, ma anche la sua sicurezza,  è di fondamentale importanza e rappresenta una sfida impegnativa, perché  sono coinvolti diversi attori e perché gli alimenti sovente sono vicini alla scadenza.

Il nuovo approccio semplificato dovrebbe aiutare a ridurre lo spreco di cibo.  L’obiettivo è aiutare chi desidera donare a seguire alcuni semplici ma cruciali passaggi per identificare eventuali rischi, in linea con le normative in vigore.

donazione di cibo
La nuova normativa Efsa semplificata sulla donazione di alimenti a favore di chi ne ha bisogno mira a ridurre il grande spreco di cibo che c’è nella UE

Attualmente nella UE solo una piccola percentuale del cibo in eccesso viene ridistribuita. Nel 2017 la rete europea di banche alimentari European Federation of Food Banks network, di cui fa parte anche il Banco alimentare, ha fornito tramite 44.700 organizzazioni nazionali 4,1 milioni di pasti a favore di 8,1 milioni di persone. La nuova normativa semplificata sulla donazione di cibo è studiata per fare aumentare questi valori.

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  Elena Mattioli

Elena Mattioli

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2 Commenti

  1. e ciao … la scadenza.

  2. Iniziativa lodevole ed apprezzabile. Tuttavia mi sorprendono i numeri finali: come si fa a distribuire 4,1 milioni di pasti a 8,1 milioni di persone. Si offre mezzo pasto a ciascuna?