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I dolcificanti artificiali disturbano il microbiota intestinale. I risultati di uno studio israeliano

dolcificanti artificiali zuccheroI dolcificanti sintetici sono da tempo osservati speciali, perché numerosi studi ne hanno associato un’assunzione regolare a un aumento di rischio di malattie metaboliche, digestive e, paradossalmente, di sovrappeso e obesità. Perché e in quale modo esattamente si esplichino azioni di questo tipo, tuttavia, non è mai stato chiarito con prove inequivocabili. Ora a farlo ci prova uno studio coordinato dall’Università israeliana Ben-Gurion del Negev, pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences, nel quale i ricercatori, che da anni lavorano sul tema e che avevano già pubblicato alcuni dati nel 2018, hanno voluto approfondire l’effetto sul microbiota intestinale di sei tra i più comuni dolcificanti sintetici, e cioè aspartame, saccarina, sucralosio, acesulfame K (acesulfame di potassio), advantame e neotame.

A tal fine hanno utilizzato batteri di specie simili a quelle presenti nell’intestino, ma bioluminescenti, cioè modificati con molecole che cambiano luminosità in base a specifiche reazioni chimiche, e permettono così di capire cosa succede durante un certo fenomeno. Hanno così visto che tre dei dolcificanti analizzati, cioè aspartame, saccarina e sucralosio, esercitano un tipo di azione profondamente perturbante sui batteri, cioè impediscono la comunicazione tra una cellula e l’altra. Le colonie di batteri comunicano continuamente per mantenere il corretto equilibrio della comunità, e lo fanno tramite un processo chiamato Quorum Sensing (QS), che dipende dalla densità delle cellule e da altri fattori, e influenza l’espressione o meno di specifici geni. I tre dolcificanti, bloccando questo tipo di comunicazione, potrebbero avere significative ripercussioni sull’equilibrio del microbiota. Gli altri tre edulcoranti (acesulfame K, advantame e neotame) invece non hanno questo di effetto.

Redhead woman holding soda refreshment with angry face, negative sign showing dislike with thumbs down, rejection concept sugar tax
Secondo lo studio israeliano, alcuni dolcificanti artificiali sono in grado di disturbare la comunicazione tra i batteri del microbiota intestinale

Contro questi risultati l’International Sweeteners Association ha subito reagito, affermando che le condizioni dei test eseguiti in vitro non rappresentano quanto accade in vivo, e che in alcuni di essi sono state impiegate concentrazioni impossibili da raggiungere nell’intestino consumando i prodotti disponibili sul mercato. Non solo. Sempre secondo la ISA, né l’aspartame né i suoi metaboliti raggiungono direttamente il microbiota del colon, e non possono quindi alternarne l’equilibrio. Il sucralosio invece non è assorbito e la saccarina è rapidamente metabolizzata ed escreta, e non avrebbe quindi neppure il tempo per agire sulla microflora.

Al contrario, gli autori sottolineano come diversi altri studi abbiano mostrato un ruolo di queste molecole nella disbiosi e come i loro dati del 2018 abbiano dimostrato effetti tossici sul microbiota intestinale già a concentrazioni basse, pari a un milligrammo per millilitro. Per questo, concludono, sarebbe doveroso indicare sulle confezioni la presenza di dolcificanti sintetici in modo molto più chiaro ed evidente di quanto non accada ora, soprattutto per quanto riguarda la quantità utilizzata, affinché i consumatori possano compiere scelte più consapevoli. Inoltre, sarebbe il caso che i produttori riconsiderassero le ricette, e valutassero possibili alternative, almeno fino a quando non saranno disponibili studi definitivi.

© Riproduzione riservata Foto: depositphotos.com, stock.adobe.com

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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8 Commenti

  1. Avatar

    dovrebbe valere sempre quantomeno il principio di precauzione: in caso di dubbi circa gli effetti sulla salute, certe sostanze andrebbero evitate. invece, domina ancora il profitto sulla ragione…

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      Roberto Stanzani

      Principio di precauzione? Con molecole in commercio da decenni?
      Su pubmed digitando “artificial sweeteners” vengono fuori 14,652 risultati dal 1963 ad oggi, e lei mi invoca il principio di precauzione?
      Ma perché invece non invochiamo il principio di precauzione riguardo le “patologie” come la disbiosi di cui si sa poco o nulla ma che vengono già utilizzate per demonizzare questo o quell’alimento basandosi sul nulla?

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      non capisco la sua stroncatura. ci potrebbero essere anche 1milione di articoli scientifici circa i dolcificanti artificiali, che ne possano parlare bene o male, ma se sul mercato insiste la potentissima lobby delle multinazionali, che producono tali sostanze, prima di tutto non si può pretendere da queste ultime chiarezza sul tema e, poi, non c’è politico pertinente capace di contrapporsi ed imporre leggi e disposizioni a favore dei consumatori e della loro salute. in molti recenti articoli, si relaziona spesso la disbiosi ad una conseguenza da ingredienti artificiali, oltre che da diete squilibrate, assunti con l’alimentazione. se poi lei pensa che prestigiose riviste scientifiche perdano tempo pubblicando studi campati in aria, allora credo che sia un suo problema. nel caso abbia frainteso ciò che lei intendeva significare, me ne scuso a priori.

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    Ricordo che in un’altra occasione qualcuno aveva fatto rilevare che come conseguenza la tassazione dello zucchero aveva portato necessariamente le multinazionali a riformulare le loro bibite, con grandi claim di “zero zucchero” ma con conseguenze non prevedibili sulla salute.

    Questo perché se è vero che lo zucchero ***SE ASSUNTO IN QUANTITA’ ECCESSIVA*** contribuisce all’obesità (ma non è certo il solo “colpevole”) le multinazionali non solo lo sostituiscono con gli edulcoranti (che almeno sono indicati in etichetta) ma anche utilizzando nei procedimenti di lavorazione i cosiddetti “ausiliari tecnologici”, ossia “ingredienti” che vengono usati in lavorazione ma che una volta fatto il loro effetto non sono più rilevabili e che la legge non prevede che siano citati nell’etichetta.

    Ad esempio l’innocuo bicarbonato se usato per ridurre l’acidità nella reazione chimica di fatto scompare, e così altre dozzine di “ausiliari tecnologici” che di per sé invece non sono affatto innocui e quindi nel prodotto finale non sarebbero ammessi ma del loro passaggio non rimane notizia e non si sa se e quali alterazioni non previste o documentate abbiano causato.

    Tutto ciò con buona pace del “semaforino” e delle etichette “salutistiche” che le multinazionali hanno adottato con grande visibilità perché le bibite con meno zucchero (sulle quali pagano anche meno tasse) se ne possono fregiare anche se sono dei prodotti sempre più complessi ed elaborati nei quali per ridurre lo zucchero hanno usato dozzine di ingredienti occulti, oltre ai dolcificanti in etichetta, sui quali peraltro si scoprono in continuazione potenziali effetti nocivi a lungo termine, a prescidere da quello già noto di avere in molti casi un effetto lassativo non indifferente.

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    Fusco Maria antonia

    Ritengo che l’utilizzo di dolcificanti artificiali ad es al posto dello zucchero nelle bevande giornaliere come latte, caffè, the ecc rappresenti una quantità veramente modesta se confrontata con le quantità usate nelle sperimentazioni.
    Solamente assumendo una notevole quantità di bevande con dolcificanti artificiali tipo cocacola light e simili si potrebbe arrivare a una dose potenzialmente pericolosa: Quindi non mi sembra il caso di gridare al lupo al lupo dato che anche lo zucchero presenta i suoi lati oscuro!!

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      Ma come fai ad affermare che la dose pericolosa si raggiunge solo “assumendo notevoli quantità” di dolcificanti, visto che la quantità massima che si può ingerire ogni giorno senza rischi non è ancora stata definita, e soprattutto che nessuno sa esattamente quanti dolcificanti ingerisce realmente ogni giorno?

      Se per evitare lo zucchero durante la giornata si dolcificano la colazione, alcuni caffè, un paio di bicchieri di bibita, un po’ di caramelle, una merendina, di dolcificanti se ne assumono parecchi senza rendersene conto e con continuità, e il microbiota intestinale può essere danneggiato in continuazione!

      E inoltre quello che ci deve preoccupare è che i prodotti industriali diventano sempre più elaborati e complessi, che questo tipo di prodotti non facciano bene è già stato dimostrato, e già ne troviamo nella nostra spesa quotidiana di quelli che con lo zucchero non c’entrano e proprio non è il caso di aggiungerne altri, visto che lo zucchero è un cibo sicuro, i “lati oscuri” sono vecchie credenze da ignoranti che sono stare smentite da tempo.

    • Roberto La Pira

      Lo zucchero è un cibo sicuro fino a quando se ne assumo quantità moderate (50 g/die) per un adulto. Peccato che la soglia venga superata con troppa facilità

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      @Roberto La Pira
      Ma certamente, purtroppo la quantità prudenziale si supera facilmente e come per qualunque cosa l’eccesso è dannoso, ma la mia osservazione sulla sicurezza dello zucchero riguardava le bufale e le leggende urbane del “veleno bianco”, “zucchero raffinato tossico”, “di canna buono bianco cattivo” e tutte le analoghe scemenze a cui molti ancora abboccano.