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Undici Paesi europei e il Canada decidono restrizioni sui prodotti degli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. I datteri di Giordania, Egitto, Marocco o Tunisia mostrano l’origine per differenziarsi.

Una nuova iniziativa internazionale riporta al centro dell’attenzione i prodotti agricoli provenienti dagli insediamenti israeliani nei Territori palestinesi occupati. L’8 settembre 2026 11 Paesi europei – Regno Unito, Francia, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia – insieme al Canada hanno firmato una dichiarazione comune sul commercio con le colonie.

I 12 Paesi non hanno introdotto contemporaneamente lo stesso divieto: dichiarano di voler adottare restrizioni, sostenere misure a livello europeo oppure di stare valutando interventi di questo tipo. Il bersaglio, quindi, non sono i prodotti israeliani in generale, ma quelli provenienti dagli insediamenti costruiti illegalmente nei territori occupati dal 1967.

Datteri Israeliani in vendita a Milano da Peck
Datteri israeliani in vendita a Milano da Peck

L’Italia non aderisce

L’Italia non figura tra i firmatari. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha motivato la scelta sostenendo che misure commerciali di questo tipo dovrebbero essere decise a livello dell’Unione Europea, per evitare distorsioni all’interno del mercato unico. La presa di posizione dei 12 Paesi si inserisce nel percorso aperto dal parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024. La Corte ha affermato che gli Stati devono distinguere nei loro rapporti economici tra il territorio dello Stato di Israele e i Territori palestinesi occupati dal 1967 e devono evitare rapporti commerciali o investimenti che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale.

I datteri Medjool

Il Fatto Alimentare aveva già affrontato la questione nel dicembre 2025, occupandosi in particolare di datteri Medjool, una varietà pregiata e molto diffusa nei supermercati italiani. I datteri sono coltivati sia nel territorio israeliano (Arava e Beit She’an), ma soprattutto nella Valle del Giordano occupata, dove negli ultimi decenni sono sorte grandi piantagioni gestite da coloni. È proprio qui che nascono il cortocircuito e l’ambiguità. Buona parte dei datteri raccolti nelle colonie arriva ai medesimi centri di smistamento e imballaggio situati nel territorio israeliano del 1967. Lì sono mescolati e imballati insieme a quelli raccolti entro i confini nazionali, uscendo sul mercato estero con un unico certificato d’origine generico “Origine: Israele”. Il problema per chi acquista datteri in Italia è capire se la provenienza indicata corrisponda effettivamente alla zona dove il frutto è stato coltivato.

Datteri israeliani venduti da Lidl
Datteri Medjoul israeliani venduti da Lidl a fine 2025

Dazi doganali e convenienza

Dietro la resistenza a indicare la reale provenienza dai territori occupati non c’è solo una motivazione d’immagine, ma un interesse economico:
in base all’Accordo di Associazione UE-Israele, i prodotti alimentari israeliani godono dell’azzeramento dei dazi doganali d’ingresso nell’Unione Europea. Tuttavia, la Corte di Giustizia UE (sentenza Brita del 2010) ha stabilito che questa agevolazione non si applica ai beni prodotti nelle colonie occupate. Se un’azienda dichiarasse in etichetta e sui documenti doganali che i datteri provengono da un “insediamento in Cisgiordania”, il lotto perderebbe l’esenzione tariffaria e dovrebbe pagare i dazi doganali comunitari ordinari, aumentando i costi all’importazione.

Cosa dovrebbe esserci sull’etichetta

C’è un altro aspetto importante da valutare. A differenza della frutta fresca e della frutta a guscio, per i datteri non esiste nell’Unione Europea l’obbligo di indicare il Paese di origine e questo complica la scelta al supermercato. I datteri provenienti da Israele o non riportano l’origine, oppure hanno indicazioni poco chiare. Può comparire il nome dell’azienda che confeziona il prodotto in Italia, oppure un generico “Origine: Israele”. Raramente  si vede sugli scaffali una confezione con la dicitura “Cisgiordania – insediamento israeliano” come sarebbe giusto. Ma se una parte rilevante dei Medjoul (o Medjool) è coltivata negli insediamenti illegali della Cisgiordania e praticamente nessuna confezione lo dichiara in etichetta, con quale indicazione vengono venduti quei datteri?

Datteri dell'Arabia Saudita che indicano in modo chiaro la provenienza in etichetta
Datteri dell’Arabia Saudita che indicano in modo chiaro la provenienza in etichetta

Che fare?

La soluzione è però semplice. Sulle confezioni di datteri provenienti da Giordania, Egitto, Marocco, Tunisia, Algeria, Giordania o Arabia Saudita, il nome del Paese è riportato con caratteri tipografici molto grandi sul fronte della confezione ed è ormai un elemento di vendita per differenziarsi da quelli israeliani. Per questo motivo la presenza di etichette vaghe, che indicano solo lo stabilimento di confezionamento italiano o una generica dicitura “Origine: Israele”, rappresenta un campanello d’allarme per chi vuole evitare prodotti legati all’occupazione nei territori palestinesi.

Datteri Ventura con o senza indicazione di origine
Abbiamo trovato i datteri Medjoul Ventura con o senza indicazione dell’origine israeliana in etichetta

Non solo datteri

Oltre ai datteri Medjoul – e ad altre varietà come gli Hayani – l’agricoltura israeliana è presente nei supermercati italiani soprattutto con alcuni prodotti ortofrutticoli, in particolare durante i mesi autunnali e invernali. Tra i più riconoscibili ci sono i pompelmi rossi e rosa, tradizionalmente commercializzati anche con il marchio Jaffa. Nei listini all’ingrosso italiani del 2026 figurano ancora pompelmi provenienti da Israele. Tra le varietà diffuse c’è il Sunrise, corrispondente allo Star Ruby.

Dall’inverno alla primavera arrivano anche i mandarini Orri, varietà sviluppata in Israele e molto apprezzata per il gusto dolce. La varietà, però, non basta a stabilire la provenienza: sul mercato italiano si trovano anche Orri coltivati in Spagna e l’origine va quindi verificata sul cartellino o sull’etichetta.

Un’altra voce importante è rappresentata dagli avocado. Israele produce ed esporta varietà come Ettinger, Pinkerton e Hass, presenti anche sul mercato italiano soprattutto nella stagione autunnale e invernale. Anche in questo caso, però, le stesse varietà vengono coltivate in numerosi altri Paesi.

Avocado importato da Israele
I prodotti alimentari importati da Israele devono riportare l’origine in etichetta (tranne i datteri)

Tra la frutta presente stagionalmente compaiono inoltre melagrane di origine israeliana, accanto a quelle italiane, spagnole, turche, egiziane e provenienti da altri Paesi.

Un capitolo particolare riguarda infine le arachidi in guscio, per le quali Israele continua a essere una delle provenienze presenti sul mercato italiano. Nel giugno 2025 solo Coop Alleanza 3.0 ha però deciso di ritirare dai propri punti vendita alcune referenze prodotte in Israele, tra cui arachidi e tahina.

Attenzione però per la frutta e la verdura fresca il Paese d’origine deve essere indicato in etichetta ed è questa dicitura, più del marchio commerciale o del nome della varietà, che permette di sapere con certezza da dove proviene il prodotto.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos (copertina), Il Fatto Alimentare

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