Innovazione e sostenibilità nel pet food: le proteine microbiche da batteri e lieviti rappresentano un’alternativa ecologica alla carne, senza rinunciare al gusto
Gli animali da carne e i pesci allevati per soddisfare le esigenze degli animali domestici – il cui numero continua a crescere – rappresentano circa il 10% del totale, con un impatto climatico complessivo che è circa un terzo di quello dell’intera filiera della carne. Ciò dipende dal fatto che, oltre all’aumento del numero dei pet (in Italia già superiore a quello dei residenti, pari a circa 60 milioni), mentre fino a qualche anno fa questi prodotti erano realizzati in gran parte con gli scarti delle lavorazioni non destinati al consumo umano, oggi sono sempre più spesso ottenuti dagli stessi tagli di carne e di pesce impiegati per le persone: un cambiamento dalle conseguenze devastanti per l’ambiente, che non ha vere motivazioni nutrizionali, sul quale tuttavia le aziende del settore puntano, promettendo carne sempre più di qualità elevata.
Le alternative ecologiche al pet food
C’è però chi cerca fonti alternative di proteine nobili, per esempio nei funghi, nelle alghe o negli insetti ma, soprattutto, nei batteri e nei lieviti, con procedimenti già standardizzati per varie proteine e molecole alimentari usate dall’industria. Le farine proteiche che si ottengono in questo modo vengono anche chiamate a singola cellula o SCP, dall’inglese Single Cell Protein (SCP) o anche proteine microbiche (MP, da Microbial Protein), e stanno conquistando quote crescenti di mercato, sia per gli impatti ambientali decisamente inferiori, sia per la praticità dei processi produttivi, facili da controllare e in grado di assicurare risultati più omogenei e più sani rispetto alle carni che arrivano da animali (che possono contenere, per esempio, fitofarmaci, ormoni, antibiotici e così via).
Da questi punti di vista, non sembrano esserci molti dubbi: le MP sono migliori rispetto alle proteine che arrivano dagli animali. Resta però un punto cruciale: che cosa ne pensano i diretti interessati, e cioè soprattutto i cani e i gatti? Le gradiscono? A quanto pare sì, e molto.

Lo studio nelle case dei proprietari
Per verificare quale fosse il gradimento di croccantini nei quali il 10% della carne (pollo) o del pesce era stato sostituito da MP, i ricercatori di un’azienda europea specializzata in fermentazioni alimentari, chiamata MicroHarvest, in questo caso della sede di Lisbona, hanno condotto uno studio su trenta cani e trenta gatti, e hanno pubblicato il risultato delle loro osservazioni su PLoS One.
I ricercatori hanno lasciato gli animali nelle proprie case per non introdurre elementi di stress che avrebbero potuto influenzare il comportamento. Hanno poi chiesto ai proprietari di usare, per quattro pasti consecutivi nell’arco di due giorni, una ciotola con un doppio scomparto, riempiendone una parte con i croccantini normali e l’altra con quelli in cui avevano inserito gli ingredienti a base di MP, identici nell’aspetto ai primi, lasciando che l’animale si alimentasse liberamente. Il risultato è stato a favore dei croccantini con MP.
I cani ne hanno infatti mangiato il 72%, contro il 50% di quelli di controllo, e i gatti il 51%, contro il 34% di quelli cui erano abituati. Inoltre, le osservazioni del comportamento hanno mostrato che tanto i cani quanto i gatti vanno primariamente verso i croccantini con MP, a conferma della preferenza accordata al nuovo alimento. Le proteine microbiche sembrano quindi essere apprezzate dai pet, come e più di quelle che arrivano dagli animali.
L’analisi nutrizionale
I ricercatori hanno poi fatto analizzate le due tipologie da un laboratorio indipendente, che ha confermato l’equivalenza per quanto riguarda le principali classi di nutrienti come gli aminoacidi, i minerali, i grassi e le sostanze volatili. Anzi, è emersa una certa superiorità del prodotto modificato, probabilmente dovuta al fatto che è più facile scegliere che cosa inserire in una farina ottenuta in questo modo e realizzare un insieme equilibrato e gustoso.
I ricercatori hanno valutato i risultati solo nel breve periodo e non hanno condotto test sulla salute degli animali. Tuttavia, l’indicazione del gradimento è importante per un settore che è in grande sviluppo. Le farine a MP, anche se fossero introdotte in percentuali basse come in questo caso, potrebbero contribuire a risolvere almeno in piccola parte i numerosi problemi associati alla produzione del pet food.
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Giornalista scientifica


