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Un rapporto FAO e una rassegna di Nature mostrano gli impatti del super El Niño sulla produzione alimentare e sulla sicurezza dei mercati mondiali.

Gli effetti del cambiamento climatico li abbiamo sperimentati anche in Italia fino a pochi giorni fa: temperature torride per molte settimane consecutive, umidità, ghiacciai in via di estinzione, acque del mare calde come quelle tropicali, insetti. È il cosiddetto “super El Niño”, un fenomeno naturale che comporta il riscaldamento di ampie fasce dell’Oceano Pacifico con ripercussioni sul clima di tutta la Terra, potenziato però, in questo caso – e questa è la novità che rende arduo comprendere che cosa succederà – dal riscaldamento del clima di origine antropica.

Le sue conseguenze sono eventi estremi come le inondazioni, i tornado, le siccità e gli incendi, e tutte hanno pesantissime ripercussioni sulle filiere alimentari, al punto che secondo un rapporto pubblicato in giugno dalla FAO, relativo a 22 Paesi, nove milioni di persone entreranno nell’insicurezza alimentare, aggiungendosi a quelle già in quella condizione a causa delle guerre e dell’instabilità geopolitica.
Per cercare di illustrare i rischi connessi a una situazione inedita, che neppure gli esperti riescono a inquadrare del tutto, e per ribadire l’estrema urgenza di interventi, la rivista Nature ha riassunto quanto accaduto nei mesi scorsi, citando alcuni esempi di congiunture drammatiche.
Va premesso che sotto il nome di El Niño rientrano fenomeni diversi, perché il riscaldamento della superficie delle acque può riguardare zone molto lontane dell’Oceano Pacifico, più centrali o più orientali, con effetti differenti sulle correnti d’aria generate. Uno dei problemi attuali è che non si è mai verificata la sovrapposizione del riscaldamento di El Niño con quello dell’aumento delle temperature provocato dalle attività umane, e prevedere che cosa succederà è complicato.

Dal Perù all’Indonesia, passando per il Ghana

Tra le situazioni peggiori già verificatesi c’è il caso delle acciughe peruviane, pescate da decenni per sostenere i mangimi delle acquacolture e anche di molti animali terrestri di tutto il mondo, ed esportate a milioni di tonnellate in decine di paesi. Quest’anno, dal momento che l’acqua si è scaldata eccessivamente, i pesci sono scesi più a fondo, sottraendosi involontariamente alla pesca. Risultato: il governo in agosto ha sospeso la pesca, con ripercussioni che vanno molto al di là di quelle, già gravi, sui lavoratori locali.
In Guatemala, Honduras e El Salvador centinaia di piccoli agricoltori hanno segnalato perdite nei raccolti e in tutti i Caraibi la siccità è stata particolarmente seria, al punto che Puerto Rico ha dovuto razionare l’acqua e la Giamaica ha denunciato ripercussioni su tutte le colture. Nella stessa fascia equatoriale, a migliaia di chilometri di distanza, l’Indonesia sta facendo i conti con una stagione di incendi precoci particolarmente devastanti, mentre in India i Monsoni sono di portata nettamente inferiore alla media, nonostante vi siano state numerose inondazioni. L’Africa, soprattutto nelle zone meridionali e orientali, si trova anch’essa in uno stato di siccità che, unito al rincaro dei carburanti e dei fertilizzanti e all’instabilità, sta compromettendo la sicurezza alimentare in diversi paesi.
E poi ci sono gli eventi opposti: forti piogge e nevicate hanno colpito il Perù e il Cile, provocando inondazioni. Ci si aspetta che lo stesso destino attenda il Corno d’Africa, che le acque hanno già devastato nel 2023.

Data as of September 18, 2026 Sea surface temperature anomaly (°C) · GHRSST MUR via NASA GIBSImagery: NASA EOSDIS GIBS · GHRSST MUR SST El Niño
Anomalia della temperatura superficiale del mare (°C) al 18 settembre 2026. GHRSST MUR via NASA GIBS

Cacao

Una situazione che illustra bene le crisi innescate dal clima è quella della produzione di cacao in Ghana, oggetto di uno studio appena pubblicato su PNAS dai ricercatori del Salata Institute for Climate and Sustainability di Harvard insieme a quelli dell’Università di Accra, in Ghana appunto. In quel caso, infatti, i problemi nascono anche dalle piogge eccessive che arrivano in momenti poco opportuni come quello della fioritura. Il risultato, già visibile negli anni scorsi, è stato che i prezzi sono triplicati e le aziende stanno riformulando decine di prodotti per cercare di contenere i costi.

Lo stesso andamento, e cioè la connessione tra piogge eccessive e scarsità dei raccolti si vede anche in altri due tra i principali produttori di cacao, l’Ecuador e l’Indonesia. Secondo gli autori, la buona notizia è che esiste la possibilità di prevedere una stagione delle piogge particolarmente intensa (che di solito arriva dopo una secca particolarmente arida), anche se la somma di riscaldamento e Super El Niño potrebbe rendere le previsioni meno attendibili proprio per la complessità dei fattori in gioco e delle reciproche interazioni, in gran parte sconosciute.

Anche per questo, nonostante ci sia la consapevolezza che moltissimo resta da capire, secondo la stragrande maggioranza degli esperti gli effetti del Super El Niño si faranno sentire per tutto il 2027, che potrebbe diventare il nuovo anno più caldo mai registrato. E uno dei peggiori per quanto riguarda le produzioni alimentari di tutto il mondo.

© Riproduzione riservata Foto: Fotolia, Depositphotos, AdobeStock

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