Secondo una nuova revisione, circa il 46% degli agricoltori e dei lavoratori agricoli subisce ogni anno un’intossicazione acuta involontaria da pesticidi, con migliaia di decessi.
Circa un coltivatore su due, nel mondo, subisce ogni anno un’intossicazione acuta involontaria da pesticidi. I decessi dovuti ad avvelenamenti accidentali da pesticidi sono invece stimati in circa 11 mila all’anno. Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, non sembra che si riesca a contenere la crescita dell’utilizzo di queste sostanze, ed è pertanto urgente ideare e adottare nuove strategie, più focalizzate sulla protezione degli agricoltori e non solo.
È drammatico il quadro che emerge da un importante studio appena pubblicato su Frontiers in Public Health da ricercatori di diverse sezioni internazionali del Pesticide Action Network, aggiornando una precedente revisione sistematica del 2020, successivamente ritirata, che stimava 385 milioni di casi di intossicazione acuta involontaria all’anno. Nel nuovo lavoro gli autori hanno aggiornato i dati e sottoposto le stime a diverse analisi di sensibilità.
I dati sulle intossicazioni da pesticidi
Per aggiornare le stime, gli autori hanno attinto da due tipi di fonti: gli studi pubblicati sulle realtà dei singoli Paesi e i dati sui decessi del WHO Mortality Database dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Hanno potuto così prendere in considerazione i dati relativi a 139 Paesi, 62 dei quali oggetto di 214 ricerche nazionali e 77 per i quali erano disponibili i numeri dell’OMS.
Nei dati ricavati dalle pubblicazioni selezionate risultavano poco meno di 370mila casi annuali di avvelenamento accidentale, 9.182 dei quali mortali e circa 360.450 non fatali. Estendendo le stime a tutto il mondo, gli autori hanno calcolato che ogni anno ci sono tra i 402 e i 433 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi, che per 11 mila persone si rivelano fatali. Considerando una popolazione agricola mondiale di circa 934 milioni di persone, gli autori stimano che ogni anno circa il 46% degli agricoltori e dei lavoratori agricoli subisca un’intossicazione acuta involontaria da pesticidi, con conseguenze che vanno dai decessi per le intossicazioni acute a un significativo aumento del rischio di sviluppare patologie di vario tipo, tra le quali il morbo di Parkinson e altre malattie neurodegenerative.

Un problema in crescita
Nel 1990 l’OMS stimava circa un milione di casi all’anno di intossicazione involontaria da pesticidi con manifestazioni gravi, oltre a circa 20 mila decessi. Da allora l’impiego di pesticidi è raddoppiato, arrivando a 3,8 milioni di tonnellate. Secondo gli autori, questo aumento potrebbe avere contribuito anche al numero delle intossicazioni.
La regione dove la situazione è più critica per numero di casi è l’Asia meridionale, seguita dal Sud-est asiatico e dall’Africa orientale. In India gli autori stimano circa 169 milioni di intossicazioni non fatali all’anno e, secondo il Pesticide Action Network, qui si concentra quasi il 60% dei decessi stimati a livello mondiale. Il Paese con la prevalenza più elevata è invece il Burkina Faso, dove ogni anno subirebbe un’intossicazione circa l’84% dei lavoratori agricoli
I rischi per i lavoratori più vulnerabili
La situazione, oltretutto, potrebbe essere ancora peggiore. La stima relativa alla popolazione agricola mondiale non comprende infatti gli 84 milioni di bambini che, secondo il Pesticide Action Network, lavorano in agricoltura, anche se la revisione ha preso in esame alcuni studi specifici sulle intossicazioni pediatriche. Sul loro stato di salute in relazione ai pesticidi e sulle possibili conseguenze a lungo termine si sa ancora pochissimo.
Secondo gli autori è indispensabile fare di più, soprattutto per le categorie di pesticidi classificate come estremamente pericolose (classe Ia) o molto pericolose (classe Ib) dall’OMS, il cui utilizzo dovrebbe essere concesso soltanto in condizioni molto più stringenti di quelle attuali, solo a personale con una formazione specifica e con adeguate misure di protezione. La riduzione dell’impiego dei pesticidi altamente pericolosi è tra gli obiettivi indicati da diversi organismi internazionali, ma secondo gli autori negli ultimi anni si è fatto ben poco, con alcune eccezioni come l’Unione europea.
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Giornalista scientifica