Raccolta e trasporto della soia coltivazione campi raccolta mano persone agricoltori contadini agricoltura PAC

Un nuovo rapporto FAO e le analisi di Resilience mostrano gli effetti devastanti del fenomeno atmosferico El Niño sulle rese agricole e sui prezzi dei generi alimentari.

Nello scorso mese di giugno, la FAO ha chiesto ai paesi associati di contribuire con almeno 200 milioni di dollari per evitare che nove milioni di persone di 22 tra i paesi più poveri di Asia, Africa, America Latina e Caraibi piombino nella fame.

La causa è il fenomeno atmosferico noto come El Niño, in questo caso definito “Godzilla” per rimarcarne le dimensioni eccezionali e le conseguenze imprevedibili. La classificazione non ufficiale prevede infatti che El Niño sia “Super” quando il riscaldamento della superficie marina è di circa 2 °C — l’ultimo di quel tipo, con un aumento medio di 1,8 °C, è stato nel 1998, e ha causato nei cinque anni successivi perdite per 7,7 mila miliardi di dollari — riservando invece l’appellativo “Godzilla” ai fenomeni ancora più estremi.

A settembre 2026 l’incremento è stato di 3°C, ma secondo le previsioni in novembre lo stesso dovrebbe toccare i 4°C.

Secondo il sito Food Navigator per la società di consulenza Risilience nei prossimi anni ci sarà una perdita di raccolti del 14% a livello mondiale, fatto che si tradurrà in perdite per più di 342 miliardi di dollari, con un raddoppio di prezzi al consumo dei generi alimentari.

Il rischio, come sottolinea ancora la FAO, è esacerbato dal fatto che, nonostante vi siano più di 6.000 specie di cereali sulla terra, ormai tutta l’umanità si affida soprattutto a tre di esse, che forniscono il 60% delle calorie, e cioè riso, mais e grano, coltivate per la maggior parte in pochi paesi: un fattore di grande fragilità sistemica, perché se una di quelle produzioni viene meno, tutto il pianeta ne risente. Poco distanti ci sono la soia, l’olio di palma, lo zucchero, il caffè, il cacao, tutti minacciati.

Il riso

Per metà circa della popolazione mondiale il riso (Oryza sativa e Zizania, principalmente) è la prima fonte di calorie. Tuttavia, la pianta è anche tra le prime (tra quelle coltivate a scopo alimentare) per necessità di acqua: richiede da 3.000 a 5.000 litri per ogni chilo prodotto. Inoltre arriva soprattutto da Vietnam, India, Thailandia e Pakistan che, da soli, forniscono circa due terzo del riso esportato. Nei mesi scorsi, tutti i principali paesi produttori hanno sperimentato periodi di grave siccità seguiti da piogge torrenziali e inondazioni. E ciò spiega perché chi dipende dal riso sia particolarmente vulnerabile, in tempi di sconvolgimenti dei normali cicli stagionali e dei normali fenomeni atmosferici. Secondo Resilience, se dovessero avverarsi le previsioni più fosche, il 26% della produzione mondiale sarebbe a forte rischio.

Campagna Agri bio metano silos campi coltivati
Ormai tutta l’umanità si affida a tre specie di cereali, che forniscono il 60% delle calorie, riso, mais e grano

Dal punto di vista della produzione, i monsoni in India stanno portando il 13% di acqua in meno, secondo CropGPT, piattaforma di IA dedicata al cibo, fenomeno che è assai più accentuato nelle zone di maggiore coltivazione. In Andhra Pradesh e Telangana (che da sole ne producono più di Nord e Sud America messe insieme) in agosto si è registrata una diminuzione delle precipitazioni rispettivamente del 46% e del 63%, cui corrisponderà un calo della produzione del 20%. Per la FAO, altri paesi esportatori come gli USA e l’Italia (fornitori rispettivamente del 5,7 e del 2,8% del commercio globale di riso) potrebbero avere qualche beneficio, perché il clima più caldo potrebbe migliorare le rese.

Negli Usa

Lo stesso potrebbe accadere negli USA, dove Arkansas e Louisiana sono responsabili rispettivamente del 40% e del 10% della produzione locale. Tuttavia, secondo l’associazione di produttori USA Rice, che rappresenta un quinto di tutto il riso venduto a livello mondiale, la relazione non è così lineare. Per illustrare la complessità, fa l’esempio di un altro grande stato produttore, la California, che fornisce il 20% del riso agli statunitensi.

Nel 2019, anno con un El Niño debole, le piogge sono aumentate del 31%, mentre nel 2024, anno con un El Niño già forte, sono diminuite del 19%. Oltre a El Niño entrano in gioco altri fattori climatici, l’inquinamento degli aerei, la direzione delle tempeste e la gestione delle acque, cui si aggiungono le decisioni politiche. In caso di carenze, i governi a volte impongono limiti alle esportazioni e in questo modo provocano effetti a livello mondiale, perché quote significative di un certo alimento vengono improvvisamente a mancare, alterando il mercato.

Zucchero

Del resto, è ciò che è già accaduto con lo zucchero di canna. In maggio l’India, che fino a quel momento era il secondo maggior esportatore mondiale, ha improvvisamente interrotto le esportazioni a causa della grave siccità e del conseguente calo della produzione nelle principali regioni dedicate, attorno al 30%. Contemporaneamente, secondo CropGPT, la riduzione di barbabietole è diminuita anche in Europa: in Francia del 15% e in Germania del 22%, mentre quella delle canne da zucchero in India è scesa del 7% e in Thailandia del 7,5%. Anche il primo produttore al mondo, il Brasile, ha avuto rese sensibilmente inferiori, nonostante condizioni climatiche favorevoli.

In quel caso, infatti, la diminuzione è stata provocata dalla conversione delle canne da zucchero a piante per la produzione di biocarburanti (più redditizia, soprattutto dall’inizio della guerra in Iran e del conseguente aumento dei prezzi e della domanda di fonti energetiche alternative al petrolio del Golfo) e al ritardo nei raccolti, a sua volta motivato dal clima troppo caldo. Tutti questo, unito al rincaro dei fertilizzati, ha avuto significative ripercussioni sul mercato dello zucchero: in agosto, il prezzo del prodotto grezzo ha raggiunto livelli che non toccava dal 2010.

Soia

Anche la soia ha teoricamente beneficiato delle temperature più calde: secondo le previsioni, a fine 2026 la produzione sarà aumentata del 2,3% rispetto all’anno precedente a livello mondiale, dell’1,7% in Cina, e in Paraguay addirittura del12,6%. Negli Stati Uniti, però, si è visto di tutto: da aree di produzione come quelle del Midwest rimaste relativamente stabili ad altre come Arkansas e Mississippi che hanno dovuto fare i conti con la siccità e altre come il Missouri e il Kansas che sono state messe sotto pressione da eventi atmosferici di segno opposto. In generale, le colture stagionali (come, oltre alla soia, il grano) dovrebbero trarre vantaggio da stagioni più umide, che assicurano una maggiore umidità del terreno rispetto alle piante perenni, che hanno tempi più lunghi e la cui reazione agli eventi atmosferici è molto più difficile da prevedere.

Cacao, caffè e olio di palma

È il caso delle piante di cacao (metà del quale proviene d Ghana e Costa d’Avorio), caffè e delle palme da olio (l’80% delle quali sono state piantate in Indonesia e Malesia), che soffrono le conseguenze aggiuntive della mancanza di trasparenza tra i produttori, opacità che rende ancora più difficile programmare e cercare di contrastare gli effetti del clima. Sempre secondo Food Navigator, spesso i rivenditori conoscono solo i fornitori ma non i paesi di produzione. Così, a fronte di un portfolio di otto aziende ci sono in realtà due soli paesi produttori, con tutto ciò che questo comporta in termini di fragilità della filiera in caso di eventi inattesi.

Inoltre, chi produce cacao non sempre reagisce per tempo agli imprevisti, come si è visto nel 2024, anno che ha fatto segnare molti record di prezzo. Le contromisure sono state prese da alcuni produttori e rivenditori a crisi innescata, quando il cacao costava già 10.000 dollari a tonnellata, con il risultato che l’efficacia dei provvedimenti è stata scarsa.

L’approccio migliore sarebbe quello della riformulazione, perché la crisi del cacao non è temporanea, secondo tutte le previsioni. Il processo, compresi i panel di assaggio, in genere dura dai nove ai 18 mesi. Per questo, conclude Food Navigator, le aziende dovrebbero agire subito, se non lo hanno ancora fatto.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos

0 0 voti
Vota
Iscriviti
Notificami
guest

0 Commenti
Feedbacks
Vedi tutti i commenti
0
Ci piacerebbe sapere che ne pensi, lascia un commento.x