Stati Uniti: lo studio della Keck School of Medicine sui consumi bevande alcoliche dopo la pandemia.
Durante gli anni della pandemia, negli USA come altrove il consumo di alcol era aumentato a livelli allarmanti. Ora la situazione sta lentamente tornando alla norma, cioè a consumi più vicini a quelli degli anni prepandemici, ma non per tutte le fasce di popolazione nello stesso modo. Anzi, alcune, come le persone più avanti negli anni, non mostrano segnali incoraggianti, nonostante siano più a rischio dei giovani per quanto riguarda gli effetti negativi dell’alcol soprattutto sul fegato.
Lo mostrano i risultati dell’analisi condotta dai ricercatori della Keck School of Medicine dell’Università della California del Sud, basata sulle risposte di oltre centomila americani e appena pubblicata sugli Annals of Internal Medicine. I ricercatori stanno monitorando con cadenza biennale le abitudini dei concittadini, seguendo così i cambiamenti che si verificano nella società.
Il sondaggio
Per analizzare l’andamento dei consumi generali e gli eventuali eccessi, i ricercatori hanno attinto ai dati di oltre 111 mila persone che tra il 2018 e il 2024 hanno risposto a un questionario specifico. In particolare, lo studio ha messo a confronto i risultati del 2024 con quelli del 2022, quando le rilevazioni avevano confermato il trend di crescita iniziato nel 2020. In base alle risposte, i partecipanti sono stati suddivisi in forti bevitori, se avevano bevuto regolarmente cinque o più drink al giorno o 15 alla settimana se maschi, quattro al giorno oppure otto alla settimana se femmine nei 12 mesi precedenti la compilazione. I dati pubblicati ora sono relativi al 2024 anche se gli autori hanno analizzato pure quelli di Gallup per il 2025 e constatato che tendenze sono tuttora le stesse, e cioè alla diminuzione.
Per il periodo 2022-2024, l’andamento generale è stato verso un decremento del consumo totale del 2% e di quello eccessivo dell’8%: si tratta del primo autentico calo dalla pandemia, anche se i livelli sono ancora superiori a quelli prepandemici.

Un sondaggio su 111 mila americani
Ci sono tuttavia differenze in base all’età: i giovani, forse anche seguendo le mode che puntano su bibite a bassa gradazione alcolica o alcol free, hanno effettivamente iniziato a bere di meno, mentre le persone con più di cinquant’anni (e fino ai 64) no. Tra il 2018 e il 2024, costoro hanno incrementato l’assunzione di alcol totale del 4%, quella di alcol eccessivo addirittura del 36%, cioè di un terzo. Secondo gli autori, pur essendo molto positivo il trend dei più giovani, è grave che coloro che sono più a rischio di cirrosi e tumori epatici associati all’alcol (la cui probabilità cresce con l’età) siano anche coloro che fanno più fatica a rientrare entro consumi moderati o, se possibile, smettere del tutto di bere alcolici.
Oltre agli ultracinquantenni, sono anche le donne a destare qualche preoccupazione, perché tra di loro la diminuzione è meno marcata. Se infatti tra gli uomini in generale il calo è stato del 2,4%, tra le donne si è fermato all1,1%, anche se queste ultime hanno raggiunto risultati migliori nella fascia delle forti bevitrici, con una diminuzione del 9%, contro il 7% dei maschi.
La generazione Z guida la svolta
Svetta invece per comportamenti virtuosi la generazione cosiddetta Z, cioè quella dei giovani per convenzione nati tra il 1997 e il 2012, composta da nativi digitali: tra di loro si è visto un -5%, mentre tra i Millennials (un po’ più grandi, e cioè nati più o meno tra il 1981 e il 1996) gli effetti più vistosi si sono avuti tra i forti bevitori, con un -17% tra il 2022 e il 2024.
Negli USA, secondo i Centers for Diseases Control di Atlanta il consumo eccessivo di alcol è la prima causa di trapianto di fegato ed è responsabile della metà dei decessi per le patologie epatiche, nonché una delle principali cause di morte evitabile.
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Giornalista scientifica


