È la più grande epidemia di Cyclospora mai registrata nel Paese. La lattuga Taylor Farms è collegata a quasi due casi su tre.
Oltre 18 mila casi, quasi mille ricoveri e due morti: è il bilancio della stagione 2026 della ciclosporiasi negli Stati Uniti. Tra il 1° maggio e il 31 agosto i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno registrato 18.445 infezioni e 990 ricoveri. Ma soprattutto, a distanza di settimane dai primi casi, si è chiarita l’origine di buona parte dell’epidemia causata da Cyclospora cayetanensis: le indagini hanno collegato 11.458 infezioni, quasi due su tre, alla lattuga iceberg di Taylor Farms de Mexico.
Il focolaio legato alla lattuga ha interessato 20 Stati, causando 495 ricoveri e due decessi. Secondo l’ultimo aggiornamento della Food and Drug Administration (FDA), i sintomi sono comparsi tra giugno e il 15 agosto, anche se la maggior parte delle persone si era ammalata prima del richiamo del prodotto, scattato il 17 luglio.
Il falso positivo non cambia le conclusioni
Il collegamento con la lattuga era emerso già a luglio, quando le indagini epidemiologiche e il tracciamento della filiera avevano portato alla lattuga iceberg a listarelle fornita da Taylor Farms ai ristoranti Taco Bell. Poco dopo, la FDA aveva annunciato anche di avere trovato Cyclospora cayetanensis in un campione di lattuga dell’azienda prelevato alla frontiera.
Il risultato, però, si era rivelato un falso positivo. Come avevamo raccontato in questo articolo, ulteriori analisi avevano escluso la presenza del parassita nel campione, senza però cambiare le conclusioni dell’indagine: i dati epidemiologici e di tracciamento continuavano infatti a indicare la lattuga come fonte del focolaio.

Nelle settimane successive il legame si è rafforzato. Ai casi inizialmente associati ai ristoranti Taco Bell se ne sono aggiunti migliaia relativi a persone che avevano consumato o acquistato lattuga Taylor Farms in altri luoghi. La FDA considera quindi il focolaio collegato alla lattuga iceberg proveniente dal Messico centrale e lavorata da Taylor Farms de Mexico. L’agenzia sta ancora conducendo ispezioni e campionamenti presso i coltivatori e lo stabilimento di lavorazione in Messico, insieme alle autorità locali, anche se la lattuga interessata dal richiamo ormai non è più in commercio.
Non tutti i casi hanno una spiegazione
La lattuga Taylor Farms spiega però solo una parte delle infezioni registrate questa estate. La FDA continua infatti a indagare su tre distinti focolai di ciclosporiasi per i quali non ha ancora identificato l’alimento responsabile. Il più grande conta 203 casi, gli altri rispettivamente 28 e 22. La FDA ha invece chiuso le indagini su altri focolai individuati durante l’estate senza riuscire a risalire alla fonte.
La stagione della ciclosporiasi negli Stati Uniti si è chiusa ufficialmente il 31 agosto, ma i numeri potrebbero ancora aumentare: possono infatti passare diverse settimane tra l’inizio dei sintomi e l’inserimento di un caso nelle statistiche nazionali. Le indagini sulla lattuga e sugli altri focolai ancora senza origine, inoltre, proseguono.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.



Sul piano di laboratorio analisi però la situazione è più nebulosa: FDA ha detto che non ci sono risultati positivi confermati sui prodotti; c’è stato un falso positivo poi ritirato.
Quindi il collegamento non si basa su una prova di laboratorio definitiva del prodotto, ma su un insieme di dati epidemiologici e traceback.
Il nesso è supportato, qualunque cosa voglia intendere questa frase, ma non da un test di laboratorio positivo sul prodotto……..e questi sarebbero i migliori……….
Non è così semplice. Come avevamo già spiegato nel primo articolo sulla ciclosporiasi (https://ilfattoalimentare.it/ciclosporiasi-usa.html), individuare la fonte di un focolaio di Cyclospora è particolarmente complesso. A differenza di quanto avviene con batteri come Salmonella ed E. coli, la tipizzazione del parassita è molto più difficile e le indagini si basano quindi in larga parte sull’incrocio tra dati epidemiologici e traceback, cioè sulla ricostruzione della filiera degli alimenti consumati dalle persone che si sono ammalate.
È vero che il campione inizialmente risultato positivo è stato successivamente classificato dalla FDA come falso positivo. Ma questo non significa che, in assenza di un campione di lattuga positivo, il collegamento sia campato per aria. La FDA ha precisato esplicitamente che il falso positivo non modifica le conclusioni dell’indagine: i dati epidemiologici e il traceback continuano a convergere sulla lattuga iceberg di Taylor Farms de Mexico.
Già all’inizio dell’indagine, il 90% dei malati intervistati che avevano mangiato da Taco Bell riferiva di aver consumato lattuga iceberg e la ricostruzione della filiera ha individuato un unico fornitore comune della lattuga servita nei ristoranti frequentati dalle persone che si sono ammalate, come avevamo spiegato qui: https://ilfattoalimentare.it/cyclospora-la-lattuga-fornita-a-taco-bell-allorigine-del-principale-focolaio-negli-usa.html
Un’indagine epidemiologica non diventa poco affidabile semplicemente perché non si riesce a isolare il patogeno da un campione dell’alimento, soprattutto quando si indaga su un prodotto fresco che, quando l’epidemia viene individuata, può essere stato consumato o non essere più disponibile per le analisi.
Anche questa è geopolitica.
Non è un mistero che i fast-food americani sono in crisi negli ultimi anni, con problemi di vario genere compresi problemi igienici……….per esempio è confermata da varie fonti attendibili una banalissima ma pericolosa risultanza sui batteri presenti nel ghiaccio erogato in diversi negozi, lo hanno scoperto in una ricerca scolastica ma stranamente nessuna agenzia di controllo lo ha mai denunciato………..sembra invece più facile indicare un prodotto messicano come colpevole di qualcosa che non si rileva in analisi.