Almeno 19 Stati hanno registrato un numero di casi di ciclosporiasi superiore alla media: quasi 800 solo in Michigan. I CDC cercano di ricostruire l’origine dei diversi focolai
Gli Stati Uniti, negli ultimi giorni, stanno registrando un’impennata dei casi di ciclosporiasi, una malattia causata dal parassita Cyclospora cayetanensis, che provoca diarrea acquosa, spesso esplosiva. I Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC) stanno indagando per individuare la fonte del contagio, causato spesso da frutta, verdura e acque contaminate da feci umane. Negli USA la maggior parte dei casi si registra tra maggio e agosto, un periodo in cui aumenta il consumo di prodotti freschi e le condizioni ambientali favoriscono la diffusione del parassita, ma la crescita registrata in questo periodo è anomala.
I focolai di ciclosporiasi
Come riportano i media locali, almeno 19 Stati hanno segnalato un numero di casi superiore alla media, ma non è detto che siano tutti collegati. Lo Stato più colpito è il Michigan, che ha registrato 681 infezioni dal 22 giugno, a fronte di una media di 50 casi di ciclosporiasi all’anno. I focolai che si sono verificati in Illinois, New York, Pennsylvania e Texas sembrano essere collegati a ristoranti messicani, negozi di alimentari e al cibo servito da un servizio di catering durante un evento, secondo quanto riportato dalla CNN, che ha potuto visionare un’email del CDC alle autorità sanitarie locali.

Altri focolai si sono verificati in Alaska, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Louisiana, Massachusetts, New Jersey, North Carolina, Ohio, Tennessee, Virginia e Wisconsin, ma le indagini epidemiologiche sono ancora nelle fasi iniziali. La rete coordinata della Food and Drug Administration incaricata di rispondere ai focolai epidemici e valutarli (CORE Network) sta conducendo analisi su cipolle, cipollotti, cetrioli e coriandolo, come possibili fonti del contagio.
Indagini complicate
Secondo gli esperti, ricondurre le infezioni causate dal parassita Cyclospora cayetanensis a una singola fonte è particolarmente difficile. Per Salmonella ed Escherichia coli è possibile sequenziare il genoma per identificare il ceppo a cui appartengono, così da attribuire le infezioni a specifici focolai e individuare la fonte del contagio. Per Cyclospora invece non è così: si tratta infatti di un protozoo, non di un batterio, che si riproduce sessualmente e, a ogni generazione, il DNA si rimescola, rendendo molto più complicata la tipizzazione da parte dei ricercatori che stanno cercando di mettere a punto metodi di analisi affidabili.

Di conseguenza, le indagini per attribuire i casi ai diversi focolai e identificare la fonte del contagio dipendono in larga parte dalle informazioni fornite dalle persone infettate. Inoltre, a differenza di molte altre infezioni intestinali, la ciclosporiasi si trasmette molto difficilmente da persona a persona: le oocisti eliminate con le feci, infatti, impiegano da una a due settimane per diventare infettanti nell’ambiente.
Gli alimenti più a rischio
Negli ultimi 30 anni, gli alimenti più frequentemente coinvolti nei focolai negli USA e in altri Paesi sono i lamponi (12 focolai), il basilico (11), insalate (8), coriandolo (6), mix di frutta (6), lattuga (2) e piselli mangiatutto (2). Si tratta in genere di frutta, verdura ed erbe aromatiche che sono difficili da lavare accuratamente così da eliminare completamente il parassita dalla superficie degli alimenti. Le oocisti possono infatti aderire alla superficie irregolare di alcuni alimenti, rendendone difficile la completa rimozione con il semplice lavaggio. Secondo uno studio norvegese del 2021, il lavaggio con acqua e aceto sembra essere più efficace, ma qualche oocisti rimane comunque, soprattutto su frutti come i lamponi, pieni di fessure in cui possono annidarsi. La trasmissione può avvenire anche attraverso piscine, laghi, giochi acquatici per bambini e parchi acquatici contaminati.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


