L’epidemia di ciclosporiasi continua ad allargarsi. Mentre le autorità cercano di individuare la fonte del contagio, alcuni esperti temono che la riduzione dei fondi alla sorveglianza epidemiologica abbia rallentato la risposta.
Hanno toccato quota 3mila i casi di ciclosporiasi segnalati negli USA nelle ultime settimane. L’epidemia interessa ormai oltre 30 Stati e le indagini per individuare la causa (o le cause) della contaminazione sono complicate sia dalle caratteristiche dell’infezione, provocata dal parassita Cyclospora cayetanensis, sia dai tagli dell’amministrazione Trump alle agenzie federali.
I numeri della ciclosporiasi
L’aggiornamento sui focolai di ciclosporiasi pubblicato il 9 luglio dai Centri per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CDC) riporta 843 infezioni confermate e più di 1.500 casi ancora da confermare, ma ammette anche che i numeri reali sono probabilmente molto più alti. I ricoveri riportati al momento sono 86. Secondo i dati diffusi direttamente dalle autorità sanitarie dei singoli Stati e raccolti di NBC News, infatti, il totale dei casi segnalati la scorsa settimana sarebbe arrivato a 2.912 in 31 Stati. Nel corso dell’intero 2025 le infezioni da Cyclospora erano state 2.700. Il Michigan continua a registrare il maggior numero di casi, più di 1.500, con almeno 36 ricoveri. Seguono l’Ohio con quasi 600 infezioni, New York (394) e Illinois (141).

Le difficoltà di tracciamento
Per il momento non è chiaro se tutti i casi abbiano un’origine comune o se si tratti di più focolai, sviluppatisi allo stesso momento. La rete coordinata della Food and Drug Administration incaricata di rispondere ai focolai epidemici (CORE Network) sta conducendo analisi su cipolle, cipollotti, cetrioli e coriandolo, come possibili fonti del contagio, ma tracciare l’origine dell’epidemia non è semplice: Cyclospora cayetanensis è un protozoo, non un batterio, e si riproduce sessualmente, quindi a ogni generazione il DNA si rimescola, rendendo molto più complicata la tipizzazione (la avevamo spiegato nel dettagli in questo articolo). Inoltre, tra il consumo di un alimento contaminato e la comparsa dei sintomi possono trascorrere fino a due settimane, rendendo più difficile risalire, attraverso le interviste alle persone colpite, agli alimenti coinvolti, che nei focolai di ciclosporiasi sono spesso frutta, verdura ed erbe aromatiche fresche.
L’ostacolo del taglio di fondi
Un altro fattore che potrebbe complicare la risposta all’epidemia e la ricostruzione delle suo origini è la mancanza di fondi federali, a causa dei tagli decisi dall’amministrazione Trump e dal Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Nel luglio 2025, nell’ambito di una riorganizzazione del Foodborne Diseases Active Surveillance Network (FoodNet) dovuta alla mancanza di fondi, i CDC avevano reso facoltativa la segnalazione dei casi di ciclosporiasi. Ora alcuni esperti di sicurezza alimentare si chiedono se questi tagli abbiano rallentato la capacità delle autorità sanitarie di identificare tempestivamente i focolai e ricostruirne l’origine.
Come evitare la ciclosporiasi
La ciclosporiasi si contrae ingerendo alimenti o acqua contaminati da oocisti del parassita. Secondo i CDC, non esistono metodi in grado di garantire la completa eliminazione del rischio attraverso il solo lavaggio di frutta e verdura, anche se è comunque consigliabile sciacquare accuratamente i prodotti freschi sotto acqua corrente prima del consumo. La cottura, invece, inattiva le oocisti e rappresenta la misura più efficace quando può essere applicata, mentre per gli alimenti consumati crudi resta fondamentale prevenire la contaminazione lungo la filiera produttiva e durante la preparazione.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


