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Coronavirus: quale test fare? Le domande e le risposte del ministero della Salute

coronavirusIl vocabolario del coronavirus è sempre più complicato e se una volta c’era solo il tampone adesso ne esistono diverse tipologie e ognuna ha una funzione specifica. A volte sono addirittura in sinergia per cui bisogna farli in sequenza. Il ministero della Salute ha messo a punto sul sito una pagina con le domande più frequenti sul tema che vi proponiamo.

Quali sono i test attualmente disponibili per rilevare l’infezione da SARS-CoV-2?
Attualmente sono disponibili tre tipi: il test molecolare che evidenzia la presenza di materiale genetico (Rna) del virus, il test antigenico che rivela la presenza di componenti (antigeni) del coronavirus, e infine il test sierologico tradizionale o rapido che segnala  la presenza di anticorpi contro il virus. Una descrizione più accurata si trova nella circolare ministeriale 29 settembre 2020.

Qual è il test attualmente più affidabile per la diagnosi di infezione da coronavirus?
Il test molecolare è quello attualmente più affidabile per la diagnosi di infezione da coronavirus. Viene eseguito su un campione prelevato con un tampone a livello naso/oro-faringeo, e quindi analizzato attraverso metodi molecolari di real-time RT-PCR (Reverse transcription-Polymerase chain reaction). L’analisi può essere effettuata solo presso laboratori altamente specializzati di riferimento regionali e laboratori aggiuntivi individuati dalle Regioni secondo le modalità e le procedure concordate con l’Istituto superiore di sanità. Il test richiede in media dalle due alle sei ore dal momento in cui il campione comincia ad essere sottoposto all’analisi in laboratorio.

Quando è necessario effettuare il tampone?
In presenza di sintomatologia sospetta, il pediatra di libera scelta (Pls) o il medico di medicina generale (Mmg), richiede tempestivamente il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di prevenzione (Ddp), o al servizio preposto sulla base dell’organizzazione regionale. I contatti stretti di casi con infezione da Sars-CoV-2, confermati e identificati dalle autorità sanitarie, potranno effettuare un test antigenico o molecolare al decimo giorno di quarantena (oppure osservare un periodo di quarantena di 14 giorni dall’ultima esposizione al caso). Nel caso di focolai che coinvolgano strutture ospedaliere, lungodegenze, Rsa o altre strutture residenziali per anziani il test va offerto ai residenti e a tutti gli operatori sanitari coinvolti.

coronavirus
Attualmente il test più affidabile per la diagnosi di infezione da coronavirus resta il tampone molecolare eseguito da laboratori altamente specializzati

Chi si occupa dell’erogazione dei tamponi per la ricerca di Sars-CoV-2 sul territorio?
I tamponi per la ricerca del coronavirus possono essere erogati solo da operatori specializzati, che fanno capo al dipartimento di prevenzione della Asl competente per territorio e anche l’analisi molecolare per infezione da Sars-CoV-2 va eseguita presso i laboratori di riferimento regionali e laboratori aggiuntivi individuati dalle Regioni secondo le modalità e le procedure concordate con il laboratorio di riferimento nazionale dell’Istituto superiore di sanità. I tamponi non vengono erogati dal numero di pubblica utilità del ministero della Salute 1500, né direttamente dal medico di medicina generale (Mmg), dal pediatra di libera scelta (Pls) o dalla guardia medica. In caso di dubbi o sintomi telefonare al proprio Pls/Mmg. Se il medico riterrà opportuno effettuare un test, richiede tempestivamente il test diagnostico e lo comunica al Dipartimento di prevenzione (Ddp), o al servizio preposto sulla base dell’organizzazione regionale.

Quando si può dichiarare guarita una persona con una diagnosi confermata di Covid-19?
Le persone asintomatiche risultate positive alla ricerca di Sars-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa della positività, al termine del quale risulti eseguito un test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test). Le persone sintomatiche risultate positive alla ricerca di Sars-CoV-2 possono rientrare in comunità dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test).

Quali test rapidi sono stati recentemente introdotti per lo screening dei passeggeri nei porti e negli aeroporti?
Di recente sono stati introdotti i test rapidi antigenici per lo screening dei passeggeri nei porti e negli aeroporti, dove è importante avere una risposta in tempi rapidi. I “tamponi rapidi” sono basati sulla ricerca, nei campioni respiratori, di proteine virali (antigeni). Le modalità di raccolta del campione sono del tutto analoghe a quelle dei test molecolari (tampone naso-faringeo), i tempi di risposta sono molto brevi (circa 15 minuti), ma la sensibilità e specificità di questo test sembra essere inferiore a quella del test molecolare. Per tale motivo i risultati positivi al test antigenico devono essere confermati con il test molecolare.

I positivi ai test antigienici rapidi, meno specifici e sensibili, devono essere confermati con il tampone molecolare

Il tampone rapido può essere utilizzato per lo screening in ambito scolastico?
Sì, l’utilizzo di tale tipologia di test in ambito scolastico, anche considerando i possibili limiti nelle caratteristiche del test, potrebbe accelerare la diagnosi di casi sospetti di Covid-19 e consentire una tempestiva diagnosi differenziando tra sindrome influenzale e malattia da Sars-CoV2.

I test sierologici (tradizionali o rapidi) possono sostituire il test molecolare?
I test sierologici non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di Rna virale dai tamponi nasofaringei, secondo i protocolli indicati dall’Oms. I test tradizionali o rapidi (test eseguiti su sangue capillare) evidenziano la presenza di anticorpi contro il virus e rilevano l’avvenuta esposizione al virus e, solo in alcuni casi, sono in grado di rilevare la presenza di un’infezione in atto (individui con malattia lieve o moderata i cui sintomi siano iniziati almeno una settimana prima). I test sierologici sono utili nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale in quanto sono uno strumento importante per stimare la diffusione dell’infezione in una comunità. I metodi sierologici possono essere utili anche per l’identificazione dell’infezione da Sars-CoV-2 in individui asintomatici o con sintomatologia lieve o moderata che si presentino tardi alla osservazione clinica.

Esistono test salivari (molecolari e antigenici)?
Recentemente sono stati proposti sul mercato test che utilizzano la saliva come campione da analizzare. Il prelievo di saliva è più semplice e meno invasivo rispetto al tampone naso-faringeo, quindi questa tipologia di test potrebbe risultare utile per lo screening di grandi numeri di persone. Come per i tamponi, anche per i test salivari esistono test di tipo molecolare (che rilevano cioè la presenza nel campione dell’Rna del coronavirus) e di tipo antigenico (che rilevano nel campione le proteine virali).

I test salivari possono essere attualmente utilizzati per lo screening rapido di numerose persone?
In genere la saliva non si presta bene all’utilizzo con le apparecchiature di laboratorio altamente automatizzate, di regola utilizzate per processare elevati volumi di campioni molecolari, perché essa ha densità variabile e può creare problemi ai sistemi di pescaggio ad alta automazione. Inoltre, per quanto riguarda i test antigenici, la sensibilità del test è simile a quella dei test antigenici rapidi solo nel caso in cui il test venga effettuato in laboratorio, quindi, a meno che non si attivino unità di laboratorio presso i punti dove viene effettuato il prelievo, difficilmente è utilizzabile in contesti di screening rapido.

Fonte: Direzione generale della prevenzione sanitaria in collaborazione con Istituto superiore di sanità

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