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Coronavirus, stop anche alla ristorazione alberghiera nelle zone rosse e arancioni. “Come sfamiamo gli ospiti?” protesta Federalberghi

male chef in mask with food at restaurant kitchenGli albergatori chiedono di sapere con urgenza se e come possono fornire i pasti quotidiani ai propri ospiti.” È l’appello al Governo di Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi. Da venerdì 6 novembre, con l’entrata in vigore del nuovo Dpcm, nelle Regioni rosse e arancioni sono sospese le attività della ristorazione con pochissime eccezioni. Tra le attività consentite, quindi, non figurano i bar e i ristoranti all’interno degli alberghi.

Il decreto del 3 novembre, infatti, lascia espressamente in attività la ristorazione alberghiera, seppur limitata alla somministrazione di pasti agli ospiti della struttura, solo alle zone gialle. Per le aree arancioni e rosse, come fa notare Federalberghi in un comunicato, il Dpcm è ancora più restrittivo di quanto previsto durante il lockdown di marzo e aprile e non consente esplicite eccezioni per gli alberghi e le altre strutture ricettive.

In seguito alle restrizioni di vario genere (viaggi vietati o sconsigliati, eventi annullati, riunioni solo a distanza, etc.), le strutture ricettive sono frequentate pressoché esclusivamente da persone che sono costrette a soggiornare fuori casa. Per non parlare del rischio che rimangano a digiuno anche le persone in isolamento presso i cosiddetti Covid-Hotel.” fa notare Bocca. 

Insomma, gli alberghi delle Regioni rosse e arancioni possono restare aperti, ma rischiano di trovarsi nella condizione di non poter sfamare i propri (pochi) ospiti, che a loro volta sarebbero costretti a comprare cibo d’asporto o ordinarlo a domicilio, per non rimanere a digiuno. A meno che il Governo non chiarisca, consentendo, ad esempio, la somministrazione dei pasti in camera. “Forse qualcuno pensa che noi domani dovremmo dire a tutte queste persone di arrangiarsi. Di invitare chi trascorre settimane fuori casa a sfamarsi mangiando il panino seduto su una panchina al parco. – aggiunge Bocca, che conclude – Riteniamo di avere diritto a risposte chiare, tempestive e ragionevoli.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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