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Coronavirus, quando la perdita di gusto e olfatto persiste per mesi. Quale impatto sul consumo di cibo?

Uno dei sintomi più frequenti dell’infezione da coronavirus Sars-CoV-2 è la perdita dell’olfatto e del gusto, totale o parziale. Anzi, per molti è proprio il primo a comparire e far scattare l’allarme. Nella maggior parte dei casi, la situazione ritorna alla normalità una volta che la malattia ha fatto il suo decorso. Ma per alcuni sfortunati l’alterazione di gusto e olfatto si trascina per mesi, con ovvie conseguenze sull’alimentazione, tra chi mangia di più alla ricerca dei sapori perduti e chi mangia di meno, scoraggiato da pasti monotoni senza sapore.

Come riporta FoodNavigator, secondo Carl Philpott, professore di rinologia e olfattologia presso l’Università dell’East Anglia, circa il 60% delle persone con Covid-19 presenta disturbi del gusto e dell’olfatto, che nel 10% dei casi si protraggono per più di quattro settimane. Quando i due sensi spariscono del tutto si parla di anosmia e ageusia, quando invece si riducono si tratta di iposmia e ipogeusia.  Chi ne soffre, in genere, riesce a percepire solo i gusti fondamentali come il dolce e il salato. In alcuni casi spariscono anche la piccantezza del peperoncino e il pizzicore dato da spezie come lo zenzero, perché l’infezione può colpire anche il trigemino, il nervo che comunica queste sensazioni al cervello. Ne consegue un profondo stravolgimento dell’esperienza del consumo di cibo che può avere anche un impatto negativo a livello nutrizionale, se chi ne soffre preferirà consumare principalmente alimenti molto dolci o molto salati, ad esempio.

Outdoor portrait of woman looking at fast food hamburger and soda with disgusting emotion
Alcune persone, in seguito all’infezione da coronavirus, hanno sviluppato parosmia, una condizione in cui gli odori percepiti sono alterati

In alcuni casi, poi, si verifica un altro tipo di alterazione dell’olfatto, chiamato parosmia: le persone colpite riportano un cambiamento degli odori e i profumi percepiti, che spesso diventano spiacevoli. Di conseguenza, molti cibi (se non tutti) possono diventare improvvisamente disgustosi. Duika Burges Watson, dell’Altered Eating Research Network dell’Univesità di Newcastle, spiega a FoodNavigator che alcuni alimenti sono particolarmente “colpiti” dalla parosmia: per esempio caffè e cioccolato, cipolle e aglio, peperoni, limone e mele, e tutti i cibi arrostiti o tostati. Spesso anche l’odore della carne diventa insopportabile e le persone colpite tendono a diventare vegetariane e a preferire prodotti dal sapore blando.

Cosa può fare chi mesi dopo aver contratto il coronavirus ha ancora alterazioni di gusto e olfatto? Una strategia, almeno per chi soffre di ipo/anosmia e ipo/ageusia, potrebbe essere quella di puntare su un’altra caratteristica del cibo, spesso sottovalutata: la texture. Alimenti croccanti, come per esempio i cereali da colazione o la frutta secca, o cibi che presentano consistenze contrastanti possono dare una maggiore soddisfazione a chi non può percepire gli altri aspetti sensoriali.

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Un commento

  1. Avatar

    Per l’esperienza fatta in sei mesi di chemio, durante la quale TUTTI i cibi sapevano di cartone dolciastro e di cane bagnato, suggerirei di rivolgersi a cibi nutrienti e che si possano inghiottire rapidamente, io durante i momenti peggiori mi facevo agnolottini o tortellini in brodo che poi deglutivo senza masticare come fossero pillole, in questo modo il sapore orrendo durava meno.

    La difficoltà sta nel mantenere comunque un’alimentazione equilibrata, per cui per i cibi che si devono comunque ingerire solo per evitare carenze mi soffermavo a osservarli attentamente mentre li mangiavo, in modo che almeno la vista mi dicesse che gusto avrebbero dovuto avere, mentre inghiottendo i tortellini fissavo il televisore, qualunque fosse il programma, pur di non pensare a cosa avevo in bocca.

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