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Il coronavirus e la folle corsa alla sanificazione: è davvero sempre necessaria? L’articolo di Quotidiano Sanità

Forse stiamo esagerando con la sanificazione di oggetti e superfici? Per la riapertura delle attività ha molto spesso richiesto una completa igienizzazione dei locali, anche dopo mesi di chiusura al pubblico e c’è chi arriva a spruzzare sostanze disinfettanti persino nei parchi. Senza dimenticare la corsa alla sanificazione delle strade delle prime settimane di epidemia… Ma è davvero sempre necessario? Ne parla Donato Greco, in un articolo pubblicato in origine su Quotidiano Sanità.

Paura del contagio da superfici, oggetti, tastiere di computer, borse della spesa, abiti… Una certa giustificazione c’è: ottimi lavori scientifici dimostrano che, in condizioni sperimentali controllate, il maledetto Sars-CoV-2 riesce a sopravvivere per un certo tempo [1-2-3]. E tuttavia, la probabilità di infettarsi toccando superfici, tastiere, maniglie, sedili è infinitamente piccola, risibile nella vita reale.

Anche una certa logica scientifica c’è: Sars-CoV-2 è un virus a trasmissione respiratoria e col suo respiro un infetto, anche asintomatico, emette miliardi di quelle ormai famosissime droplets, le microgoccioline di vapore acqueo che possono anche veicolare cellule epiteliali del nostro apparato boccale, cioè un epitelio in continuo rinnovamento. Queste goccioline restano sospese nell’aria per un certo tempo per poi cadere a terra o sulle superfici che circondano l’infetto. Alcune di queste goccioline contengono anche cellule dove è attiva la replicazione del virus.

Così, un malcapitato può avere la sfortuna di raccogliere con le mani queste goccioline fresche, prima che si disidratino con la conseguente morte del loro contenuto. E tuttavia, raccoglierle con le mani ancora non garantisce l’infezione al malcapitato, nemmeno se si mette le mani in bocca: infatti il virus non si trasmette per via cutanea né per via orale, basta la saliva a farlo fuori! Tuttavia il nostro sfortunato cittadino potrebbe creare inavvertitamente un aerosol sbattendo le mani (o in altro modo a me sconosciuto) o, meglio ancora, potrebbe sfregarsi gli occhi, allora sì permettendo l’introduzione nel suo organismo di cellule ancora vive (ma quante?). Insomma infettarsi raccogliendo il virus da una superficie richiede una sequenza di improbabili eccessive, sfortunatissime, rare combinazioni.

L’Organizzazione mondiale della sanità, nella sua ultima guida riconosce: “Al momento di questa pubblicazione, la trasmissione del virus per Covid-19 non è stata definitivamente collegata a superfici ambientali contaminate negli studi disponibili” [2]. E quanto è invece efficace il meccanismo dell’infezione diretta: una nuvola continua di microgoccioline lanciate a una o due metri di distanza da starnuti e colpi di tosse di una persona infetta, per due o tre settimane! Centinaia di ore di effusione di contagio diretto; altro che superfici, maniglie, borse, sedili…

Andiamocene a Napoli
Qual è la probabilità che ci sia un infetto sul mio autobus in Campania? I dati di incidenza settimanale del 4-10 maggio 2020 la valutano in 1,33 casi per centomila abitanti [1], cioè 80 persone in tutta la regione. Queste, essendo state identificate, stanno in ospedale o isolate a casa, non vanno in giro sugli autobus.

Tuttavia possiamo ritenere ragionevole che altrettante persone siano infette asintomatiche o abbiano l’infezione in incubazione: quindi altre 80 persone che diffondono il virus in giro nella Regione. Un quinto si trova a Napoli: 20 “untori” a spasso per Napoli in una settimana. Se io prendo un autobus a Napoli nella stessa settimana che probabilità avrò di incontrare un infetto? Assumendo che il 10% degli abitanti di Napoli prenda il bus ogni giorno, 20 su centomila, cioè 1 su 5.000. Una vera sfortuna. Ma solo se i 20 untori prendono il mio stesso autobus, cosa altrettanto improbabile. Se mantengo sui mezzi pubblici il previsto distanziamento sociale, anche questa remota probabilità diminuisce sensibilmente.

Sul trasporto pubblico, il maggior fattore di rischio per il contagio è il sovraffollamento, non il contatto con superfici toccate da una persona infetta

Ma se prendo un autobus sul quale è salito un infetto untore che poi è sceso, che mi succede? L’untore avrebbe potuto diffondere (con la mascherina?) un po’ di droplets su sedili, maniglie, reggi-persona? Per carità: sedersi sul bus dove un precedente potenziale untore potrebbe aver rilasciato (sedendosi a sua volta?) fomiti infetti? Allora bisogna sanificare i sedili. Non basta lavare il bus ogni sera al rientro in deposito come si dovrebbe fare sempre? Sembra di no: bisogna lavare, e inondare il bus con spray disinfettante. Eppure dovremmo sapere che il fattore di rischio sui mezzi pubblici è solo quello del sovraffollamento. Stesso discorso per i negozi, per gli artigiani, per gli uffici. Le regole emesse dal governo italiano sono abbondantemente coerenti con quelle dell’Oms e dei Cdc europei e americani, ma sono anche abbondantemente iperinterpretate.

Siamo alle comiche igienistiche?
Abbiamo visto il ricorso agli spray di disinfettante ambientale all’aperto, in barba alle indicazioni: “Le aree esterne richiedono generalmente una normale pulizia ordinaria e non richiedono disinfezione. Spruzzare il disinfettante sui marciapiedi e nei parchi non è un uso efficiente delle forniture di disinfettante e non è stato dimostrato che riduca il rischio di COVID-19 per il pubblico. È necessario mantenere le pratiche di pulizia e igiene esistenti per le aree esterne” [4].

Vediamo invece il ritorno di pratiche che avevamo escluso da tempo nella prevenzione delle infezioni ospedaliere: l’ozonizzazione, le lampade all’ultravioletto, gli inefficaci ammoni quaternari, tutte pratiche ampiamente condannate dall’Evidence Based Public Health. Cioè dalle pratiche di prevenzione basate sulle dimostrazioni di efficacia.

I guanti di lattice sono imposti nei negozi? L’uso dei guanti è consigliato negli ambienti sanitari, non per il pubblico, e al posto del lavarsi le mani. La manipolazione di disinfettanti in luoghi non sanitari richiede l’uso dei guanti soprattutto per proteggere le mani: usare i guanti per portare a spasso il cane o per comprare un giocattolo al nipotino è ridicolo.

I guanti di lattice per fare la spesa sono poco utili se già ci si attiene alle regole di igiene delle mani

Anche il distanziamento sociale deve essere messo in pratica con un pochino di intelligenza: obbligarlo tra conviventi e familiari nei luoghi pubblici, che senso ha? Sono stato fermato da uno zelante carabiniere perché sul sedile posteriore del mio motorino c’era la mia adorata moglie, con cui convivo da cinquant’anni!

Il lavaggio con acqua e sapone è sostituito da un potente e costoso macchinario nebulizzatore di micidiali aerosol disinfettanti. Non abbiamo mai smesso di dimostrare che quello che serve è lavare, la disinfezione è utile solo dopo il lavaggio accurato ed è destinata agli ambienti ad alto rischio come gli ospedali.

Schiviamo le pratiche inutili
Finalmente arrivano un po’ di soldi a negozianti, piccole imprese, commercianti, ma davvero li vogliamo obbligare a comprare costose macchine nebulizzanti e gran quantità di presidi di protezione individuale? Finora, tutte le sere e con diligenza ogni piccolo imprenditore di ufficio, bar, negozio di parrucchiere, ristorante, lavava per terra, i tavoli, le sedie, le scrivanie. L’Oms ci dice che è sufficiente continuare così, lavando ogni giorno tavoli, sedie e scrivanie come si faceva prima [4]; non serve acquistare costosi macchinari di disinfezione o contrattare ditte specializzate con le loro vistose tute bianche.

Bene le mascherine, la distanza, il lavaggio delle mani, ma che ce ne facciamo dei disinfettanti, delle sanificazioni a tutto spiano? Riusciamo a distinguere l’ambiente sanitario, l’ospedale, dalla nostra casa, dal luogo di lavoro, dai parchi giochi dei bambini? Le regole necessarie non sono le stesse.

disinfettanti
È necessario ricominciare a distinguere l’ambiente sanitario da quello domestico, lavorativo e ricreativo

Eppure potevamo prevedere che tante persone si sarebbero fatte trascinare a “proteggere la propria persona“ andando ben oltre le regole dimostrate scientificamente: invece della responsabilità intelligente si è risvegliata la diffidenza verso il prossimo, l’idea che il vicino è un potenziale untore, l’arroccamento nel proprio ambiente personale, nell’intimità della famiglia, nel proprio spazio definito: l’altro diventa un potenziale nemico. Così prende spazio una politica della paura invece di una politica della responsabilità, le persone trattate come bambini che necessitano del poliziotto con la multa facile, piuttosto che essere informate e coinvolte nel mettere in atto comportamenti responsabili.

Certo “e grida ci sono (di manzoniana memoria), ma anche le libere interpretazioni, diverse per regione e per comune. Siamo arrivati alle indicazioni estreme: dal parrucchiere la signora deposita la borsa e la giacca in due buste di plastica,  che si vede riconsegnare dopo la messa in piega. Sarà poi la cliente a dover smaltire in proprio le buste [5].

Fase tre: riattiviamo i neuroni migliori
Insomma, almeno nella fase tre possiamo rimettere in funzione i neuroni migliori? Possiamo promuovere l’intelligence degli studi epidemiologici analitici rapidi che rispondano alle sacrosante domande dei cittadini? I dati ci sono, sono stati raccolti centralmente, casomai sarebbe il caso di costruire una sacrosanta struttura di open data, pubblica e accessibile, permettendo il contributo scientifico dai tanti bravi epidemiologi del nostro paese.

Da tempo sappiamo che la nostra sicurezza non dipende dall’odore di alcol o varechina, e nemmeno dalla corsa ad analisi immunologiche o speranze vaccinali, ma dalla pronta risposta dei servizi territoriali, su cui dobbiamo investire per identificare, isolare e tracciare i contati della persona sospetta infetta. Insomma, la nostra sicurezza dipende dalla dimenticata epidemiologia di campo che pure tanto ha contributo alla nostra migliore qualità di vita.

Donato Greco – Quotidiano Sanità

Referenze
[1] Rapporto settimanale ISS monitoraggio fase 2 settimana 4-10 maggio 2020 http://www.quotidianosanita.it/allegati/create_pdf.php?all=8140198.pdf
[2] Cleaning and disinfection of environmental surfaces in the context of COVID-19 WHO Interim guidance 15 May 2020
[3] ECDC TECHNICAL REPORT Disinfection of environments in healthcare and nonhealthcare settings potentially contaminated with SARS-CoV-2       March 2020
[4] CDC GUIDANCE FOR CLEANING AND DISINFECTING PUBLIC SPACES, WORKPLACES, BUSINESSES, SCHOOLS, AND HOMES may 7 2020
[5] INAIL ISS: Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da SARS-CoV-2 nel settore della cura della persona: servizi dei parrucchieri e di altri trattamenti estetici, Roma maggio 2020.

© Quotidiano Sanità

  Redazione Il Fatto Alimentare

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9 Commenti

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    Giovanni Gozzi

    Applausi: è quasi tutto giusto. Peccato per gli ammoni quaternari che dovremmo chiamare quaternari d’ammonio (a x b non è uguale a b x a come in fisica quantistica).

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    Le linee guida del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie Europeo (ECDC), di quello Statunitense (CDC) e dell’OMS indicano che “la pulizia con acqua e normali detergenti neutri associata all’utilizzo di comuni prodotti disinfettanti è sufficiente per la decontaminazione delle superfici. In generale, è stato dimostrato che disinfettanti a base di alcoli (es. etanolo, propan-2-olo, propan-1-olo) o ipoclorito di sodio, ma non solo, sono in grado di ridurre significativamente il numero di virus dotati di ‘involucro’ come il SARS-CoV-2”.
    E oltre alla pulizia accurata “è altresì di fondamentale importanza rinnovare frequentemente l’aria all’interno dell’ambiente”.
    I principi attivi maggiormente utilizzati nei prodotti disinfettanti autorizzati a livello nazionale (Presidi Medico Chirurgici; PMC) ed Europeo (biocidi), “sono l’etanolo, i sali di ammonio quaternario (es. cloruro di didecil dimetil ammonio – DDAC, cloruro di alchil dimetilbenzilammonio, ADBAC), il perossido d’idrogeno, il sodio ipoclorito e altri principi attivi ecc.ecc.
    Riguardo all’ozono le linee guida dell’ISS la pensano diversamente e qualcuno ha dimostrato che alla luce solare il SarsCov19 degrada in pochissimi minuti……………..

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    D’altra parte però capisco e condivido l’ironia per tutti questi protocolli così assillanti e metodici, con le varie correnti di pensiero che si affannano a puntare l’attenzione su un aspetto piuttosto che su un altro e questa ansia asfissiante (!) che cercano di trasmetterci sulla loro osservanza.
    Mi auguro che in mezzo a questa tragedia qualcuno abbia capito cosa è successo veramente e che noi si riesca a trarre un qualche insegnamento da tutto ciò, io come sempre ho solo domande.

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    Come sempre stiamo passando dal “troppo poco” (strade non lavate per mesi, cessi pubblici in cui ci volevano gli stivali, bus con sedili unti dal mese prima, cimici sui treni, vetri degli uffici pubblici lavati annualmente…) al “troppo tanto” (lavaggio strade con l’ipoclorito, servizi disinfettati ogni due ore, bus sanificati con gli erogatori a ogni capolinea, uffici pubblici sanificati due volte al giorno…).

    Guardiamo in faccia la realtà, la “sanificazione” è diventata il business del futuro, e come in tutti i giri di danaro qualcuno già sfrutta la naturale paura del contagio per farci il proprio (o del cuggggino), di business.

    Non mi stupirebbe quindi se tra qualche mese scoppiasse una “Sanitopoli” con personaggi vari indagati per aver lucrato illecitamente promuovendo una pratica priva di senso al di fuori dell’ambiente sanitario, ma che nel frattempo avrà dato un colpo mortale a molte piccole attività.

    Ad esempio al momento, stando alle ultime notizie sulle “grida” in preparazione, diverrebbe obbligatoria la sanificazione prima di ogni evento al coperto, anche se la sala in cui si svolgerà è inutilizzata da settimane (come se i virus fossero immortali) e pulita normalmente da una normale impresa (o dai soci dell’associazione) con stracci, secchio, mocio, lysoform, vetrìl.

    E poi attualmente può essere svolta solo da ditte certificate (!) con personale munito di apposito patentino (!) e costa circa 1.50 €/m2, il che vuol dire circa 300€ per una sala da 100 posti.

    In una sera di ballo inquella sala l’incasso medio è di 500€, da cui vanno scalati il compenso per i suonatori e le normali spese accessorie.

    Facile capire perché molte associazioni (il ballo è un esempio, ma vale per piccoli teatri, club, oratori, circoli culturali) abbiano già rinunciato a riprendere le attività, e perché forse non ce la faranno più a ripartire e li avremo persi per sempre.

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    Grazie! Un pò di buonsenso ! Un abbraccio,
    Milena

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    Tutti protesi ad annicchilire il covid-19. Ma tutti gli altri virus, batteri, funghi, ecc.. cosa faranno, di fronte a queste docce continue di disinfettante?

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    Franco esposito

    Se fossero tutte inutili e risibili le misure anticovid descritte in questo articolo(pericolosamente negazionista) non sarebbe accaduto quello che nella realtá è purtroppo accaduto.Il consiglio è quello di tenere distinti gli atteggiamenti personali ideologici,dalle indicazioni tecniche dimostrate da impertire alla collettività

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    La mia convivente si è ammalata di covid (infettata da un anziano zio che assisteva, che è poi morto di covid in ospedale) ed è rimasta positiva per oltre 40 giorni.
    Ho tenuto per 40 giorni mascherina e guanti in casa, e ho disinfettato le parti comuni in maniera continua e maniacale, e sono riuscito a non infettarmi anch’io.
    Ma sono stati 40 giorni di inferno che non auguro a nessuno, neanche ai minimizzatori. Ma sono certo che chi ha provato in prima persona le conseguenze terribili di questa epidemia un articolo del genere non si sarebbe neanche sognato di scriverlo.