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Coronavirus: ci si può contagiare con prodotti da forno, frutta e verdura, carne e surgelati? E la vitamina D è protettiva? Le ultime Faq del BfR

scaffali pane supermercatoEcco la terza e ultima parte delle domande frequenti (e delle risposte) raccolte dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) sulla trasmissione del coronavirus attraverso il cibo, gli oggetti e le superfici. Questa volta ci concentriamo sugli alimenti: esiste un rischio di contagio attraverso il consumo di prodotti da forno, frutta e verdura, carne e surgelati?

I coronavirus possono essere trasmessi tramite prodotti da forno o frutta e verdura fresca?
Il BfR non è ancora a conoscenza di infezioni da Sars-CoV-2 attraverso questa via di trasmissione. I coronavirus possono generalmente contaminare prodotti da forno o frutta e verdura se persona infetta starnutisce o tossisce direttamente su di essi. Tuttavia, non possono moltiplicarsi nel cibo poiché hanno bisogno di un animale vivente o di un ospite umano per farlo. Per ridurre il rischio di trasmissione, è fondamentale osservare le regole generali dell’igiene quotidiana come lavarsi le mani regolarmente e tenerle lontane dal viso. I prodotti da forno nei negozi al dettaglio sono solitamente protetti da starnuti e tosse dei clienti da paraspruzzi posizionati al banco o negli scaffali  self-service; questi riducono al minimo il rischio di contaminazione.

coronavirus
Al momento non sono noti casi di trasmissione alimentare del coronavirus, in particolare attraverso il consumo di carne

I coronavirus possono essere trasmessi da prodotti a base di carne?
Al momento non ci sono prove di infezioni da Sars-CoV-2 dovute al consumo di prodotti a base di carne contaminati o al contatto con essi. La contaminazione della carne con coronavirus potrebbe verificarsi durante la macellazione o durante il taglio e la lavorazione. I coronavirus possono essere trasmessi da una persona infetta se le norme igieniche vengono ignorate, ad esempio tramite mani contaminate, starnuti o tosse. Tuttavia, le misure protettive che devono essere normalmente osservate nei macelli e nei laboratori di taglio della carne generalmente riducono al minimo il rischio di contaminazione con agenti patogeni, compreso Sars-CoV-2.

Nei negozi al dettaglio la carne e i prodotti a base di carne sono protetti da starnuti e tosse dai clienti dai paraspruzzi; anche questi minimizzano il rischio di contaminazione. I coronavirus, come è già stato detto, non possono moltiplicarsi nel cibo. Secondo lo stato attuale delle conoscenze, la via di trasmissione alimentare, in particolare attraverso il consumo di prodotti a base di carne, non gioca un ruolo nell’attuale epidemia. Inoltre, la carne e il pollame in generale vengono cotti o riscaldati adeguatamente e in modo uniforme prima del consumo, anche per proteggere da altri possibili agenti patogeni.

Mixed Vegetables Isolated on a White Marble Background
Non ci sono prove nemmeno di trasmissione del Sars-CoV-2 attraverso il consumo di cibi surgelati o congelati

Ci si può infettare con Sars-CoV-2 tramite cibo congelato contaminato?
Finora non ci sono prove scientifiche che si siano verificate catene di infezione da Sars-CoV-2 attraverso il consumo di cibo, compreso quello congelato.

C’è la prova che l’assunzione di alte dosi di vitamina D tramite integratori alimentari può prevenire un’infezione da Sars-CoV-2?
Su internet è stato suggerito che l’assunzione di integratori alimentari contenenti vitamina D (a volte con dosaggi molto elevate) può fornire protezione contro l’infezione da coronavirus Sars-CoV-2 e/o l’insorgenza di Covid-19. Le autorità sanitarie non sono a conoscenza di studi che lo dimostrino, né ci sono conferme che gli integratori alimentari curino malattie (a parte carenze accertate). Gli integratori alimentari non sono prodotti farmaceutici, ma alimenti che possono integrare la normale dieta. Devono essere sicuri e non devono avere effetti collaterali.

Naturalmente, un apporto sufficiente di vitamina D è importante per la salute. È anche scientificamente riconosciuto che contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario. Tuttavia, questo non significa che le persone dovrebbero assumerne alte dosi. Casi di studio hanno indicato che l’assunzione di quantità molto elevate di composti di vitamina D senza controllo medico può comportare rischi per la salute.

Un’assunzione giornaliera fino a 20 microgrammi (µg) di vitamina D  sotto forma di integratori alimentari, tenendo conto di altre fonti alimentari, è innocua. Dosi più alte, soprattutto quando le quantità sono molto elevate, dovrebbero essere prese sotto controllo medico e tenendo conto dei livelli di vitamina D dell’individuo.

© Riproduzione riservata

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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