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Coronavirus: i 4 scenari delineati dal Ministero della salute e dell’Iss per fronteggiare la pandemia

Sanitizer gel or antibacterial soap and face mask for coronavirus preventive measure

Con l’inizio della stagione autunno-invernale l’Italia, come altri Paesi europei, si trova ad affrontare un lento e progressivo peggioramento della epidemia da virus SARS-CoV-2 in un momento in cui è prevista un’aumentata circolazione di altri patogeni respiratori (come i virus influenzali). Sebbene l’andamento epidemico in Italia sia stato alla fine dell’estate più contenuto rispetto a quello di altri Paesi, è fondamentale rafforzare l’attività di preparazione alla luce di tutti i possibili scenari epidemici che potrebbero delinearsi. Il documento “Prevenzione e risposta a COVID-19: evoluzione della strategia e pianificazione nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale“, realizzato dal ministero della Salute insieme all’Istituto superiore sanità e ad altri scienziati del settore, si basa sui riferimenti individuati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per la risposta a COVID-19 e indica le cose da fare. Si tratta di un documento che costituisce una “cassetta degli attrezzi” per le autorità sanitarie che devono periodicamente approvare Dpcm e assumere decisioni importanti per combattere la pandemia da coronavirus.

Dopo aver ricostruito le attività svolte dall’inizio di questo evento pandemico, il documento declina le iniziative nazionali messe in campo durante la fase di transizione nei diversi settori, e tutte le attività di preparazione in previsione della stagione autunno-invernale. Il dossier identifica e riporta l’insieme degli strumenti e dei provvedimenti operativi disponibili e propone un approccio condiviso alle misure di contenimento/mitigazione, in base alla classificazione del rischio in ciascuna Regione e Provincia autonoma.

Doctors holding samples in hospital, coronavirus concept.
Il documento declina le iniziative nazionali messe in campo durante la fase di transizione nei diversi settori

Il dossier di oltre 110 pagine focalizza l’attenzione sugli interventi da adottare per contrastare la pandemia quando la situazione entra in ciascuna delle varie fasi, dalla 1 alla 4, considerando che adesso diverse regioni italiane si avviano a entrare nella fase 3. Nel testo vengono definiti i vari provvedimenti da prendere e altrettante misure che si possono portare avanti nell’ipotesi peggiore di un lockdown nazionale (si parla di lockdown generalizzato quando i valori del tasso di contagiosità (Rt) regionali  sono sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5).

Gli scenari in Italia per l’autunno, in termini di impatto sul sistema sanitario, dipenderanno molto da alcune incognite ovvero dalla trasmissibilità di SARS-CoV-2 a fine estate tra la popolazione e nelle scuole. Non è chiaro se l’incremento di trasmissibilità osservato a partire da giugno in alcune Regioni si stabilizzerà attorno ai valori osservati durante il mese di settembre oppure continuerà ad aumentare nel tempo. Per le scuole c’è un grande punto di domanda anche se si cominciano a registrare focolai anche in ambienti scolastici. I luoghi di lavoro si dimostrano fin dalla fase acuta un importante serbatoio di infezioni, non solo in ambienti a rischio specifico, come quello sanitario, ma anche in contesti che, in Italia e non solo, sono stati caratterizzati da cluster anche di notevoli dimensioni, ad esempio nel settore agroalimentare (aziende agricole, trasformazione delle carni, mercati) e in quello delle spedizioni mediante corriere. La ripresa della scuola e delle attività lavorative in presenza tende a una messa a regime a pieno carico del sistema di trasporto pubblico in generale e, in particolare, di quello locale, con inevitabile aumento delle occasioni di esposizione al coronavirus. Bisogna inoltre considerare il grado di accettazione delle misure igienico-sanitarie e comportamentali per la prevenzione da parte della popolazione generale, oltre al tracciamento dei contatti e il rispetto/adesione alle misure sia per i casi confermati sia per i contatti stretti.

coronavirus
Gli scenari in Italia per l’autunno, in termini di impatto sul sistema sanitario, dipenderanno molto da alcune incognite

Alla luce di queste incognite, i possibili scenari che si prospettano per l’autunno nelle diverse regioni possono essere così schematizzati:

SCENARIO 1. Situazione di trasmissione localizzata (focolai) sostanzialmente invariata rispetto al periodo luglio-agosto 2020, con Rt regionali sopra la soglia per periodi limitati (inferiore a 1). Bassa incidenza, nel caso in cui la trasmissibilità non aumenti sistematicamente all’inizio dell’autunno, le scuole abbiano un impatto modesto sulla trasmissibilità e i sistemi sanitari regionali riescano a tracciare e tenere sotto controllo i nuovi focolai, inclusi quelli scolastici. In questo caso sono associati diversi livelli di rischio a cui corrispondono alcune misure come la rimodulazione delle attività con misure meno stringenti o mantenimento degli interventi ordinari, tra cui: isolamento casi; quarantena contatti; precauzioni standard (DPI, distanziamento fisico, igiene individuale/ambientale) definite dalle istituzioni competenti (CTS, Ministeri, ISS, INAIL ecc.). C’è di più, adozione di un maggiore controllo delle misure già in uso sul territorio; precauzioni ulteriori (es. scuole) solo in aree con maggiore rischio di esposizione; possibilità di chiusura di attività, sospensione di eventi e limitazione della mobilità della popolazione in aree geografiche comuni e province.

coronavirus
I luoghi di lavoro si dimostrano fin dalla fase acuta un importante serbatoio di infezioni

SCENARIO 2. Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario nel breve-medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra 1 e 1,25. Un’epidemia di coronavirus con queste caratteristiche di trasmissibilità potrebbe essere caratterizzata, oltre che dall’evidente impossibilità di contenere tutti i focolai, da una costante crescita dell’incidenza di casi e corrispondente aumento dei tassi di ospedalizzazione e di ricoveri in terapia intensiva. In questo caso però l’incremento del numero di casi potrebbe essere lento, senza comportare un rilevante sovraccarico dei servizi assistenziali per almeno 2-4 mesi.

A seconda dell’evoluzione di questo scenario potrà essere adottata la chiusura dei locali notturni, bar, ristoranti (inizialmente si potrebbe ridurre l’orario in modo da evitare la “movida”). La chiusura delle scuole/università  su base geografica in base alla situazione epidemiologica. La limitazioni della mobilità (da/per zone ad alta trasmissione ed eventuale ripristino del lavoro agile in aree specifiche). L’individuazione di zone rosse per almeno 3 settimane con monitoraggio nella fase di riapertura.

SCENARIO 3. Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1,25 e Rt=1,5 . Un’epidemia con queste caratteristiche dovrebbe essere caratterizzata da una più rapida crescita dell’incidenza di casi rispetto allo scenario 2, a questo si aggiungerebbe l’incapacità di tenere traccia delle catene di trasmissione in seguito all’aumento di casi a elevata gravità clinica (con aumento dei tassi di occupazione dei posti letto ospedalieri) riconducibile a un livello di rischio elevato o molto elevato in base al sistema di monitoraggio settimanale. La crescita del numero di casi potrebbe comportare un sovraccarico dei servizi assistenziali entro 2-3 mesi. In questa situazione per tre o più settimane consecutive sono possibili lockdown locali temporanei su scala sub-provinciale, l’istituzione di zone rosse con lockdown temporanei (<2-3 settimane) con riapertura possibile valutando incidenza e Rt.

Possibile anche l’interruzione delle attività sociali/culturali/sportive a maggior rischio di assembramenti e l’interruzione di alcune attività produttive con particolari situazioni di rischio così come possibili restrizioni della mobilità interregionale e intraregionale. Potrebbe scattare la sospensione di alcune tipologie di insegnamenti che presentano condizioni di rischio più elevato (es. educazione fisica, lezioni di canto, strumenti a fiato, laboratori a uso promiscuo, etc.) e le lezioni sarebbero scaglionate a rotazione mattina e pomeriggio, se serve aumentare gli spazi. Possibile infine anche la chiusura temporanea di scuole/università in relazione alla situazione epidemiologica locale.

Nurse holding test tube with blood for 2019-nCoV analyzing. Novel Chinese Coronavirus blood test concept
Un’epidemia di coronavirus con un Rt maggiore  di 1,5  porterebbe a misure di mitigazione e contenimento più aggressive

SCENARIO 4. Situazione di trasmissibilità non controllata con criticità nella tenuta del sistema sanitario nel breve periodo, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente maggiori di 1,5. Anche se un’epidemia con queste caratteristiche porterebbe a misure di mitigazione e contenimento più aggressive, uno scenario di questo tipo potrebbe portare rapidamente a una numerosità di casi elevata e chiari segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali, senza la possibilità di tracciare l’origine dei nuovi casi. A questo proposito, si rimarca che appare piuttosto improbabile riuscire a proteggere le categorie più fragili in presenza di un’epidemia caratterizzata da questi valori di trasmissibilità. In una situazione simile  potrebbe scattare un lockdown generalizzato con estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico. Inoltre sarebbe facile prevedere anche la chiusura delle strutture scolastiche/universitarie di estensione e durata da definirsi rispetto allo scenario epidemiologico e attivazione della modalità di didattica a distanza sempre ove possibile.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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3 Commenti

  1. Avatar

    Anche in una situazione molto difficile sanitaria ecco spuntare il solito vizio maniacale.
    Gli esperti,.gli innumerevoli scienziati si riuniscono e decidono scenari e.aiutati da innumerevoli d.p.c.m.
    ci propinano, 30 pagine,130 pagine.Sanno molto bene
    tutti che così facendo spalmando responsabilità a dritta
    e a manca.RISULTATO OTTENUTO ancora una volta.

  2. Avatar

    Io sono un lavoratore così detto fragile con patologie di policetemia vera con jack 2 positivo con trombosi profonda alla vena porta etuyte le vie mesenteriche prendo pillole salva vita come Coumadin e ruxolinitib è mai possibile che non c’è un agevolazione per stare a casa fuori facomporto malatttia

  3. Avatar
    Filippo Smriglio

    Gentilissimo Sig. Fabio, Lei rientra nella categoria della stragrande maggioranza delle persone che si sentono soffocate da decreti, notizie alla radio/TV, interviste a politici, a scienziati, a giornalisti e conduttori TV distribuiti nel range tra “chiudere tutto” e “non chiudere”. E in effetti non ha tutti i torti. Gli unici a cui dovremmo credere sono i grandi esperti, gli scienziati, in quanto la Scienza dovrebbe essere, per definizione, obbiettiva. Quindi accetti un consiglio da me: se non conosce la differenza tra “R con zero” ed “R con t” lasci perdere le famigerate 130 pagine e segua pedissequamente e rigorosamente il programma suggerito da “coloro che sanno”: portare la mascherina (deve coprire anche il suo naso), mantenere almeno la distanza fisica suggerita di un metro (mi dia retta, faccia anche più di 2 metri), lavarsi accuratamente le mani ed evitare gli assembramenti (attenzione alla signora della porta accanto). Ci sarebbe anche un secondo consiglio: non ascolti i politici specialmente se sono della corrente per cui lei simpatizza. Infatti a) sono troppo interessati e b) essendo generalmente di cultura economica, umanistica, sindacale o altro, hanno una scarsa conoscenza del significato scientifico dei numeri.
    Per esempio, qualche giorno fa l’Onorevole Meloni, una signora veramente attiva, combattiva e di indubbia grande intelligenza, ha portato avanti il seguente ragionamento: “…ma, se l’età media dei malati gravi è di 80 anni, perché devono chiudere le palestre che sono frequentate da giovani?”. Discorso chiaro che non fa una piega! Ebbene, tanto per precisare, per avere un’età MEDIA di 80 anni sarebbe necessario anche un gran numero di contagi di individui novantenni, centenari e molto oltre. Ma con la parola “media” voleva indicare l’inizio dell’età della zona in cui il coronavirus è terribilmente più attivo, la quale poi non è quella a partire dagli ottantenni, ma dagli ultra sessantacinquenni! E poi le palestre oggi sono frequentate da persone di tutte le età, sono ambienti chiusi anche se grandi, e in pratica costituiscono un assembramento di moltissime persone in attività motoria (quindi niente mascherine), in cui sono presenti servizi comuni (spogliatoio, bagno, doccia ecc.). E, come se non bastasse, la componente giovane della palestra in caso di contagio può produrre individui asintomatici che sono i “diffusori” più temibili.
    Probabilmente sono stato chiaro, ma Sig. Fabio, la lascio con questa mia esperienza di domenica 8 nov 20: mi trovavo sul lungomare di Fiumicino/isola sacra verso mezzogiorno. E’ un viale di 2 km a senso unico con su un lato una lunga serie di ristoranti e sull’altro un vialetto, una pista ciclabile e un muretto che si affaccia sulla spiaggia. Ebbene su quest’ultima parte era presente un altrettanto lunga serie di “gruppi di persone di tutte le età” con zero mascherine sul volto, distanza quasi intima ecc. ecc. ecc. che, inoltre, ostruivano la pista ciclabile mentre famiglie in bici con bambini dovevano aggirarli. La stragrande maggioranza di questi individui era tutta gente che, all’insegna del detto “mo vado a Fiumicino a famme na magnata de pesce”, aspettava il proprio turno al ristorante. Ovviamente ho rinunciato alla passeggiata. E con questo la saluto cordialmente.

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