Home / Sicurezza Alimentare / Caraffe filtranti: un`indagine dice che tolgono il cloro, un po` meno le altre sostanze. La questione dell`eventuale rilascio di sostanze del filtro

Caraffe filtranti: un`indagine dice che tolgono il cloro, un po` meno le altre sostanze. La questione dell`eventuale rilascio di sostanze del filtro

Le caraffe filtranti servono davvero? Se lo chiede 60 millions des consommateurs, il mensile francese di test comparativi, pubblicato dall’Istituto nazionale del consumo, che ha condotto nel mese di giugno un’indagine sull’efficacia e la sicurezza di otto dispositivi. L’argomento è anche di stretta attualità in Italia, dove continuano le indagini delle procure e le polemiche tra produttori di caraffe e produttori di bottiglie di acqua minerale.

La domanda è sempre la stessa: caraffe sì o caraffe no? Periodicamente, qualcuno torna sulla questione “caraffe filtranti” per l’acqua di casa, nel tentativo di capire se siano davvero utili ed efficaci e, soprattutto, se siano sicure per la salute. Con un mercato che ha ormai preso il volo, del resto, l’operazione è più che legittima: basti pensare che secondo una rilevazione GfK, in Italia nel 2010 sono state vendute 820.000 brocche filtranti. E la tendenza è indubbiamente verso la crescita: nel bimestre gennaio-febbraio 2011 si è infatti registrato un aumento delle vendite del 71% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Parliamo di quei dispositivi che, grazie a un filtro con resine e carboni attivi, promettono di allontanare dall’acqua del rubinetto il cloro (agente disinfettante fondamentale per la depurazione, ma responsabile, talvolta, di un sapore leggermente sgradevole) e altre sostanze (minerali, nitrati, nitriti, metalli, addirittura pesticidi). La rivista 60 millions de consommateurs, tramite test specifici condotti in laboratori specializzati, ha valutato sia la capacità di filtrazione di differenti sostanze (metalli, nitrati, nitriti e minerali) sia l’eventuale rilascio di sostanze contenute nel filtro.

Nel complesso, senza scendere nei dettagli che riguardano le singole marche, i risultati ottenuti con questi test dicono che effettivamente filtri e brocche mantengono la loro promessa principale, cioè quella di trattenere il cloro, migliorando ove necessario il sapore dell’acqua di rubinetto. Meno efficienti, e in alcuni casi proprio scadenti, invece, le prestazioni per quanto riguarda le altre sostanze, come zinco, arsenico, magnesio, calcio. Pollice verso, infine, rispetto al rilascio di componenti dei filtri da parte delle brocche: «Nel momento in cui vengono montate, tutte le cartucce esaminate rilasciano nell’acqua tracce di carbone attivo o di resine», si legge sulla rivista.

«Per questo occorre eliminare i primi due litri di acqua filtrata, senza berli» come del resto viene detto nelle istruzioni d’uso. Lo stesso fenomeno tende a verificarsi quando si avvicina la scadenza del filtro, dopo i 28-30 giorni di utilizzo, equivalenti a circa 100-150 litri di acqua. Netto il giudizio della rivista : «Anche se i produttori dichiarano che queste particelle sono innocue per la salute, non è accettabile ingerire sostanze che erano assenti nell’acqua uscita dal rubinetto, prima della filtrazione». Detto ciò il test non evidenzia particolari aspetti di tossicità causati dall’ingestione di  minime quantità di particelle.

Chiaro, comunque, che viene spontaneo chiedersi se il gioco valga davvero la candela. Per il mensile francese, la risposta propende verso il no: «In generale, vale la pena di interrogarsi sull’effettiva utilità di questi sistemi». E tutto sommato se lo chiede anche Massimo Ottaviani, responsabile della sezione Acque potabili e interne dell’Istituto superiore di sanità: «Stiamo parlando di filtri utilizzati applicati per l’acqua del rubinetto, che ha tutte le caratteristiche di potabilità e di qualità necessarie, come stabilito da leggi nazionali e dalle direttive europee emanate sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità». In altre parole il cittadino può stare tranquillo: a parte rarissime eccezioni, l’acqua che esce dal suo rubinetto va bevuta con tranquillità e non necessita di ulteriori trattamenti.

«Certo, in alcuni casi può esserci il problema del sapore: se dal punto di vista organolettico l’acqua di casa non soddisfa, si può anche decidere di optare per questi dispositivi. Ma occorre fare grande attenzione: sono dei veri e propri impianti chimici, e vanno mantenuti in maniera idonea, cambiando i filtri con regolarità, maneggiandoli sempre con le mani pulite, conservando l’acqua filtrata per poco tempo in frigorifero e così via». Lo aveva ricordato anche Il Fatto Alimentare qualche tempo fa, ma il problema è che spesso le indicazioni operative presenti sulle confezioni sono carenti.

Ottaviani ha una risposta pronta anche per chi in questo momento, starà pensando: «Ok, l’acqua trattata dell’acquedotto è sicura per legge, ma che succede se le tubature di casa mia sono vecchie e malandate? Non c’è il rischio che qualche sostanza pericolosa finisca nel mio bicchiere?». In linea teorica il rischio può anche esserci, ma secondo l’esperto dell’Iss la soluzione non sta nei sistemi filtranti: «Filtri e caraffe non sono potabilizzatori, non possiamo sapere a priori se sono davvero efficaci rispetto a eventuali inquinanti. In caso di dubbio, meglio far controllare la qualità dell’acqua che esce dal rubinetto di casa e magari considerare la sostituzione delle tubature». Senza contare che in alcuni casi può bastare qualche semplice accorgimento casalingo per migliorare sapore e qualità dell’acqua, senza spendere nulla (ricordiamo che una caraffa costa tra i 15 e i 20 euro, mentre le ricariche variano da 4 a 6 euro, al mese). C’è troppo cloro? Basta far riposare l’acqua in frigorifero, in un recipiente aperto, per almeno un’ora. E se il problema è il piombo (dovuto a tubature troppo vecchie), la soluzione è far scorrere l’acqua qualche secondo prima di berla.

La questione, comunque, non è di semplice gestione domestica. Lo abbiamo detto: il mercato è ghiotto, è inevitabile che ciascuno cerchi di tirare acqua al proprio mulino, e così in Italia i risultati dell’inchiesta del mensile francese arrivano proprio nel mezzo di una bufera giudiziaria. Tutto è cominciato nel febbraio scorso, quando Mineracqua, la federazione italiana delle industrie di acqua minerale, ha presentato alla procura di Torino un esposto contro alcuni marchi di caraffe come Brita  (leader del mercato) e quelle vendute con marchio Auchan e Coop Viviverde. Il motivo? Secondo Mineracqua, le brocche non solo non migliorerebbero la qualità dell’acqua di casa, ma addirittura la peggiorerebbero, allontanando sostanze utili alla salute e facilitando la proliferazione di batteri. Un giudizio basato sui risultati di alcuni test commissionati dagli industriali delle acque minerali all’Università di Roma Sapienza. L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore Raffaele Guariniello, è in corso e al momento non è possibile avere in merito ulteriori informazioni.

La Brita, la principale azienda accusata, ha naturalmente smentito le accuse punto per punto, riportando in un proprio comunicato stampa anche il giudizio positivo sulle brocche che sarebbe contenuto in un parere espresso il 14 giugno scorso dal Consiglio Superiore di Sanità (CSS), secondo il quale «sulla base delle evidenze scientifiche ad oggi disponibili non risultano effetti negativi sulla salute derivanti dall’utilizzo delle caraffe filtranti». Il Fatto Alimentare ha chiesto conferma del parere al CSS, ma non ha finora ottenuto risposta: nel caso arrivasse, vi terremo aggiornati.
Intanto la battaglia continua, perché nel frattempo anche altre procure hanno aperto fascicoli sulla sicurezza di questi dispositivi.

Valentina Murelli

Foto: Photos.com

 

Guarda qui

A handful of turmeric capsules with the contents of one spilled

Integratori a base di curcuma tutti assolti: nessuna contaminazione. Il ministero della Salute richiede avvertenze per le persone a rischio

Dopo due mesi e mezzo si sono concluse le indagini sugli integratori a base di …

9 Commenti

  1. grande fattoalimentare! sono un possessore di una caraffa filtrante e mi stavo appunto interrogando sull’effettiva efficacia del sistema di filtraggio e sui miracoli che farebbe un aggeggio elettronico di dimensioni 5cmx2cmx2cm come controllo dei valori dell’acqua e controllo della quantità d’acqua filtrata etc. Tutte assurdità.

  2. Sono d’accordo con il consiglio di mettere l’acqua in una caraffa aperta per un’ora al fine di togliere l’aroma di cloro,per i nasi raffinati.
    L’acqua del rubinetto è ottima per la nutrizione ( non lo è per le macchine lavatrici né per le piante ! ) : l’uomo ha un apparato osseo che necessita di calcio e minerali.
    Le acque filtrate o rese molli sono anche potenzialmente dannose ( per es. al cuore … ).
    Siamo l’unico paese europeo ( e forse del mondo…) che abusa di acqua conservata e la paga come se fosse …vino !
    Margit Setari, dietista.

  3. Io proprio non campisco una cosa,si dice sempre che l’acqua del rubinetto e controlla e testata più delle acque minerali, perciò che problema cè se questi filtri non trattengono certi metalli o altre sostanze, allora mi devo preoccupare,la mia acqua del mio acquedotto non è poi cosi perfetta, no? Altri dicono che il filtro mi trattiene tutte le sostanze utili per la salute, i sali minerali,che filtro incredibile secondo loro trattiene e rilascia solo le sostanze che gli fa più comodo a loro. Ricordo a tutti che i classici filtri montati negli impianti delle case sono fatti con la stessa sostanze, carboni attivi(prodotto naturale) e resine speciali per filtrazioni. Detto questo mi sembra palese che i signori delle acque minerali per non perdere i loro soldi hanna iniziato una vera e propria guerra contro queste caraffe. Altra domanda, una bottiglia di acqua aperta da giorni non genera batteri, acqua filtrata e messa nella stessa bottiglia si!!! Mahh, datemi dello stupido ma io ho finito di sbattermi a comprare acqua quando cè l’ho in casa bella comoda.

  4. Io farei a meno di usare le caraffe, ma l’acqua della mia zona contiene zolfo e manganese e non è per niente buona da bere e il sapore non se ne va nemmeno se la si lascia riposare…

  5. Sono indeciso se comprare o meno una caraffa e sto cercando comunque un metodo per purificare l’acqua che è la cosa più importante del nostro corpo. Siamo fatti di acqua!!!

    Vivo a Roma e quando preparo un thè finito di bollire sulla pentola rimane uno strato di polvere di calcare che mi fa paura. E’ imbarazzante. Poi se la manutenzione dell’impianto idrico di ROMA è come quella delle strade mi viene da piangere a pensare cosa bevo…. CHe faccio?

  6. Ciao,
    ho provato a filtrare con una caraffa Laica la coca Cola…il risultato è stato una soluzione lievemente marrone e insapore…devo dedurre che la Coca Cola contiene qualcosa di "strano"? Qualcuno di esperto mi aiuta a capire??
    Grazie!!!!

  7. Considerato che tutto questo casino è stato sollevato dalla federazione degli imbottigliatori d’acqua, direi che è loro interesse andare a cercare il pelo nell’uovo altrui. Davvero potete pensare che una bottiglia d’acqua di plastica, depositata insieme a migliaia d’altre al sole, possa essere meglio di quella che esce dal rubinetto? Che ne sapete di come vengono conservate dai rivenditori o dai trasportatori?

  8. Roberto La Pira

    Gentile Arnaldo, guardi che le bottiglie di acqua minerale non possono essere stoccate al sole, credo proprio che sia vietato

  9. Sig. Roberto, sarà pure vietato dalla legge, ma non sarebbe nè la prima nè l’ultima delle norme non rispettate. Purtroppo certe cose le vediamo tutti!