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Il caffè decaffeinato non è tutto uguale. Confronto tra le dodici marche più diffuse al supermercato: Illy, Hag, Lavazza Dek…

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Tutti i caffè macinati decaffeinati presentano un contenuto in caffeina non superiore allo 0,10%

Il consumatore che, pur celebrando un rito quotidiano, non vuole assumere troppa caffeina sceglie genericamente il caffè decaffeinato. Come avviene per quello normale macinato, anche in questo caso ogni marca ha una sua composizione della miscela e un grado di tostatura che determinano il profilo sensoriale e il gusto. La qualità e la tipologia della materia prima (varietà e provenienza), vale a dire i vari blend di Robusta e Arabica utilizzati, influiscono sul posizionamento del prodotto e sul prezzo.

Per quanto riguarda il metodo di estrazione ormai avviene generalmente con l’anidride carbonica ma non tutte le aziende lo indicano in confezione.

 

Il Fatto Alimentare ha condotto una rilevazione in alcuni supermercati sulle caratteristiche e sui prezzi dei caffé macinati decaffeinati più diffusi (vedi tabelle sotto). Al top c’è il prodotto della Illy, composto per il 100% da arabica e presentato nel formato in lattina da 250 grammi che arriva a costare circa 24 euro euro al Kg. Le miscele più consumate, Hag e Lavazza Dek in pacchetto da 250 g, hanno un prezzo tra i 10 e 12 euro. Le marche del distributore rappresentano per il consumatore una scelta più economica, con prezzi che possono andare da 7 euro ad oltre 10 euro al Kg

 

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Le differenze tra un prodotto e l’altro sono legate alla ricettazione delle miscele

Tutti i caffè macinati decaffeinati presentano un contenuto in caffeina inferiore allo 0,10%, in linea con quanto previsto nel Decreto ministeriale 20/05/1976. Le differenze tra un prodotto e l’altro sono legate alla composizione delle miscele. In genere sulla confezione non viene riportata la composizione della miscela ma in alcuni casi (per esempio per i caffè a marca Despar, Bennet e Carrefour) questa viene indicata con la percentuale tra arabica e robusta. I prezzi dei prodotti a marchio della catena sono in gran parte allineati tra i 9 e i 10 euro al Kg ma si scende a circa 8 euro per il più conveniente, vale a dire Auchan Il meno Caro, che è in pratica un primo prezzo.

Illy è il prodotto più caro ma anche l’unico ad utilizzare una miscela 100% arabica e a scriverlo in etichetta.

 

Naturalmente è difficile uno stretto confronto tra i diversi prodotti non conoscendo in molti casi la composizione specifica delle miscele e le varietà di arabica e robusta utilizzate, più o meno pregiate a seconda del Paese di provenienza, anche perché le ricettazioni sono un patrimonio “segreto” dei produttori. Ma in un Paese con una tradizione di consumo radicata, il primo giudice è proprio il consumatore che sceglie, oltre in base al prezzo, in funzione del proprio gusto.

Claudio Troiani

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tab caffe decaffeinato marche private © Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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8 Commenti

  1. Interessante, speravo però di trovare informazioni sul metodo di decaffeinizzazione che a quanto pare, nella maggior parte dei casi, fa uso di sostanze nocive anche se poi dovrebbero evaporare dal prodotto.
    Magari sarebbe stato utile conoscere quale produttore fa uso di queste sostanze e quale invece utilizza il metodo ad anidride carbonica.

  2. Con tanto di cappello e doveroso riconoscimento per Illy che e´ decisamente il piu´ buono pur se non il piu´ economico, io sprecherei una buona parola anche per quello reperibile da LIDL che e´ 100% arabica, dichiarato in etichetta.

  3. Invece di spiegarci quanto costano i vari caffè decaffeinati sarebbe utile sapere come viene tolta la caffeina se a vapore o con solvente

  4. Bel servizio, grazie. Sarebbe interessante anche aggiungere informazioni sui processi di decaffeninazione adottati dalle varie aziende, per sapere se oltre al caffè beviamo ulteriori additivi chimici. Magari, in un prossimo articolo …

  5. Un consiglio ai consumatori di decaffeinato: scegliete un 100% arabica normale e se potete determinare l’erogazione consumate solo la prima parte del liquido erogato, risparmierete soldi ed eviterete di ingurgitare solventi.

    • Roberto La Pira

      Non è proprio così, i solventi non ci sono perché evaporano a basse temperature e la torrefazione viene fatta a temperature molto alte per cui alla fine non si trova traccia

  6. Questa è la teoria del processo perfetto,nella pratica meglio consumare un prodotto che il solvente non l’ha visto neanche da lontano.