Un test su 14 burger vegetali di Altroconsumo mostra che non basta l’etichetta ‘veg’ per garantire qualità: molti sono ultra processati, e solo uno ottiene un giudizio davvero buono.
I burger vegetali sono nel carrello di vegetariani e vegani ma spesso anche di chi vuole mangiare meglio e ridurre la carne. Ma questi hamburger meritano davvero questa reputazione? Non proprio. Un test di Altroconsumo su 14 prodotti racconta una realtà meno rassicurante: dietro l’etichetta ‘veg’ si nascondono spesso alimenti ultra processati, ricchi di ingredienti e spesso con una quantità di sale esagerata.
Altro che legumi e verdure
L’immagine è quella di un’alternativa naturale alla carne, fatta di legumi e ortaggi. Ma basta leggere l’etichetta per accorgersi che la storia è diversa. La base è quasi sempre composta da proteine di soia (isolate o concentrate), piselli o frumento. Poi arrivano gli oli (girasole, colza, cocco) seguiti da amidi, fibre, aromi e una serie di ingredienti tecnologici indispensabili per imitare consistenza, colore e sapore della carne. Nel test, solo un prodotto (il burger bio NaturaSì agli spinaci) è senza additivi. Tutti gli altri ne contengono almeno uno, e quattro in alcuni casi. La presenza di additivi non è di per sé pericolosa, ma è un indicatore chiaro: siamo di fronte a prodotti altamente trasformati, anche se spesso sono percepiti come “più naturali”.

I valori nutrizionali
Se gli ingredienti raccontano una storia, i valori nutrizionali la confermano. Le calorie e i grassi variano molto, ma il vero punto critico è il sale che oscilla da 0,75 a 1,9 grammi per 100 grammi. Significa che una porzione può coprire fino a un terzo della quantità massima giornaliera raccomandata. Non è esattamente quello che ci si aspetta da un prodotto percepito come ‘leggero’. Anche la presenza di grassi varia: chi usa olio di cocco arriva a 6,5 grammi di saturi per 100 grammi, superando gli hamburger di manzo.
Un altro equivoco riguarda il valore nutrizionale. I burger vegetali vengono spesso presentati come equivalenti alla carne, ma non lo sono. Quelli di carne contengono ferro e vitamina B12, quasi sempre assenti nei prodotti vegetali industriali. Nel test, solo due burger su 14 sono addizionati con B12 e nessuno è fonte di ferro. Anche le proteine variano: in alcuni casi paragonabili alla carne, in altri decisamente inferiori. Il risultato è un prodotto che sembra sostituire la carne, ma non ne replica davvero il profilo nutrizionale.
I migliori e i peggiori del test
Il prodotto che si distingue è il Kioene burger agli spinaci, con 60 punti su 100, che è anche l’unico a ottenere una valutazione complessiva buona e anche miglior acquisto prezzo medio al kg: 12,79 €. Piace per consistenza e per la presenza elevata di spinaci (33%), anche se va considerato comunque un ultra trasformato. Subito dietro, ma in fascia media, troviamo: Garden Gourmet Sensational burger (59/100, prezzo medio al kg 17,46 €), Valsoia burger classico (58/100, prezzo medio al kg 21,22 €), NaturaSì burger spinaci e quinoa (57/100, prezzo medio al kg 25,86 €), Vemondo (Lidl) mini burger spinaci (55/100, prezzo medio al kg 11,33 €). Un dato interessante: tra i migliori compaiono anche prodotti economici dei discount, segno che prezzo e qualità non vanno sempre di pari passo.
Nella parte bassa della classifica finiscono diversi prodotti molto diffusi: Coop Veggie Style (36/100, prezzo medio al kg 17,23), Amadori Veggy burger (36/100, prezzo medio al kg 16,98 €), Conad burger vegetale (38/100, prezzo medio al kg 16,45), Unconventional Burger (40/100, prezzo medio al kg 20,30 €). Delude anche uno dei prodotti più pubblicizzati: Beyond Meat si ferma a 43/100, nonostante il prezzo elevato al kg (20,93 €).
I burger vegetali vengono spesso percepiti come un’alternativa economica alla carne, ma i dati raccontano altro. Nel test, molti prodotti si collocano tra 10 e oltre 20 €/kg, con diversi marchi sopra i 18-20 €/kg. Gli hamburger di manzo freschi 100% carne venduti al supermercato si trovano generalmente in una fascia simile, intorno ai 18-22 €/kg, con prezzi più alti solo per le razze pregiate. Il risultato è che il consumatore paga spesso lo stesso prezzo (o quasi) per un prodotto molto più trasformato. Un elemento che rende ancora più evidente il divario tra percezione e realtà.
Il vero problema
Il test conferma un punto che spesso passa sotto traccia. Non è solo questione di scegliere il migliore. L’intera categoria dei burger vegetali industriali presenta limiti strutturali: sono quasi sempre ultra processati, hanno liste ingredienti lunghe, contengono spesso troppo sale, non equivalgono alla carne sul piano nutrizionale. Il consumatore compra pensando di fare una scelta salutare, ma in molti casi porta a casa un prodotto industriale non molto diverso — per logica — da altri cibi pronti.

Burger vegetali vs hamburger di manzo
Il confronto con gli hamburger di manzo freschi è interessante. Quelli preparati dal macellaio o venduti come “100% manzo” al supermercato contengono un solo ingrediente: la carne. Nessun additivo, nessun aroma, nessun ingrediente tecnologico. Nei burger vegetali le etichette mostrano spesso liste lunghe 15-25 ingredienti, tra proteine isolate, oli, amidi, fibre, aromi e additivi. Il risultato è che un prodotto percepito come sano e ‘naturale’ è in realtà molto più trasformato rispetto a un hamburger di carne fresca.
Va però aggiunto un elemento importante, spesso trascurato nel dibattito. Definire questi prodotti “ultra processati” non significa automaticamente che siano dannosi per la salute. Studi recenti, come quello pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe nel 2023, mostrano che il rischio associato agli alimenti ultra processati non è uniforme: le associazioni più negative riguardano soprattutto prodotti a base di carne e bevande zuccherate, mentre le alternative vegetali non risultano associate a un aumento del rischio.
Allo stesso tempo, è bene ricordare che la carne rossa, spesso usata come termine di paragone (anche in questo articolo), è classificata dalla IARC come “probabilmente cancerogena per gli esseri umani” (gruppo 2A). Questo non significa che debba essere eliminata, ma che il suo consumo dovrebbe essere limitato, come indicano anche le linee guida nutrizionali. In quest’ottica, i burger vegetali vanno considerati per quello che sono: prodotti industriali, non cibi ‘salutistici’, da consumare con moderazione all’interno di una dieta equilibrata — esattamente come avviene per molti altri alimenti, carne rossa inclusa.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare



