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Biologico, prospettive e realtà dei prodotti bio in Italia. Intervista a Mammuccini di FederBio e Bertino di Bio Bank

bio verdura fibre coltivare agricoltura campi Bio organic vegetables on farmer market, farm fresh vegetable box on wooden background, vegetarian food conceptIl mercato del biologico, in Italia, nel 2020 ha raggiunto i 6,9 miliardi di euro (dati Nomisma per Osservatorio Sana). Una quota che si ripartisce in tre grandi fette: l’export vale 2,6 miliardi, le vendite nei supermercati 2 miliardi e tutti gli altri canali – negozi bio, altri negozi, e-commerce, vendita diretta ecc. – 2,3 miliardi di euro. Sono alcuni dei dati presentati nel Rapporto Bio Bank 2020 che descrive l’andamento del settore, considerando sia alimentare che cosmesi, nel 2019 e negli ultimi cinque anni, oltre a dare un panorama del mercato negli ultimi 10 anni.

Seguo il mondo del biologico da quasi trent’anni e l’ho sempre visto crescere – dice Rosa Maria Bertino, co-fondatrice e autrice di Bio Bank –, e penso che questa tendenza sia destinata a continuare. Le vendite nei supermercati in dieci anni sono quasi quadruplicate e nel 2014 hanno superato il giro d’affari dei negozi specializzati, mentre questi rimanevano pressoché costanti. I supermercati quindi non hanno intaccato le vendite dei negozi specializzati, ma si sono ritagliati una loro grande fetta di mercato e adesso sono il principale canale (ne abbiamo parlato anche qui), anche grazie ai prodotti bio a proprio marchio. Questo canale ha permesso la diffusione dei prodotti biologici presso nuove fasce di pubblico che difficilmente sarebbero entrate nei negozi specializzati e che hanno trovato un buon assortimento di alimenti bio a prezzi accessibili. Insomma il bio per tutti.”

etichetta alimenti supermercato donna
In dieci anni le vendite del biologico nel supermercati sono quadruplicate

Il quadro completo relativo alle attività (negozi, ristoranti, e-commerce per gli alimenti, aziende, profumerie e-commerce per la cosmesi) riguarda il 2019 e vede 3.476 attività, con un significativo turnover: in un anno ne sono uscite 500 ed entrate quasi 650. – Continua Bertino. – Tra le attività alimentari è stato il commercio online a crescere di più, con un aumento del 41,6% nel numero di siti di e-commerce, tra il 2015 e il 2019. Andamento che si è confermato in crescita anche nel corso del 2020, a seguito della pandemia. I ristoranti sono invece cresciuti del 20,7%, ma resta da vedere cosa è accaduto lo scorso anno, a seguito delle chiusure forzate. È importante notare che durante la fase acuta della pandemia, nella primavera 2020, gli acquisti di prodotti biologici sono aumentati dell’11%. Non credo che sia un caso, ma piuttosto il segnale che quando si avverte un forte rischio per la salute l’attenzione per il biologico aumenta. La crisi che sta devastando il Pianeta ha messo in luce la nostra vulnerabilità e ci ha insegnato che la nostra salute è legata a quella della Terra.

Crescono gli acquisti e cresce l’indice di penetrazione: 88 famiglie su 100, nel periodo compreso fra agosto 2019 e agosto 2020, hanno acquistato almeno una volta prodotti a marchio bio, mentre erano 86 l’anno precedente e 69 cinque anni fa (dati Osservatorio Sana).

Continuano ad aumentare le famiglie che acquistano almeno un prodotto biologico all’anno

Allo stesso tempo sono aumentate le aree dedicate a queste colture, arrivando a sfiorare i 2 milioni di ettari – quota superata da Spagna (2,35 milioni di ettari) e Francia (2,2), principali produttori bio in Europa – che però ci assicurano il primo posto se consideriamo l’incidenza dei campi a produzione biologica sul totale dei terreni disponibili per l’agricoltura: il 15,8% in Italia, contro una media europea del 7,8%.

Per capire qual è l’interesse del mondo agricolo, quali sono le tendenze e le prospettive, abbiamo sentito Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio.

“L’interesse da parte dei consumatori è evidente, e l’Italia è un Paese vocato alle produzioni biologiche.  – Fa notare Mammuccini – Il Green deal europeo, con le strategie “Farm to fork” e “Biodiversità 2030”, si propone obiettivi molto ambiziosi, fra cui la riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi e degli antibiotici negli allevamenti, entro il 2030; ma anche l’aumento fino a triplicarle delle superfici destinate all’agricoltura biologica, attualmente pari al 7,8% della superfice agricola utile, a livello comunitario. In questo quadro sarebbe lecito aspettarsi scelte importanti da parte del mondo politico per sostenere un settore fondamentale in cui l’Italia è all’avanguardia; fare veri passi avanti in direzione di un rinnovamento ecologico però pare molto faticoso. Tuttora non esiste un piano per la riduzione dei pesticidi e i documenti programmatici del Governo nell’ambito del Recovery Fund (Next Generation EU) non prevedono alcuna azione a sostegno del biologico.”

L’obiettivo della Commissione europea è triplicare le superfici destinate all’agricoltura biologica entro il 2030

Ora le cose stanno migliorando, perché il 13 gennaio la nuova legge sul biologico è stata approvata in Commissione Agricoltura al Senato, quindi, salvo sconvolgimenti politici, potrebbe essere approvata definitivamente entro primavera. Quali sono gli aspetti più interessanti di questa nuova legge?

“Innanzitutto –  precisa Mammuccini – prevede l’istituzione di un tavolo per creare un piano strategico sul biologico. Poi contempla investimenti su ricerca, formazione e informazione, necessari per mantenere una produzione di livello avanzato. Prevede l’istituzione del marchio “Made in Italy Bio” per valorizzare il lavoro degli agricoltori nazionali; la crescita dei consumi vista in questi anni, infatti, è dovuta in buona parte anche all’importazione. Un’altra innovazione importante è il riconoscimento dei Distretti biologici: organizzazioni territoriali in cui una pluralità di soggetti differenti, sia pubblici che privati, contribuisce allo sviluppo locale, partendo dai valori dell’agricoltura biologica. Sono iniziative già in atto (per esempio nel Cilento, in Val di Vara e nel Chianti classico) in cui si creano circoli virtuosi fra cittadini e agricoltori, con effetti positivi generalizzati.”

“La nuova legge prevede anche la creazione di un piano sementiero, per garantire sementi adatte alle produzioni biologiche, – continua l’esperta – e la creazione di organizzazioni di operatori che permettano di coordinare al meglio il settore. In particolare organizzazioni interprofessionali che coinvolgano i diversi attori per tutelare l’intera filiera: produttori, trasformatori, distributori ecc. Solo in questo modo sarà possibile dare ai consumatori quelle garanzie che si aspettano da un settore che viene scelto per una questione di cambiamento e di fiducia.”

Cosa pensa FederBio della nuova Pac (politica agricola comune), approvata in ottobre 2020?

“Siamo critici, perché in questi mesi è emersa un’urgenza verso una transizione ecologica dell’agricoltura, in linea con gli obiettivi del Green deal. – Dice Mammuccini – La nuova Pac prevede invece che le sovvenzioni saranno ancora per la maggior parte distribuite “a pioggia”, senza considerare la sintonia delle aziende con valori di tipo ecologico, ma semplicemente in base alla superficie. Da qui a giugno, attraverso la triangolazione tra Commissione, Consiglio e Parlamento Europeo, ci sarà un’ulteriore discussione e speriamo che possano essere introdotti criteri più stringenti. Siamo in una fase di cambiamento e se ci muoviamo nella direzione giusta possiamo avere risultati importanti. Il settore agroalimentare potrebbe avere un ruolo di primo piano per la ripresa di diverse aree del nostro Paese.”

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9 Commenti

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    Uhm, siamo veramente sicuri che l’agricoltura biologica “faccia bene” al pianeta? Se tutta l’agricoltura italiana diventasse biologico il nostro deficit commerciale nei prodotti agricoli primari aumenterebbe considerevolmente, e trasferiremo all’estero domanda di terreni agricoli, con conseguente deforestazione…
    Vogliamo incentivare l’agricoltura bio in Italia? Ok, ma allora spingiamo su innovazione e ammodernamento delle aziende e, soprattutto, su ricerca e OGM!

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    Capisco i dubbi espressi nel commento precedente e in parte li condivido ma parlare di innovazione e ricerca è uno degli obiettivi anche dei sostenitori delle coltivazioni bio.
    Non vorrei però si dimenticasse che l’idea biologica è un movimento non confinato solo alle coltivazioni vegetali ma molto più vasto e onnicomprensivo.
    Se la terra ci serve per fare biocarburanti o mangime per allevamenti stile intensivo, se continueremo a lasciare frutti e prodotti sui terreni a marcire perchè non commerciali o non speculabili…….. allora lo spazio non ci basterà mai e non risolveremo i problemi ambientali, di fertilità e di avvelenamenti diffusi.
    Gli OGM mi lasciano diffidente, c’è ogm e ogm siamo d’accordo e sugli ultimissimi miracoli della genetica non mi pronuncio per mia mancanza di evidenze certe, e siamo d’accordo che i coltivatori hanno sempre fatto incroci arditi ma secondo me tra i sostenitori delle modifiche genetiche circolano false “verità”.
    Da uno dei miei molti e immancabili link:
    https://www.wired.it/scienza/ecologia/2016/09/19/omg-insetticidi-diserbanti/?refresh_ce=

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    Per curiosità sono andato a pescare il rapporto “Bio in cifre 2020”. Al 2019 le superfici biologiche hanno raggiunto in italia i 2 milioni di Ha (dei quali quasi la metà connesse a prati / pascoli / foraggere), e rappresentano quasi il 16% della SAU totale. La cosa che mi fa dare di matto è che nel rapporto sono presenti dati dettagliati sulle superfici colturali regionali, sulle importazioni, ma NON sulle produzioni. Se riesco a sapere che importo 64000 t di cereali bio, perché non so quanti ne produco in Italia? i 326000 ha a cereali quanto hanno prodotto? esistono dati?

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      Valeria Balboni

      Gentile shadok, ho chiesto infrmazioni a Roberto Pinton, esperto di produzione biologica, e questa è la sua risposta:

      L’informazione sulle rese di campagna rimane nel fascicolo aziendale di ciascun operatore e non è ancora gestita a livello di banca dati aggregata.
      Ovviamente è verificata nell’ambito dell’attività ispettiva presso ciascuna azienda per accertare la coerenza tra superfici e produzioni ottenute (l’ispezione in loco comprende check della tracciabilità e del bilancio di massa dell’operatore).

      L’informazione sarebbe sostanzialmente neutra ai fini del controllo (che avviene azienda per azienda sui valori effettivi e non su valori “medi”), ma sarebbe preziosa per la pianificazione, le programmazioni colturali e le analisi di mercato; non a caso le organizzazioni del settore hanno più volte chiesto al ministero di potenziare in questo senso il servizio informativo.
      Con tutta probabilità si dovrà tuttavia attendere l’applicazione del nuovo regolamento n.848/2018 (inizialmente prevista per l’1.1.2021, poi slittata a causa COVID al 1.1.2022), che conta molto sulla digitalizzazione delle informazjoni.

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    Mi aggancio in un certo senso al commento di Shadok; sul web e in libreria si trovano opinioni di divulgatori/scienziati che non sarebbero d’accordo sulla “superiorità” del metodo biologico rispetto al tradizionale sia per la qualità del prodotto (visto che il prodotto finito deve sottostare alle stesse norme), ed anche dal punto di vista ambientale , visto che comunque anche nel bio si possono utilizzare prodotti di sintesi. Visto che si parla di ambiente mi piacerebbe sapere se ci sono fonti e dati certi (..abbastanza certi) che potrebbero consigliare l’acquisto di prodotti bio nell’ottica ambientalista.
    Grazie

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      mi fa piacere che il sig. Riccardo abbia voglia di informarsi sulla sostenibilità ambientale dei prodotti biologici e, spero, possa gradirli, magari non solamente fornendosene presso i canali canonici del commercio, ma anche direttamente dai produttori, così da apprezzarne anche la filosofia e la passione vissute sui campi. vorrei solo far rilevare che se i prodotti convenzionali rispettano ampiamente i limiti di legge con i loro residui chimici, ciò non vuol dire che si possano trascurare le relative capacità di accumulo nel nostro organismo, i cui effetti fino ad oggi sono ancora sconosciuti, perché poco studiati. a mio modo di vedere, meglio prevenire che dover curare…

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    Valeria Balboni

    Gentile Riccardo, per quanto riguarda la qualità dei prodotti biologici, alcuni studi hanno messo in evidenza una maggior ricchezza in alcuni micronutrienti, ma in linea di massima non si ritiene che esistano importanti differenze nutrizionali in confronto con i prodotti convenzionali.
    I report annuali ufficiali sui residui di pesticidi nel cibo (https://ilfattoalimentare.it/stop-pesticidi-legambiente-fitofarmaci.html) mostrano però che la presenza di questi sui prodotti biologici è molto più bassa che nei prodotti convenzionali. Alcuni lavori internazionali (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31861431/) parlano di effetti positivi per la salute, ma è difficile dimostrare una correlazione causale.
    Certo è che i prodotti ortofrutticoli biologici nella maggior parte dei casi sono meno “forzati”, più spesso freschi e legati alla stagionalità, soprattutto se acquistiamo dai produttori piuttosto che nei supermercati.
    Per quanto riguarda l’ambiente, numerose ricerche dimostrano che questo sistema di coltura permette di sfruttare il suolo in modo sostenibile, mantenendo le caratteristiche di fertilità e la microfauna associata. Ne abbiamo parlato qui: https://ilfattoalimentare.it/agricoltura-biologica-ambiente-ispra.html, ma esistono tanti lavori sull’argomento.

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      Riccardo Doroni

      Grazie per la risposta, sapevo che i prodotti biologici presentano minor residui, ma è vero anche che i prodotti convenzionali rispettano ampiamente i limiti di legge. Per quel che mi riguarda credo che l’aspetto ambientale sia centrale, sperando che vi siano studi sempre più numerosi a dimostrarcelo.

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      Valeria Balboni

      Roberto Pinton aggiunge qualche riferimento bibliografico:

      Martina Bavec and Franc Bavec (April 17th 2015).
      Impact of Organic Farming on Biodiversity,
      in Biodiversity in Ecosystems – Linking Structure and Function,
      Edited by Yueh-Hsin Lo, Juan A. Blanco and Shovonlal Roy
      IntechOpen, DOI: 10.5772/58974.
      Available from: https://www.intechopen.com/books/biodiversity-in-ecosystems-linking-structure-and-function/impact-of-organic-farming-on-biodiversity

      Tiziano Gomiero, 2015.
      Effects of agricultural activities on biodiversity and ecosystems: organic versus conventional farming,
      Chapters, in: Guy M. Robinson & Doris A. Carson (ed.),Handbook on the Globalisation of Agriculture, chapter 3, pages 77-105, Edward Elgar Publishing.
      https://ideas.repec.org/h/elg/eechap/14699_3.html

      Gomiero, Tiziano , Pimentel, David and Paoletti, Maurizio G.(2011)
      Environmental Impact of DifferentAgricultural Management Practices: Conventional vs. Organic Agriculture,
      Critical Reviews in Plant Sciences, 30: 1, 95— 124
      DOI: 10.1080/07352689.2011.554355