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Biologico, supermercati in testa: metà delle vendite nella grande distribuzione. I dati del quarto Focus Bio Bank

focus bio bank biologico supermercatiI supermercati sono diventati il canale di vendita trainante per il biologico. Lo certificano i dati di Bio Bank, la banca dati del mondo del biologico in Italia, che ha pubblicato il suo quarto Focus dedicato proprio alla grande distribuzione e ai negozi specializzati. Un settore in continua crescita, quello dei prodotti bio, che nel 2020, nonostante la pandemia e la crisi che ha generato (o forse proprio per questo motivo) ha visto un aumento dell’11% nelle vendite, con una quota importante nei supermercati.

Quasi la metà delle vendite di prodotti bio (47%) avviene ormai nella grande distribuzione, con una crescita notevole, se pensiamo che nel 2011 solo il 27% degli acquisti era effettuato in un supermercato. Il giro di affari per i supermercati si aggira intorno ai 2 miliardi di euro nel 2020. Di conseguenza, calano in maniera speculare le vendite nei negozi specializzati, che passano dal 45% di nove anni fa al 21% di oggi.

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La quota del mercato del biologico assorbita dai supermercati ha raggiunto il 47% del totale, contro il 21% dei negozi specializzati

Anche se il ritmo di crescita del biologico nei supermercati non è più a doppia cifra come negli anni passati, continuano ad aumentare le vendite (+2% nel 2019 e +5% nell’anno corrente) e a moltiplicarsi i prodotti bio con il marchio del distributore (+8% nel 2019, ultimo anno in cui sono disponibili i dati). Sono poco meno di 4.700 i prodotti biologici presenti sugli scaffali e 26 le catene con una propria linea bio censiti nel 2019. Coop si aggiudica il primo posto con 750 referenze bio a marchio, seguita da Esselunga con 485 e Pam Panorama con 366. Ci sono poi nove catene con meno di 100 prodotti a marchio, soprattutto discount, e otto con cibi equosolidali nell’assortimento.

Per quanto riguarda i negozi specializzati, nel 2019 ne sono stati censiti 1.339 (-1%), con un elevato ricambio: per 200 nuovi punti vendita censiti, altrettanti sono usciti dalla rilevazione. Cala la quota di negozi legati a catene, che sono il 42% del totale, mentre un altro 35% di esercizi indipendenti aderisce a programmi promozionali: ciò significa i negozi aggregati, a una catena o un programma promozionale, sono più di tre quarti del totale. La Lombardia è la Regione in cui si trovano più punti vendita (225), seguita da Veneto (149) e Piemonte (123). Il giro d’affari dei negozi quest’anno è stimato intorno a 924 milioni di euro, con un aumento dell’8% rispetto al precedente.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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